La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele

Oct 02 2011

Internazionale a Ferrara 2011 - Approfondimento

Impunity

di Andrea Mari

di Juan José Lozano e Hollman Morris

Quanto si sa, in Italia e più in generale in Europa, di ciò che è accaduto in Sudamerica negli ultimi vent’anni? Poco, anzi quasi nulla. L’informazione, nel nostro Paese, raramente ha puntato i riflettori su quanto è avvenuto in America Latina tra gli anni ’90 ed i giorni nostri. A fare un po’ di luce, almeno per quanto riguarda la Colombia, ci pensa questo Impunity, firmato da Juan José Lozano ed Hollman Morris, che in poco meno di un’ora e mezza mostra al pubblico gli effetti devastanti del conflitto tra i guerriglieri delle FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia) e i paramilitari delle AUC (Autodefensas Unidas de Colombia), con immagini anche molto truculente, come le inquadrature dei corpi decapitati di alcune vittime delle AUC, e pone alcuni inquietanti interrogativi, ad esempio quello tuttora senza risposta sul numero reale dei morti causati dalla guerra civile.

Il tema centrale del documentario sono gli effetti della legge 975, meglio nota come “Legge di Giustizia e Pace”, in base alla quale gli appartenenti alle AUC hanno ottenuto, in cambio dello scioglimento delle organizzazioni paramilitari e dell’ammissione dei crimini compiuti, pene molto miti, mediamente dai 5 agli 8 anni di carcere. Buona parte del film è costituita dalle riprese effettuati in alcuni dei processi ai capi paramilitari: si vedono dunque i parenti delle persone morte o scomparse nel nulla, sistemati in un’aula diversa da quella in cui si svolgono i procedimenti per evitare aggressioni ai danni degli imputati, chiedere notizie dei loro cari via telefono, e si ascoltano le risposte degli aguzzini. Queste ultime sono, in alcuni casi, delle confessioni agghiaccianti di autentici stermini di massa compiuti ai danni della popolazione civile, ma perlopiù si rivelano delle autoassoluzioni: quasi sempre gli imputati negano le loro responsabilità, addossandole a qualcun altro, oppure ammettono i loro delitti ma sostengono di aver obbedito ad ordini superiori. A tutt’oggi, stando alle cifre riportate dagli autori del film, meno di mille famiglie hanno ottenuto risposte certe sulla sorte dei loro cari, di fronte ad un numero di vittime stimato in decine o addirittura centinaia di migliaia.

Resta un po’ sullo sfondo, purtroppo, la denuncia dei legami tra esponenti politici ed istituzionali e i gruppi paramilitari: il film ne parla, in particolare quando racconta la storia del comandante Ever Veloza, alias HH, che proprio quando stava per fare i nomi dei fiancheggiatori “insospettabili” delle AUC è stato estradato negli Stati Uniti per essere processato per traffico di droga, ma meno di quanto ci si aspetterebbe, lasciando probabilmente un po’ insoddisfatti gli spettatori. Sia chiaro, va benissimo soffermarsi sugli effetti pratici della guerra civile, che sono stati terribili, e va bene anche dar conto della rabbia e del desiderio di giustizia dei parenti delle vittime, che legittimamente pretendono per chi ha assassinato tanta gente punizioni esemplari anziché delle condanne talmente lievi da assomigliare a delle assoluzioni, ma lo sbilanciamento tra lo spazio riservato alle riprese delle udienze e quello dedicato all’inchiesta sulle responsabilità politiche appare eccessivo. Allo stesso modo, lascia perplessi il fatto che in tutto il documentario non si dica nulla (salvo un brevissimo accenno iniziale) del ruolo che in queste vicende hanno ricoperto i narcotrafficanti, soprattutto perché la “Legge di Giustizia e Pace”, che come abbiamo visto costituisce il nucleo centrale del film, è stata definita da diversi osservatori una legge che garantisce unicamente la pax mafiosa. Sarebbe forse stato opportuno spendere qualche parola in più su questo argomento.

Tirando le somme, si può dunque affermare che Impunity è un documentario ben fatto ed interessante, sebbene caratterizzato da alcuni punti deboli e, in certe sue parti, da un eccesso di retorica (l’ossessiva ripetizione della domanda sul numero effettivo delle vittime della guerra civile alla lunga diventa fastidiosa): vale comunque la pena di vederlo, se non altro perché racconta una storia di cui altrimenti non sapremmo nulla.

Scritto da: Andrea Mari

Data: 02-10-2011

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