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Oct 04 2013

18esima edizione della 4GDA

Risonanze e scommesse

di Agostino Maiurano

La serata d'apertura




C’è un’aria incerta alle sei e mezza di questo mercoledì sera presso la Darsena di S. Paolo, sarà perché la temperatura è diventata più rigida o sarà forse perché i ragazzi del consorzio Wunderkammer sanno che la scommessa è alquanto ardita: confermare il successo partecipativo che da sempre accompagna la 4GDA nonostante alcune significative novità.
Il profilo è in continua crescita, a dispetto di quel Basso Profilo, associazione nata in seno alla Facoltà di Architettura che da qualche anno cura l’organizzazione della 4GDA. Lo sottolinea l’Assessore all’Urbanistica Roberta Fusari che parla di "crescita nei contenuti", lo testimoniano Roberto Formignani, presidente dell’AMF-Scuola di Musica Moderna e direttore artistico delle serate di questa edizione, e Maria Mercedes Martin del centro interculturale italo-spagnolo Encanto.
È Fabio Venneri, presidente dell’associazione Basso Profilo, che mette l’accento sulle novità più importanti, l’apertura della 4GDA alle altre associazioni che animano Palazzo Savonuzzi e la nuova location. A nostro parere è questa la più grande scommessa, di cui si potrà cominciare a trarre un bilancio solo tra qualche giorno: la 4GDA sembra diventata grande, cresciuta quasi troppo in fretta, e, come molti studenti, ha lasciato la casa natale, la Facoltà di Architettura e il sottomura, per una destinazione in qualche modo incerta. Ma se gli aficionados forse storceranno il naso, anche questo trasferimento va visto nell’ottica della Rigenerazione Urbana, e Leonardo Delmonte - coordinatore del programma di ricerca "Rigenerazione Urbana" e curatore del festival - sottolinea come questa edizione della 4GDA voglia essere un invito a lasciarsi andare all’Incanto (altro leit motiv del festival), ad una sorta di eco corale (vedi la ricerca di intese con altre associazioni e istituzioni ferraresi!) per cui una città risuoni, sfruttando le proprie potenzialità, i propri spazi vuoti.

Gli spazi della Wunderkammer ospitano in questi giorni un’interessante mostra sul tema della rigenerazione urbana, intrinsecamente legata alla cornice della darsena e del Po di Volano; si chiama Acqua come patrimonio ed è stata presentata dal Prof. Romeo Farinella del Laboratorio CITER della Facoltà di Architettura di Ferrara, che ne ha curato anche l’allestimento. La mostra è il risultato di un progetto di ricerca finanziato dal programma CULTURA dell’Unione Europea e condotto da quattro gruppi di lavoro (Italia, Francia, Portogallo, Romania) composti da enti pubblici, istituzioni universitarie e associazioni culturali dal 2011 fino ad oggi. La ricerca si è concentrata su varie ipotesi di riqualificazione di quattro città interessate da paesaggi fluviali: il fiume, come portato culturale dalla fonte alla foce, diventa volano per la riscoperta dell’identità dei luoghi e per la loro riqualificazione. Sui pannelli della mostra campeggiano i risultati progettuali dei quattro gruppi di lavoro: per il Portogallo la città prescelta è stata Coimbra e il progetto cerca di reinterpretare il fiume Mondego come asse di riuso di alcuni spazi vuoti urbani; in Romania si è lavorato sull’interessante caso di Braila, importante città e porto sul medio corso del Danubio, il cui centro storico oggi rischia l’abbandono. Il caso urbano più complesso è sicuramente quello della cittadina francese di Lille, importante snodo ferroviario che sta giocando un ruolo importantissimo nell’Euroregione; per l’Italia invece è in mostra un interessante lavoro di progettazione integrata di vari comparti del territorio comacchiese, dal centro storico alla periferia la cui immagine potrebbe essere risanata dalla presenza dell’acqua. Il Prof. Farinella ha insistito sull’importanza dell’acqua nelle politiche di rigenerazione urbana, tema cardine dell’urbanistica che CITER e Basso Profilo affrontano con impegno già da qualche anno e che rimanda alla tavola rotonda in programma venerdì alle 18:30.

La serata è andata avanti tra la paella dell’associazione Encanto, un audace "mercatino del riuso", più che dell’usato, e improvvisazioni su dj-set, per poi raggiungere il culmine con un doppio concerto. Sul palco della 4GDA sono andati in scena due interessantissimi progetti molto diversi fra loro, nati in seno alla Scuola di Musica Moderna ma ampiamente collaudati. Dapprima è stata la volta della giovane Sara Ardizzoni col suo progetto Dagger Moth: un ascolto davvero stimolante, Sara tiene la scena come una vera one woman band, impegnata tutta sola alla chitarra elettrica, alla voce e all’elettronica. Il continuo intreccio di melodia, noise e campionature in loop rende del tutto singolare quest’esperienza, ricerca pionieristica nella quale è facile scorgere un orizzonte dalle mille sfaccettature e un linguaggio sempre più attuale. A fare da controdanza a questa peculiare performance è stato il rock puro degli Underground Railroad con Enrico Cipollini alla chitarra e voce, Andrea Orlandi al basso e Nicola Fantini alla batteria: i tre hanno avuto a che fare con un pubblico infreddolito e forse ancora confuso dal cambio di location!

Ma il week end ferrarese è ancora lungo e ricco di sorprese.

Foto di Valeria Gionfalo


Scritto da: Agostino Maiurano

Data: 04-10-2013

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