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A Single Man
di Tom Ford
Esistenzialismo "da indossare"


a single man
Tit. originale: id.
Regia: Tom Ford
Soggetto: “Un uomo solo” di Christopher Isherwood
Interpreti: Colin Firth, Julienne Moore, Matthew Goode, Nicholas Hoult, Ginnifer Goodwin
Produzione: Tom Ford, Andrew Miano, Robert Salerno, Chris Weitz per Artina Films, Depth of Field, Fade to Black Productions
Distribuzione: Archibald Film
Origine: Usa, 2009
Durata: 95 min.
Uscita nelle sale: 15 gennaio 2010

Los Angeles, 1962. George Falconer (C. Firth), professore di letteratura inglese al college, non riesce a risollevarsi dopo la scomparsa del compagno Jim (M. Goode). Appesantito dalla sofferenza e dalla solitudine che è costretto a patire ogni giorno, George decide organizzare diligentemente il suo suicidio. Tuttavia egli non riesce a portare a termine il piano; a fargli rimandare questa decisione sono l’amica Charley (G. Moore) innamorata di George, e Kenny (N. Hoult), uno studentello dallo sguardo languido. Sullo sfondo della crisi privata, in pieno clima di Guerra Fredda, c’è la cosiddetta “crisi dei missili di Cuba” causata dal conflitto tra USA e URSS.
La pellicola ha vinto il Queer Lion Award (miglior film con "Tematiche Omosessuali & Queer Culture"), e Firth si è aggiudicato la Coppa Volpi come miglior interprete maschile alla 66ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.
colin firth
A Single Man è un film perfetto; ma questo non ha nulla a che vedere con il fatto che sia un bel film.
Perfetta è la fotografia calda di Eduard Grau; perfetta è la musica composta da Shigeru Umebayashi (In the Mood for Love e 2046); perfetta è la bellezza degli attori; perfetta è infine l’architettura delle ambientazioni. La perfezione è ricercata nei particolari dei volti e negli occhi dei personaggi, nei ricordi del protagonista e nella superficie delle immagini. Insomma, ogni elemento scenico è studiato per comporre una certa idea del bello, quella canonica dei giorni nostri, calata nell’America golden age, nel sogno dell’era kennediana, colma di illusioni e di futili speranze, che presto si sarebbe rivelata un incubo.
La perfezione è, dunque, mera forma.
La vacuità della forma non è, però, fine a se stessa, perché essa è lo specchio in cui si riverbera l’immagine di un uomo solo, prigioniero in una casa di vetro. Le scene acquatiche sono gli unici momenti in cui l’animo si libera dalla pesantezza del vile corpo che fluttua tra le onde.
A Single Man, in generale, è una formula ossimorica che continuamente mette in relazione vita, etica ed estetica: la fredda sensualità del corpo immerso nell'acqua è ripresa nell’eterno istante in cui George si trova in bilico tra la vita e la morte.
Il tema dell’omosessualità emerge da una riflessione sulla poesia di John Keats. George cerca di spiegare ai suoi alunni che la violenza, da parte della società nei confronti di chi è diverso, trova una sua giustificazione d’esistere nel demone della paura che alimenta l’ignoranza. Tale riflessione, però, è ridotta a un sermone imbarazzante che mette subito in moto gli ormoni del giovane Kenny.
Tom Ford fa tesoro della sua esperienza di stilista per ricreare l’atmosfera di un lungo spot fatto di abiti griffati e di interni curati in ogni minimo particolare con una ricercatezza formale quasi viscontiana; non c’è niente fuori posto che offenda l’occhio. Come dire, impara l’arte e mettila da parte!
Il romanzo di Christopher Isherwood viene adattato a una visione esistenzialista (contenuto), raccontata attraverso le immagini della moda (forma).
Il doppiaggio è pessimo, ed è un vero peccato, perché nel film c’è un impiego massiccio della voce-over (in italiano la voce è di Massimo Lopez, e questo la dice lunga!).
A Single Man è dedicato a coloro che credono nel potere taumaturgico del bello.
Colin Firth non è mai stato così affascinante.

doris cardinali
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