La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele

Oct 01 2011

Internazionale a Ferrara 2011 - Approfondimento

La traversata

di Andrea Mari

Video e parole intorno alla fortezza Europa

L’immigrazione è una storia fatta perlopiù di sconfitte e di speranze deluse, in cui il numero dei sommersi è di gran lunga più alto di quello dei salvati: questo il concetto espresso da Lucia Goracci, inviata del TG3, per introdurre il dibattito sull'immigrazione dall'Africa tenutosi ieri sera a Palazzo Massari, dibattito che si è sviluppato essenzialmente lungo due direttrici: ci si è chiesti, principalmente, se è vero che chi scappa da Paesi come la Tunisia lo fa per disperazione o se invece non ci siano altre motivazioni alla base di queste fughe, e che fine facciano i migranti che sbarcano a Lampedusa e si dirigono poi in vari Paesi europei, soprattutto la Francia.

Alla prima domanda ha cercato di rispondere il giornalista Gabriele Del Grande, il quale ha affermato che l’equazione clandestino uguale disperato è in realtà fasulla, e denota una volta di più una grande ignoranza nei confronti del fenomeno dell’immigrazione: in realtà, ha spiegato Del Grande, molti dei ragazzi che tentano la traversata dal Nord Africa non lo fanno per disperazione o per esigenze di sopravvivenza, ma magari per andare a trovare i parenti che vivono in Francia o da qualche altra parte, o semplicemente perché vedono i loro coetanei europei che possono andare in Tunisia senza alcun problema e si chiedono perché per loro non dovrebbe essere lo stesso se vogliono andare in Europa per un po’. L’ignoranza indotta dalla propaganda politica ha anche fatto sì che in nome della lotta al grande nemico chiamato immigrazione clandestina si giustifichi qualsiasi obbrobrio, come ad esempio i trattamenti disumani ai quali vengono attualmente sottoposti gli immigrati a Lampedusa, e ha finito per provocare tensioni sempre crescenti che ad un certo punto sono esplose: così si è espressa Francesca Zuccaro, responsabile dei progetti immigrazione di Médecins sans frontières, secondo la quale la detenzione sulle navi recentemente attuata a Lampedusa è la spia che segnala come ormai queste tensioni siano diventate pressochè ingestibili. Al dibattito hanno partecipato anche il documentarista etiope Dagmawi Yimer, che ha raccontato la sua esperienza di migrante e ha colto l’occasione anche per denunciare la gravissima stortura rappresentata, dal punto di vista della tutela dei diritti umani, dall’accordo stipulato dall’Italia con l’ormai ex leader libico Gheddafi in merito ai respingimenti dei migranti, e il giornalista di France2 François Renaut, che ha realizzato, insieme alla sua collega Alexandra Deniau (purtroppo assente ieri sera), un reportage su una delle tante traversate che da Zarzis portano gli immigrati fino a Lampedusa.
A rispondere alla seconda domanda, a dirci dunque che fine fanno gli immigrati una volta giunti in Europa, hanno provveduto alcuni dei servizi proiettati in coda al dibattito: in particolare, vanno segnalati per la loro efficacia i reportages di France24, che, seguendo da vicino una famiglia di immigrati tunisini composta da due cugini e un loro zio, mostrano prima le speranze legate allo sbarco in Europa, coltivate soprattutto dai più giovani, e la disillusione che subentra quando questi ragazzi si rendono conto che la Francia tutto è tranne quel paradiso ricco di opportunità che avevano sognato.

Alla fine, dei tre protagonisti del servizio, solo lo zio sceglie di restare in Francia, mentre i due ragazzi decidono di rientrare in Tunisia. Una parola va spesa anche per il servizio di France2 cui si accennava in precedenza, che mostra dal vivo in che modo i migranti sono costretti ad affrontare il loro viaggio verso l’Europa, stretti come sardine su imbarcazioni vetuste che rischiano di ribaltarsi appena il mare si ingrossa, e come la loro felicità per lo sbarco a Lampedusa debba ben presto far posto all’amarezza per l’accoglienza non certo calorosa sia dei poliziotti che dei lampedusani e per le condizioni orrende in cui sono costretti a vivere durante la loro permanenza sull’isola.



Scritto da: Andrea Mari

Data: 01-10-2011

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