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Shrek 4 - E vissero felici e contenti
di Mike Mitchell
L'ultimo capitolo della saga


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Tit. originale: Shrek Forever After
Regia: Mike Mitchell
Interpreti: Mike Myers, Eddie Murphy, Cameron Diaz, Antonio Banderas, Walt Dohrn, Julie Andrews
Produzione: DreamWorks Animation, Pacific Data Images
Distribuzione: Universal Pictures
Origine: Usa, 2010
Durata: 93 min.
Uscita nelle sale: 25 agosto 2010

Nel terzo episodio della tetralogia dedicata all’orco più brutto del mondo, Fiona e Shrek (C. Diaz e M. Myers – v.o.) sono neo-genitori; l’ultimo capitolo - si spera! - ritrae le ansie familiari: da un lato, attraverso un flashforward, Lillian e Re Harold (J. Andrews e J. Cleese) stanno per firmare una pergamena e cedere il regno al sinistro Tremotino (W. Dhorn), affinché la loro amata figlia Fiona venga liberata dalla torre; dall’altro, mediante un balzo nel tempo attuale, Shrek e la consorte vengono raffigurati durante la routine coniugale. Tuttavia Shrek rimpiange la libertà di un tempo e le sue vecchie abitudini da orco scapolo a tal punto da crollare davanti agli occhi degli invitati, presenti al primo anniversario dei suoi piccoli, mettendo a repentaglio l’idillio famigliare, dopo aver stretto un patto con Tremotino, il quale concupisce il trono di Molto Molto Lontano.
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Quel che si poteva considerare il punto di forza del primo episodio di Shrek, ovvero lo sconvolgimento dei luoghi comuni delle fiabe e la messa alla berlina delle manie che caratterizzano i suoi personaggi, comincia a divenire motivo di debolezza nel terzo capitolo, fino a ridursi, nel quarto episodio, a un pamphlet macchiettistico che alla lunga si rivela pedante e retorico.
Alla mancanza di originalità nella messa in scena, la parodia e le allusioni provenienti dai testi originali, le fiabe, non possono fare più di tanto, vieppiù se si ha a disposzione una sceneggiatura scarna: è stato proprio necessario produrre l’ennesimo sequel?
Tuttavia, la cosa che in assoluto irrita è quel senso bonario e perbenista che discosta l’ultimo episodio dall’idea originaria e irriverente del primo.
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In Shrek 4 mancano, infatti, gag politicamente scorrette e intelligenti, e personaggi accattivanti come lo sono stati la Fata Madrina e il Principe Azzurro nel primo episodio, o il gatto con gli stivali e l’allegra combriccola (composta da Pinocchio, i tre porcellini, il lupo, inappuntabilmente vestito da nonnina, i tre topini ciechi e il malinconico Zenzy) nel secondo, l’unico episodio che pareggia con il primo e, forse, lo supera per la raffinatezza della tecnica animata.
In fondo, anche il terzo episodio non era malvagio, se si pensa all’aggiunta di personaggi psicotici come le principesse – Raperonzolo con tanto di extension, La narcolettica Bella Addormentata, Cenerentola maniaca delle pulizie e dalla personalità scissa, Biancaneve che intona Immigrant Song dei Led Zeppelin – alle quali si affianca un gruppo di adolescenti, tra cui l’emarginato Artie, il vanesio Lancillotto e la snob Ginevra; anche se nel penultimo capitolo si avverte la crisi della saga, alcuni personaggi si rivelano, se non esilaranti, almeno divertenti; ma tale qualità verrà del tutto eclissata, nonostante gli sforzi, nel capitolo finale.
Agli adepti tocca comunque vedere Shrek 4, nonostante l’audacia sia venuta meno.
Inesistente la colonna sonora, altro punto di forza degli altri capitoli; resta pertanto preferibile la versione originale in cui si può godere delle intonazioni perfette degli attori.
Adorabili come sempre Ciuchino e Gatto, doppiato quest’ultimo, in italiano, da Banderas in persona.

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