La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele

Oct 10 2011

Internazionale a Ferrara 2011 - Approfondimento

India, metropoli a strisce

di Giorgia Pizzirani

Storie, incanto e lampade a olio

collagefumettiindiani
Come in un sogno underground e soffuso, tre artisti sul palco della Sala Estense si siedono per raccontare strisce indiane e cosmopolite. Tre autori che, rivoltati come un calzino da Ferruccio Giromini, esplorano il fumetto e l’India di oggi. Subcontinente dalle mille sfumature, ricco di impressioni diverse da dare, ben lontano dall’immagine che l’occidentale medio vi riconduce: i racconti di Kipling e Salgari non ne sono che un preludio, che si trasforma in un crescendo di Rabindranath Tagore (Nobel 1913) per poi culminare nell’India di oggi, raccontata da Salman Rushdie, Arundhati Roy. Ma anche Bollywood, i new nawabs, la new economy che ne fanno un paese in crescita, secondo solo alla Cina. Per raccontare questa società in cambiamento, Banerjee, Patil e Deprez scelgono la graphic novel. Libri disegnati, romanzi letterari che intrecciano più storie differenti.

Sarnath Banerjee, primo autore indiano di graphic novel, è nato a Calcutta nel 1972. Compie a Londra studi di immagine e comunicazione. Origini da filmmaker, passa dallo storyboard alla narrazione disegnata, e conserva nelle proprie opere su carta un approccio visivo e immediato. Corridor, il suo primo romanzo grafico, rappresenta la vita di Delhi. Dentro ci sono cinque characters, cinque modi di vivere la città, cinque fantasie: si vede raccontare tutto dal punto di vista di ognuno. La città vissuta da più persone, una realtà complessa. Il suo secondo libro, The Barn Owl's Wondrous Capers, si presenta come un vagabondaggio mentale, simile le passeggiate dublinesi di James Joyce. Un book in a book, ambientato nella Calcutta del 18° secolo. Riprende il tema dell’ebreo errante, raccontato a tinte sgradevoli e forti note. Il terzo libro, Harappa files, è un breve saggio, un tentativo di capire l’India di oggi, caratterizzata da una politica conservatrice. I libri di Sarnath intrecciano più storie differenti, da cui emerge il paragone con i film-labirinto di Altman.

Amruta Patil arriva dalla costa dell’Oceano Indiano e compie i propri studi a Boston. Come Sarnath cresce con un approccio multiculturale; diversamente da lui, predilige un approccio letterario. Amruta è la prima donna indiana autrice di graphic novel. Smog city, la sua opera prima, racconta la sopravvivenza nella città, in cui si respira, si sente forte la presenza della morte, tema ricorrente nelle città indiane. Kari, la protagonista, è una giovane che vive a Mumbai. Cammina, Kari, e si ritrova, all’inizio e alla fine del romanzo, sull’orlo di un precipizio. Una ragazza come tante che prende la vita come viene, che fa esperienze. Il paesaggio intorno a lei cambia con i suoi stati d’animo, li assorbe e ne è sua volta proiezione. Amruta racconta della sua nuova avventura: quella di illustrare un libro della cultura indiana, che parla di etichetta. Sceglie di non ripercorrere la strada già percorsa con la propria prima opera; Amruta cerca di addentrarsi in un mondo più ampio, affrontando un cambiamento tematico ed estetico, come a stabilire una direzione, una priorità. Il desiderio di andare oltre un racconto alla Bridget Jones, oltre la produzione di un sequel; di addentrarsi in qualcosa di nuovo, di avventurarsi un una altra strada, per approfondire contenuti del luogo e tradizioni di una cultura.

Denis Deprez, quasi sembra un’altra storia da Sarnath e da Amruta, e quasi ci si chiede perché sia coinvolto con l’India. Forte di un insegnamento accademico, propone un approccio pittorico, estremamente attento alla eleganza. Comincia la propria carriera illustrando capolavori classici, come Othello, Frankenstein, e Moby Dick. Con lui, e per lui, la vignetta è la pagina stessa. Il suo è un segno di espressionismo evanescente. Belga, si appresta a raccontare la sua India partendo dalla Cina. Un periodo caratterizzato da grandi cambiamenti nella sua vita, che si riflettono sula propria storia di disegnatore. Un periodo in cui ha necessità di ritrovare il tratto, il perché del disegnare; in cui si chiede cosa davvero possa ottenere dall’immagine, e trascrivere un momento, quale memoria fissare nel proprio cuore, e come poterla trasmettere. Ecco la congiunzione tra disegno e paesaggio. Denis ci parla di memory e landscape come idee strettamente legate, inscindibili, che si guardano e si inseguono per unirsi nelle sue opere. Quando lavora, sperimenta il paesaggio. E lentamente, ma improvvisamente, si apre finalmente la porta sull’India. Qui il disegnatore resta 15 giorni, scegliendo non di percorrere un viaggio ma di soggiornare a Mumbay. Qui ha ripensato all’intero concetto del disegno, e a ricercare nuove modalità di disegno e narrazione. E, da un paesino a sud del Belgio, giunge a concepire un nuovo modo di narrazione.
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L’idea del fumetto in India arriva tempo addietro. Se Amruta non si considera una fumettista, ma disegnatrice e scrittrice, Sarnath cita gli Amar Chitra Katha, i cui personaggi erano pura rappresentazione dell’erotismo indù. Riviste come la fiamminga TinTin et Milou arrivate decenni fa nel subcontinente, riscuotevano successo e consenso, tanto da essere considerate appartenenti alla stessa produzione letteraria indiana. Il complicato modo di incontrarsi di più arti in un fumetto, racconta ancora Sarnath, rimanda a un suggestivo racconto, a una forma di comunitarismo locale: in Radistan, la sera, sei coppie danno vita una narrazione. Mentre la donna illumina, con la luce di una lampada a olio, le immagini, l’uomo a propria volta immagina e crea una storia, condividendola oralmente. E questa unione così particolare di testo e immagini non è tuttavia imprigionato dalla barriera di un fumetto, ma vivo e pulsante della vita reale. Come a rimarcare un modo continuo di attingere alla realtà, l’imprescindibile richiamo della vita che si traspone in una striscia su un foglio di carta.

Tempo, luogo e arte diventano un tutto unico nelle opere dei tre scrittori. E per ognuno dei tre artisti, il fumetto rappresenta qualcosa di differente. Un modo di rappresentare il mondo in cui vivono persone e coglierlo attraverso parole e disegni, un modo di descrivere la realtà, per Amruta. Un modo per fissare in modo indelebile un momento, nella fissità di un materiale, per Denis: come una fotografia rappresenta un momento specifico, un disegno racconterà il tempo impresso sulla pellicola, rielaborandolo; una forma di traduzione che il disegno trasformerà il ricordo. E un reportage, per Sarnath, che quando scrive si definisce un bad boy.

Noi vogliamo – racconta Sarnath - studiare la realtà locale e raccontare le storie dall’interno. Sono ‘reportage incantati’ i nostri, in cui uno stesso luogo viene descritto attraverso voci, sensazioni, suggestioni differenti, mescolate, creative. È ciò che fanno Pessoa con Lisbona e Calvino con Venezia. L’internazionalizzazione, la divulgazione artistica poi dovrebbe concretamente avvicinare le persone alle realtà locali. Il fumetto - conclude - è la cosa migliore della mia vita, è il modo di raccontare storie più sofisticato della intera umanità”.




Scritto da: Giorgia Pizzirani

Data: 10-10-2011

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