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Berlinale 2010 - 2
Shutter Island, Submarino e il sangue facile di Zhang Yimou
13, 14 e 15 febbraio


Il 13 febbraio ha avuto luogo la presentazione di un altro film molto atteso: Shutter Island di Martin Scorsese.
shutter
Anno1954. Due agenti americani Teddy Daniels e Chuck Aule (Leonardo di Caprio e Mark Ruffalo) si recano all’ospedale psichiatrico di Shutter Island per scoprire cosa si celi dietro la scomparsa di un paziente. L’ambiguo direttore dell'ospedale (Ben Kingsley) si trova davanti a un duro faccia a faccia con Daniels che presto scoprirà che ogni cosa non è come appare: pazienti e medici interferiscono con l’indagine ed emergono gli inquietanti ricordi del poliziotto.
Shutter Island, tratto dall’omonimo racconto di Dennis Lehane, è un lungo e delirante incubo fatto di flashback e di allucinazioni. Un thriller claustrofobico in cui il regista semina, però, troppe tracce, per giocare con lo spettatore al gatto col topo, ma riuscendoci solo in parte, perché il finale giunge alla conclusione più scontata.
Tuttavia, la coppia Scorsese-di Caprio funziona alla grande e l’interpretazione dell’attore hollywoodiano impressiona per la bravura e per l’espressione adirata e dolorante che dipinge sul volto del suo personaggio. Molto bravo anche Mark Ruffalo. Stupenda la fotografia di Robert Richardson e perfetta la colonna sonora.
Dalla Danimarca con furore giunge alla Berlinale il bellissimo Submarino di Thomas Vinterberg; un dramma famigliare intriso di tormenti e di violenza. Il tosto regista di Festen (1998), uno degli ex-discepoli della setta cinematografica Dogma 95, ritorna sul tema dell’espiazione e si interroga se ci sia una strada, in questo mondo, possibile che conduca alla redenzione.
vinterberg
Ieri, 14 febbraio, la giornata si è aperta al Postdamer Palast – la Sala Grande – con l’ultimo film di Zhang Yimou: A Woman, A Gun And A Hoodle Shop, liberamente ispirato a Blood Simple dei fratelli Coen. Questo film ricorda anche un po’ The Mexican.
La storia è ambientata in un improbabile deserto roccioso che sembra fatto di cartone, in cui si incrociano le vicende di sei personaggi assurdi coinvolti in una serie di eventi surreali e fin troppo equivoci.
La pellicola ha un umorismo tutto suo che, però, è stato molto apprezzato in sala, chissà perché… Zhang Yimou non è, infatti, al massimo delle sue qualità registiche, e si percepisce che si diverte un mondo, ma il film risulta troppo demenziale e “radical-kitsch”.
zhangyimou
A seguire, Greenberg con Ben Stiller, presente alla serata di gala, che narra la vicenda incentrata su un uomo alle prese con la sua vita intricata. Greenberg è in crisi esistenziale, ha perso il lavoro ed è incapace a trovare qualcosa di meglio per sé. Egli accetta pertanto di trasferirsi nella casa del fratello minore – che vive a Los Angeles – dove ritrova un vecchio amico, Ivan, con il quale non condivide più tanto, e inizia a frequentare Florence, aspirante cantante, nonché assistente del fratello, con la quale l’uomo instaura una relazione difficile.
Bravo Stiller, ma la regia è troppo lenta e sembra non arrivare mai al punto. Degna di nota la colonna sonora.
Il re della giornata è stato lo strepitoso documentario, fuori concorso, del misterioso Banksy che racconta la filosofia metropolitana e artistica dei genialoidi e pazzoidi artisti di graffiti. Irriverente e molto ironico il documentario accorpa un pastiche di riprese amatoriali alternate alle interviste in cui si presentano gli esponenti di questa neo-neovanguardia; gli artisti raccontano il proprio percorso artistico, dalle strade urbane, in cui nascono illegalmente i graffiti, al mercato dell’arte, fino alla loro conseguente istituzionalizzazione.
Oggi, invece, 15 febbraio, è stato presentato il film giapponese Caterpillar che rappresenta gli orrori e i traumi comportati dalla seconda guerra mondiale in Giappone, assumendo a modello il caso esemplificativo di un eroe di guerra che ritorna a casa dalla moglie privo di braccia e gambe. Un racconto sconvolgente e raccapricciante, forse, eccessivamente ossessivo, che punta a mettere in rilievo il ruolo di vittima di chi, alla fine, ha perso la guerra e col quale i giapponesi si sentono fortemente empatici.
Molto apprezzato è stato anche l’ultimo film di Ferzan Ozpetek, Mine vaganti, con Riccardo Scamarcio e Alessandro Preziosi. No comment!

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