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Easy Girl
Non fanno più certe commedie come negli anni '80. O sì?
Un film di Will Gluck. Con Emma Stone, Penn Badgley, Amanda Bynes, Thomas Haden Church, Patricia Clarkson. Titolo originale Easy A. Commedia rosa, durata 93 min. - USA 2010. - Sony Pictures uscita venerdì 4 marzo 2011

Easy Girl


La scomparsa di John Hughes ha lasciato il segno nel cuore dei giovani cineasti statunitensi. Dopo Parto col folle che omaggiava, rifacendolo, Un biglietto in due, è il turno di Easy Girl. Teen comedy di ambientazione liceale in cui la protagonista, guarda un po', si lamenta che non vengano più girate commedie come quelle degli anni '80, e che la "sceneggiatura della propria vita” non sia stata curata da John Hughes. Sullo schermo scorrono immagini e citazioni da tante pellicole di quegli anni, dal cult Non per soldi...ma per amore, esordio alla regia di Cameron Crowe, congelato nel fotogramma iconico di John Cusack che regge lo stereo tra le mani e fa ascoltare all'amata “In Your Eyes” di Peter Gabriel, a Sixteen Candles, sino all'immancabile Breakfast Club (il film si chiude con “Don't You (Forget About Me)” dei Simple Minds), riferimenti che ovviamente risulteranno oscuri al pubblico nostrano, ma il film di Will Gluck mira anche a ritrovare la verve e la leggerezza di tocco di quelle commedie. Azzerrando le volgarità e inventandosi una protagonista fuori dall'ordinario, disincantata, cinica, ma sotto sotto terribilmente romantica (la interpreta la brava Emma Stone, una specie di Molly Ringwald degli anni duemila...ma più bella).

In filigrana, ma senza calcare troppo la mano, una riflessione sulla necessità della menzogna nella nostra società, sull'importanza dell'apparire sopra all'essere, sul bigottismo e il puritanesimo (i fondamentalisti religiosi sono però un bersaglio facile) di una cultura, che a parole si dice libertaria e moderna ma nei fatti, dalla seconda metà del secolo scorso ad oggi, non ha fatto molti passi avanti (nonostante i social network permettano al pettegolezzo una più celere diffusione): azzeccata l'idea di aggiornare ai nostri tempi La lettera scarlatta di Hawthorne (1850) con l'eroina di turno che sfida le maldicenze dei compagni di scuola stampigliandosi una fiammeggiante “A” sui vestiti. La regia non c'è, c'è qualche lungaggine di troppo, il film ruota tutto attorno ai dialoghi spumeggianti di Bert V. Royal, che ricordano a tratti lo stile di Diablo Cody, ma soprattutto sono segnati dall'influenza di serial post moderni come Gilmore Girls – Una mamma per amica (la logorrea della protagonista, i riferimenti alla pop culture, spesso intraducibili e di fatti mal tradotti), ma la visione è resa piacevole dal ricco e simpatico cast di contorno, su cui svettano i genitori hippie Stanley Tucci e Patricia Clarkson e Malcom McDowell nel ruolo del preside conservatore (scelta geniale). Non sarebbe guastata però un po' più di cattiveria o precisione sociologica: i film di John Hughes sono ricordati come classici, o comunque commedie sopra la media, poiché conservano (anche gli episodi più frivoli come Una pazza giornata di vacanza) una vena malinconica e un sottofondo di fragilità e anticonformismo (bersagli principali scuola e famiglia) che li rende parenti prossimi del cinema di Richard Linklater e di altri paladini della generazione X dei '90. In Easy Girl tutto ci suona un po' troppo accomodante, buonista, fasullo: dalla famiglia di Olive, non convenzionale certo, ma sempre disponibile nei confronti della figlia, pronta a perdonarle qualsiasi errore, incapace di credere, anche solo per un secondo, alle voci riguardanti la promiscuità della giovane, alle abitazioni, sempre troppo belle e troppo grandi, ai personaggi secondari, decisamente troppo cool e impostati (l'amica sboccata, Todd, il vero amore di Olive) per essere davvero interessanti. Nonostante ciò, viste le commedie neovolgari che infestano le nostre sale, trattasi di acqua fresca, e non ci sentiamo di essere troppo cattivi.

Alex Poltronieri
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