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Oct 04 2011

Internazionale a Ferrara 2011 - Approfondimento

Reportage a fumetti. Denuncia di una guerra senza fine.

di Clelia Buccarello

Uno sguardo alla mostra allestita nel cuore del Castello

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Ancora un’altra mostra nella sala Imbarcadero del Cortile del Castello. Sabato mattina è stato presentato il reportage a fumetti del più grande campo profughi del mondo. In Somalia. A Dadaab. Il vignettista e lo scrittore del reportage collaborano dal 1985. Per questo lavoro, in collaborazione con Msf (Medici senza frontiere), sono stati due settimane a Dadaab e due in Kenya. Il primo impatto, racconta lo scrittore Christoph Schuler, è stato stranamente sereno. La gente che arriva a Dadaab è affranta. Ha subito troppo dolore ed è fuggita da troppo orrore per lamentarsi di quel poco che ha. Il campo dei rifugiati esiste dal 1991, da quando è iniziata la guerra in Somalia. Oggi ospita più di 400mila persone. E solo nel 2011 se ne sono aggiunte 130mila. Un aumento allarmante, che pare sia destinato a non arrestarsi. Questa gente continua a vivere, tenendosi dentro il dolore. Solo parlandoci più e più volte hanno potuto avere davvero concezione della loro sofferenza e hanno conosciuto parte di storie troppo dure e dolorose, anche solo per raccontarle.

Il disegno è stato un ottimo mezzo di comunicazione, racconta l’illustratore Andrea Caprez. Più di quanto possa esserlo la fotografia. Sicuramente per il tempo che impiega un vignettista a realizzare il disegno, sostiene Caprez, tale da permettere l’instaurarsi di un rapporto tacito di complicità tra il disegnatore e il soggetto, durante i lunghi sguardi di conoscenza reciproca. Alla fine della presentazione è stata data la parola anche a Ubah Cristina Ali Farah, una scrittrice italosomala dalla voce calda eppure imponente. Racconta di storie di donne che, nonostante il senso fortemente pudico, si sono aperte con lei. La gente non parla della guerra, dice. Arriva al campo, senza riuscire neanche a pronunciarne il termine. Parlano di barbur, frantumazioni. “Siamo usciti dalla frantumazione”, dicono, riferendosi più alle conseguenze della guerra che alla guerra stessa.E così, entrando nella mostra, si osserva un viaggio in una terra silenziosa, dove i rumori che si ascoltano non sono quelli del traffico. Solo il vociare dei bambini. Un bambino viene ritratto con la maglietta sporca, vergognoso di indossarla. “Non ero abituato così”, dice. In questo campo sovraffollato la gente è costretta a spartirsi quei pochi servizi igienici, con turni fissi e ridotti.

Il centro sanitario di Msf è stato aperto ad Aprile. Era il quinto Centro di Salute, risalente al 1992, che è stato ricostruito interamente da Msf l’anno scorso. E ora ce n’è un altro in costruzione. Il reparto maternità è ritratto come un luogo sovraffollato dove stranamente non si sentono bambini piangere, solo le voci sommesse delle madri. I casi più diffusi sono quelli dei bambini con problemi respiratorie per via delle polveri fini presenti nell’atmosfera. I casi considerati davvero gravi, solo quelli con danni all’apparato cardiaco o con gravi ferite alla testa, vengono condotti a Nairobi, in Kenya. Spesso avere un familiare gravemente ammalato in Kenya, diventa addirittura una fortuna. La mostra, accostata a quella dei reportages del gruppo Noor (agenzia fotografica di fama mondiale) in alcune delle bidonville più grandi del mondo, lascia un senso di orrore ed impotenza, che resta anche dopo aver messo piede fuori dalla sala. All’aria aperta.

Nel 2012 sarà pubblicato l’album a fumetti di Andrea Caprez e Christoph Schuler, dal titolo “Il serpente di Maloggia”, ambientato in un luogo più fresco, a l’Engadina Superiore, in Svizzera.

Scritto da: Clelia Buccarello

Data: 04-10-2011

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