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Il Profeta
di Jacques Audiard
Non è sempre vero il detto "nemo propheta in patria"


profeta
Tit. originale: Un prophète
Regia: Jacques Audiard
Interpreti: Tahar Rahim, Niels Arestrup, Adel Bencherif, Reda Kateb, Hichem Yacoubi, Gilles Cohen, Pierre Leccia, Jean-Philippe Ricci, Antoine Basler, Leïla Bekhti, Foued Nassah, Jean-Emmanuel Pagni, Frédéric Graziani, Slimane Dazi
Produzione: Chic Films, Page 114, Why Not Productions
Distribuzione: BIM Distribuzione
Origine: Francia, 2009
Durata: 149 Min

Replica: Arena Estiva - Parco Pareschi, 3 agosto 2010


Il diciannovenne Malik Ed Djebena (T. Rahim), condannato a sei anni di prigione, entra in carcere con l’animo candido di un giglio: accetta forzatamente la protezione di un mafioso corso (N. Arestrup), dopo aver commesso un omicidio come rito d’iniziazione. Pian piano Malik amplia le sue conoscenze ed entra nel giro dei traffici gestiti da varie bande, mentre impara a leggere e a scrivere. Dalla scuola egli apprende un metodo e impara da autodidatta il dialetto franco-italiano della Corsica, un’arma che obbliga il capo corso a tener conto di lui; inizia a capire le necessità degli arabi e a trattare con i marsigliesi; ma in mezzo a tanta violenza il giovane si affeziona all’amico Ryad (A. R. Dafri). Il ragazzo assimila tutto rapidamente e, dopo aver portato a termine alcune missioni illecite durante le uscite per buona condotta, Malik si conquista la fiducia dei corsi e si serve della sua astuzia per sviluppare discretamente la sua rete di interessi.
Il Profeta “stigmatizza la prigione come metafora della società, parziale e aggressiva”, e infatti si tratta del viaggio iniziatico di un apprendista di galera che, durante i suoi sei anni di detenzione, farà di tutto per migliorare la sua vita, uscendone più sicuro rispetto a prima; la mdp. inoltre assume qui il compito di pedinare con inquadrature mozzafiato il personaggio senza mai lasciarlo (Mathieu Menossi – evene.fr).
L’autore di Sulle mie labbra (2002) e dell’eccezionale Tutti i battiti del mio cuore (2005), sembra in questa pellicola avere le idee un po’ confuse circa le qualità profetiche del suo protagonista – davvero basta sognare un cervo che attraversa la strada per arrivare al cuore di questa sorta di melting pot malavitoso? – e sulla sceneggiatura, piuttosto lacunosa, nonostante sia stata scritta assieme a Thomas Bidegain, Abdel Raouf Dafri e Nicolas Peufaillit.
Nella regia di Audiard si avverte pertanto un’insormontabile fatica nel far quadrare i conti e quel che spesso sembra un non detto, finisce per restare sulla superficie calma dei più banali sofismi morali.
Nostalgicamente non si può non operare un paragone con altri film ambientati in carcere di livello nettamente superiore, come Papillon, Fuga da Alcatraz, il bellissimo Le ali della libertà, Il miglio verde e lo struggente Dead Man Walking.
Buona la colonna sonora, bravo comunque l’attore principale Tahar Rahim nel ruolo del “profeta”.
Curiosamente il titolo originale, Un Prophète, è stato tradotto mettendo l’articolo determinativo “Il”, andando a confondere ulteriormente la metafora del film: si tratta di un profeta, nel senso di uno dei tanti o del profeta che segnerà la sorte della società in cui viviamo?

doris cardinali
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