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Oct 05 2011

Internazionale a Ferrara 2011 - Approfondimento

Paul Sika, Stefano Feltri, Igiaba Scego: incontri ravvicinati

di Klejdia Lazri & Alessandro Orlandin

Le nostre chiacchierate con alcuni protagonisti del festival

Ho ritrovato il fotografo Paul Sika dopo la presentazione al cinema Apollo dell'evento "Questo è solo l'inizio". Mi aveva colpito il suo punto di vista sull'unità dell'Africa e sul ruolo della donna. Così, durante l'asta degli artisti senza frontiere, in Piazza Municipio, ho approfittato dell'incontro per scambiare due chiacchiere. Alla mia domanda su cosa ne pensi dell'attuale reazione dello Stato italiano riguardo alla primavera araba, mi risponde dicendomi che non è molto informato in proposito, ma se dovesse dare una risposta molto basilare, sicuramente sarebbe che per lui i limiti di accesso ai paesi diversi dal proprio non dovrebbero esserci. Sottolinea che il suo punto di vista è legato al contesto in cui è cresciuto, la Costa d'Avorio, dove almeno il 40% della popolazione è di origini straniere, quindi per lui questo multiculturalismo è comune, è ciò che gli ha permesso di essere aperto alle differenze e a nuovi punti di vista. Per lui il razzismo e la chiusura sono qualcosa di totalmente inutile e superfluo, e questo discorso va al di là del riconoscimento del fatto che la culla dell'umanità è l'Africa (sottolinea che se anche l'uomo avesse avuto origine in tutt'altri luoghi, come l'America o il Giappone, per lui l'unico riferimento resterebbe sempre e solo il fatto di essere un essere umano). Gli chiedo allora come, attraverso questi ragionamenti, sia arrivato a concludere che una donna come presidente dell'Unione Africana sarebbe una scelta auspicabile. Mi risponde dicendo che questo cambiamento sarebbe profondamente radicale, non solo perché confermerebbe la reale e concreta esistenza dell'Unione Africana, ma sancirebbe una volta per tutte il riconoscimento dell'intelligenza femminile, che a suo avviso non ha nulla da invidiare a quella dell'uomo, e ciò aiuterebbe a superare finalmente quei pregiudizi che in Africa sono tutt'ora fin troppo diffusi. (kl)

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stefano feltriE' veramente una piacevole sorpresa scorgere Stefano Feltri de Il Fatto Quotidiano tra gli altri giornalisti, in sala stampa. Molto cordialmente mi permette di sedermi accanto a lui per fargli qualche domanda, mentre incessantemente lavora al pc e risponde alle chiamate sul cellulare. Gli chiedo di cosa si sta occupando durante il festival, e mi mostra lo schermo del pc, su cui è aperta la pagina del Fatto ancora in preparazione, con gli aggiornamenti e i racconti delle giornate in questione. Sembra molto tranquillo e a suo agio, allora gli chiedo da quanto tempo ha iniziato a scrivere, e se ha sempre avuto l'intenzione di diventare giornalista. Mi risponde dicendo che in realtà inizialmente si era occupato del giornalino scolastico, e solo in seguito, soprattutto studiando a Milano, ha sviluppato un maggiore interesse per il giornalismo vero e proprio. Si ritiene fortunato, non avendo mai trovato porte chiuse nei suoi vari tentativi da freelance, il che gli ha permesso di continuare a scrivere in base alle occasioni che si presentavano di volta in volta.Afferma inoltre di trovarsi molto bene lavorando per Il Fatto Quotidiano. Mi parla soprattutto della stima per Antonio Padellaro, al quale si è mostrato molto affezionato, e della sua gratitudine per Marco Travaglio, che gli ha offerto l'opportunità di lavorare insieme dopo numerosi incontri in cui avevano avuto modo di conoscersi.
Come consiglio ai giovani che vogliono intraprendere la carriera giornalistica, dice ironicamente che la prima cosa da evitare è evitare le scuole di giornalismo. La seconda, è sondare il terreno scrivendo per vari giornali. Ciò che l'ha maggiormente aiutato ad assumere uno stile più professionale è stato proprio il suo approccio con giornali di orientamento molto diverso dal suo. Scrivere per chi ha un punto di vista totalmente discordante è complesso, e aiuta ad affinare la tecnica.La cosa che ho maggiormente apprezzato è stata la sua curiosità, infatti quando gli ho nominato la pagina di Occhiaperti si è subito collegato per vederla, incoraggiando la redazione a continuare il lavoro. Sicuramente un'apertura di questo genere da parte di un giornalista giovane è stimolante per chiunque si appresti alla carriera giornalistica, ed è utile a dare voce a coloro che partecipano attivamente ad eventi di interesse pubblico, com'è anche il festival organizzato da Internazionale. (kl)


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Igiaba Scego fatica a passare inosservata: la giornalista e scrittrice di origini somale se ne stava seduta su una sedia in una piazza Municipale non ancora invasa dai visitatori del festival. Occhialoni da sole con foggia anni '60 e un sorriso che ha pochi rivali. Quale occasione migliore allora per scambiare quattro chiacchiere? If_igiaba scego Alla domanda sul come veda l'atmosfera del festival risponde con il suo marcato accento da cittadina della capitale: “Come ogni anno vedo una bella atmosfera. Tra l'altro mi hanno detto che in città sono in corso diverse altre cose oltre a Internazionale. Convegni medici e addirittura un meeting di militari della Nato!”. - Dici che verranno a fare un giro anche loro al festival? - “(Ride) Non lo so! Credo di no...però è bello vedere tutto così vivo”. Igiaba ormai è una veterana dal festival ed era presente per partecipare a un paio di appuntamenti: un corposo dibattito sulle sorti del continente africano e l'asta benefica di Medici Senza Frontiere, in qualità di battitore d'asta. - Tanta Africa, tanto Medio Oriente nel programma del festival. “Non poteva essere altrimenti, – conferma – anche se a dire la verità mi sto concentrando su altri temi. Ho seguito con attenzione il dibattito con i giornalisti stranieri sul decennale del G8 di Genova, l'ho trovato molto interessante. E tu che ne pensi di questa cosa?”. Fa un effetto strano sentirselo chiedere come se fosse una conversazione qualunque, tra conoscenti. Ma magari lo è davvero. L'ultima riflessione, prima che il telefono richiami Igiaba ad altri pensieri, è sul pubblico: “Vedo tantissima attenzione, voglia di conoscere, capire. La gente fa molte domande e non è per niente una cosa scontata. In questo tempo di crisi economica, che è anche crisi delle idee, le persone cercano il modo per orientarsi. E Internazionale rappresenta un buono strumento per farlo”. (ao)

Scritto da: Klejdia Lazri & Alessandro Orlandin

Data: 05-10-2011

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