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Nov 07 2012

INTERVISTA A BRUNO CORTICELLI

di Silvia Zaniboni

Progetti passati e presenti…



Visto che sei fra i soci fondatori della scuola di musica, raccontaci come si è formata e che ruolo hai avuto.

Tutto è iniziato nel 1986, con la fondazione della cooperativa Charlie Chaplin.
Il direttore, Stefano Tassinari, è stato sempre molto attento alla cultura e alla diffusione di questa nella sua città, Ferrara. La scuola è nata proprio dalle ceneri di questa cooperativa. All’inizio si trovava al centro civico di Pontelagoscuro, in modo abbastanza informale. Nel 1988 abbiamo cambiato formula decidendo di fondare l’associazione, con gli insegnanti attuali tranne gli ultimi arrivati. Da sempre ho tenuto il corso di basso elettrico per 2 livelli, principianti e intermedio, basato su studi ed esperienza lavorativa.

Quali sono gli studi che hai fatto?

Ho frequentato per quattro anni il corso di contrabbasso al conservatorio, conseguendo il diploma di teoria e solfeggio; lì durante i miei studi ho conosciuto Roberto Poltronieri, Viviana Corrieri e Massimo Mantovani e Lele Barbieri (ora insegnanti dell’AMF, ndr). Ho dovuto però interrompere gli studi in conservatorio per l’attività musicale live che diventava sempre più impegnativa, con anche spostamenti in giro per l’Italia (ad esempio Toscana, Lago di Garda, Rimini, Svizzera...). Suonavo in un gruppo misto con ragazzi molto più grandi e provenienti da varie città d’Italia, due palermitani e due toscani. Come molti colleghi ho cominciato a suonare professionalmente nei night. Si suonava di tutto, da Perez Prado a Frank Sinatra, dalla bossa nova allo swing e i classici della canzone italiana e internazionale. L’attività live che avevo intenzione di intraprendere non andava d’accordo con lo studio classico del contrabbasso, quindi ho scelto il live che poi è diventato il mio lavoro per tutta la vita.

Le esperienze più importanti che hai avuto e ti hanno fatto crescere musicalmente?

Dunque, io sono anche per data di nascita collocato negli anni ’70!
Nel periodo dal 75 all‘80, frequentavo assiduamente il fermento musicale bolognese... si suonava nelle cantine di San Vitale; lì ho conosciuto amici, musicisti, manager e produttori che mi hanno portato a suonare anche con grossi artisti italiani. In seguito ho suonato con Formi [Roberto Formignani, ndr], nei Fax Trio (primi anni 90) e successivamente nei Bluesmen per circa una ventina d’anni, producendo cd e facendo tourneè. Abbiamo avuto l’opportunità di aprire concerti a grandi musicisti, fino alla collaborazione con Dirk Hamilton negli ultimi anni. Insomma tutte le esperienze sono state importanti per darmi l’opportunità di diventare un musicista professionista.

Cosa speri di trasmettere agli studenti?

Al di là dello studio prettamente tecnico (che indubbiamente serve, altrimenti uno non può suonare), provo a stimolarli sotto diversi stili di ascolto musicale, perché trovo formativo trasmettere uno spettro completo della musica moderna. In tutti questi anni qualcuno è anche riuscito a raggiungere un buon livello. Insomma, cerco di condividere le mie esperienze oltre alla didattica.
Moltissimi bassisti vanno più veloce di me, arrivando a studi estremi, ma non è questo che ho cercato... nel mio genere (il blues, da dove tutto nasce) non c’erano in origine formazioni che comprendessero il basso. I musicisti di epoche successive hanno sempre cercato di migliorarsi a livello tecnico, ma si è persa la funzione principale del basso, tenere il tempo, con un riff costante e roccioso per esempio! Mi piacerebbe che lo strumento riacquistasse la propria centralità nella ritmica che è la sua essenza, senza correre dietro ai chitarristi.
L’unico che secondo me ha riunito virtuosismo solistico e ritmica propulsiva a livelli eccelsi è stato Jaco Pastorius... Adesso mi piacciono molto anche Marcus Miller, Wictor Wooten e altri virtuosi dello strumento, ma il basso nella sua essenza deve dare il groove, legare con la batteria... essere entrambi il tappeto, il collante, insieme costruire il ritmo del pezzo, dove il solista si adagia comodamente (basta ascoltare i Cream).

Spiegaci un po’ come hai trovato il tuo suono e quali strumenti utilizzi:

Da ragazzino, per mancanza di soldi, ho fatto i passaggi di prassi: da Eko a Ibanez etc etc, fino ad arrivare alla Fender... Prevalentemente utilizzo Fender: un Jazz Bass del 65 fretless per sonorità più morbide, e un Jazz Bass Deluxe Vintage per i suoni più decisi.
Ho anche una basso folk-acustico che è il top della Yamaha (preamplificazione sotto il ponte a piezo della Fishman).
Come amplificatore uso Mark Bass da dieci anni. Il sistema grosso da 800 Watt è composto da due casse con coni da 12’’ per i medi e da 15’’ come subwoofer per i bassi, mentre il piccolino lo uso nei club più piccoli o per lo stile acustico e ha un cono da 12”.
Per quanto riguarda gli effetti uso una pedaliera Virtual Bass della Roland: è datata 2000, ma ha suoni e tecnologia ottimi... è anche midi!
Sul suono bisogna studiare alcuni concetti di base sulle frequenze... basta anche solo fare piccole ricerche in internet dove si trova davvero un sacco di materiale. è importante avere nozioni di base per avere più consapevolezza nell’utilizzo del pre, della sezione eq e del finale di potenza.

Cosa è cambiato dagli anni ‘70?

Beh sicuramente si è evoluta la tecnica sullo strumento e maggior definizione nel suono degli ampli... si tende a suonare meno spochi, più precisi... Io però dico sempre che se non c’era Hendrix, non c’era neanche Steve Vai!

Cosa ti ha spinto a iniziare lo studio del basso e di seguito a farne la tua professione?

Ho iniziato perché mi piaceva, senza farmi troppe domande. Da lì ho cominciato a studiare e poi ho cercato di farne una professione... nella professione ho cercato di capire come si svolge lavorativamente e l’ho sempre portata avanti secondo gli insegnamenti e i miei concetti. A volte sul palco ci sono persone che non sanno neanche dove devono mettersi: per esempio è importante sapere la distanza tra ampli e strumentista, l’altezza dalla base del palco e l’ampli... Anche la questione dei reverberi è importante: suonare fuori all’aperto o dentro ai locali cambia completamente la situazione, e il suono va gestito di conseguenza (prendendo coscienza di queste cose, riceverete anche i ringraziamenti del fonico).



Qual’è il tuo ultimo progetto?

Uscito dai Bluesmen e dalla collaborazione con Dirk Hamilton, ho voluto mettere in piedi questo progetto, i LOUSIANA BLUES SUMMIT. La motivazione che mi ha portato avanti era di riuscire a mettere insieme tre o quattro sotto-correnti dello stile Blues, da qui il nome: Lousiana Blues Summit... viaggio nelle terre del delta. Lo stile ruota attorno al Blues: passiamo dal Delta Blues al Bluegrass, da sfumature Country al Blues di Chicago... passiamo dagli strumenti elettrici a tensioni differenti, più rilassanti, cioè acustiche. Il delta blues nasce dal delta del Mississippi, dove le condizioni di vita erano ristrette, anguste e di povertà. In quella condizione scaturì questa musica da suono caratterizzato dalla slide guitar. Lo slide è un cilindro cavo di 5-7 cm, che fatto scorrere sulle corde della chitarra conferisce ad essa una particolare sonorità.
Ho cercato poi di scegliere musicisti adatti a suonare il tipo di musica che proponiamo, perchè hanno esperienza e conoscono la materia: Fabrizio Sauro (voce, chitarra acustica e slide), Federico Pellegrini (canto e armonica), Marco “Giolly” Galavotti (drum set)... lo spettacolo è semi-acustico.
Ho proposto la band nelle manifestazioni importanti di ferrara: da “Terraviva Bio”, ottimo contesto per fare blues, al “Night ‘n’ Blues”, fino al “Balloons Festival”. Cerco solo di suonare in situazioni serie, con un contesto e una situazione ben strutturata. Al momento ci stiamo promuovendo con un video in internet, che potete trovare su facebook (nella mia bacheca) e su youtube (digitando Bruno Corticelli).

Scritto da: Silvia Zaniboni

Data: 07-11-2012

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