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Io, Don Giovanni
di Carlos Saura
"Non si pasce di cibo mortale..."


Don Giovanni
Tit. originale: id.
Regia: Carlos Saura
Interpreti: Lorenzo Balducci, Lino Guanciale, Emilia Verginelli, Tobias Moretti, Ennio Fantastichini, Ketevan Kemolidze, Sergio Foresti, Borja Quiza, Carlo Lepore, Francesca Inaudi, Franco Interlenghi, Cristina Giannelli
Produzione: Edelweiss Production
Distribuzione: Lucky Red
Origine: Austria, Italia, Spagna 2009
Durata: 127 min.
Uscita nelle sale: venerdì 23 ottobre 2009

Venezia 1763. Lorenzo Da Ponte (L. Balducci), battezzato a dieci anni, affinché il padre possa convolare a nuove nozze con una cristiana, assume il cognome del vescovo che gli ha impartito il sacramento, pur senza rinnegare né la sua fede autentica, quella ebraica, né il suo scetticismo nei confronti della Santa Sede. Lorenzo, pur essendo un sacerdote, viene influenzato nei comportamenti sediziosi dall’amico e mentore Giacomo Casanova (T. Moretti) e intellettualmente ispirato dal pensiero illuminista francese. Denunciato da un tipografo, messo sotto tortura, per aver pubblicato versi ingiuriosi contro la Chiesa, Da Ponte viene condannato a quindici anni di esilio dall’Inquisizione veneziana e si rifugia a Vienna, raccomandato al compositore dell’imperatore, Antonio Salieri (E. Fantastichini), da Casanova. Nella capitale della musica, Lorenzo incontra il geniale Mozart (L. Guanciale), insieme al quale inizierà una brillante collaborazione che li porterà a lavorare nuovamente insieme, dopo il successo de Le Nozze di Figaro, a un progetto ambizioso e moralmente sconveniente. Scisso tra la passione di un subdolo soprano (K. Kemolidze) e l'amore di una giovane virtuosa (E. Verginelli), Lorenzo Da Ponte scrive il libretto del Don Giovanni, purificandosi così dal suo passato di libertino.
Quando si hanno manie di grandezza inversamente proporzionali alle risorse intellettuali che si hanno a disposizione, si rischia di naufragare assieme all’ambizioso progetto etico ed estetico con cui ci si vuole misurare. Risulta pertanto vero che "non si pasce di cibo mortale/ chi si pasce di cibo celeste".
Don Giovanni-Da Ponte
Questo è il caso dell’ultimo film di Carlos Saura. Il regista, infatti, si dimentica, o ignora volontariamente, il contesto culturale, in cui nasce il Don Giovanni, che è invece indispensabile per comprendere l’intento poetico che sta alla base di questa magnifica e controversa opera lirica.
Come Mozart anche Da Ponte aveva respirato il clima culturale massonico. La massoneria, che nel XVIII secolo si stava diffondendo in tutta Europa, era un’associazione segreta con intenti culturali e politici ben differenti da quelli assunti nella contemporaneità.
Gli adepti di questa associazione, infatti, univano le forze per il raggiungimento del bene collettivo; si trattava di una fede non ortodossa di matrice cristiana, ma che accoglieva influssi pagani e orientaleggianti in voga nell’Europa settecentesca, e che auspicava la realizzazione di ideali assai conformi a quelli degli illuministi francesi, che sarebbero in seguito sfociati nella Rivoluzione del 1789.
Per questo motivo il Don Giovanni, come Così fan tutte e Le Nozze di Figaro, rimarcano non solo i valori illuministi, ma anche la necessità di occuparsi dell’arte in quanto miglioramento di se stessi. Il tema del travestimento (maldestramente messo in scena da Saura) che caratterizza Don Giovanni, anti-eroe per eccellenza, è simbolo dell’“immobilità ossessiva in cui elementi interpretativi si legano al mondo simbolico della massoneria” e in cui la musica stessa – al pari dei versi di Da Ponte – segnala “i momenti cruciali e indica che si tratta di un rito alchemico, di un’iniziazione alla vita, alla società, alla cultura e all’arte” (L. Bramani).
Difficile dimenticare il Mozart di Miloš Forman (Amadeus, 1984), anche se l’interpretazione di Lino Guanciale – nei panni del celeberrimo compositore austriaco – non è del tutto spiacevole, e la forza emotiva delle immagini generate dalle note mozartine che si respira nella pellicola del regista ceco.
Ottima l’interpretazioni di Tobias Moretti (visto in Jud Suß), ma micidiali gli accenti degli altri attori, in particolar modo quando cercano di leggere Dante, e deludente il Salieri di Ennio Fantastichini. Molto bella la fotografia, e suggestiva la scena dei titoli di testa, girata in una spettrale Venezia settecentesca.
Infine, il discorso trito e ritrito sul rapporto cinema e teatro, arte e vita, lascia spazio a un grande sbadiglio.
Anziché essere un "vorrei e non vorrei" il film di Saura risulta piuttosto un "vorrei, ma non posso".

doris cardinali
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