La speranza un sogno ad occhi aperti

Aristotele
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May 20 2008

di Simona Vinci

Strada Provinciale Tre

di Diana

romanzo

copertina libroQuesto romanzo mi ha stregata.
Ma sul serio, non per finta; mi ha presa "per incantamento" e atterrata fino all'ultima pagina, cancellando per alcune ore tutto ciò che credevo di sapere, per poi farlo ricomparire dissestato, confuso e con qualcosa in più.
Qual'è il segreto. Ah io non lo so, Simona Vinci lo sa, io posso dire che merita che ne si parli.
Segue il principio per cui è meraviglioso raccontare le realtà che meglio conosci ("se vuoi essere universale parla del tuo villaggio" dice Tolstoj), e insieme sonda l'inconosciuto, il diverso, l'Altro.
Il luogo: la SP3. La trasversale di pianura.
Dalle nostre parti. Vicino.
E i suoi abitanti. Lontani. Vicini. Latitanti.
In mezzo, ci passa Vera. Vera che ha deciso di oltrepassare le colonne d'ercole della sua città e della sua anima.
Vera è una donna che non vede più confini, ricomincia continuamente, riparte da zero ogni minuto per cancellare il suo passato inconcepibile.
In questo suo continuo cancellare, passo dopo passo, lungo la devastazione e la linearità della SP3 (il nostro deserto?),
la donna riscopre in se stessa ciò che è incancellabile: il senso del corpo, la fame, la sete, la paura. La vergogna. La fiducia. E la bellezza, e il desiderio.
Dimà, il ragazzo ucraino che decide deliberatamente di correre con lei senza sapere perchè, si fida di Vera e all'improvviso sono uno nelle mani dell'altra.
Attraversando esperienze distruttive, accadimenti improvvisi, la nevrosi della speranza li travolge portandoli a galleggiare sui relitti delle loro vite, agrappati alla rabbia, ai segreti, ai misteri propri e dell'uno verso l'altra.
Il finale è incantevole; la figura di Franco, il vecchio che ha una borsa con una macchia a forma di Brasile, è quasi magica.
Perchè mi è piaciuto? Perchè potrebbe essere vero; Simona Vinci mette in risalto, in quello che potrebbe essere chiamato un romanzo "dei vinti" estremamente moderno, le dinamiche reali di un luogo reale; racconta la storia di Dimà senza paura e senza sfiorare minimamente lo stereotipo dell'immigrato (quello "dei giornali", s'intende).
E la corsa di Vera (bellissimo l'elemento del suo nome che si scopre solo dopo alcuni capitoli, al pari dello spannarsi della sua mente) sulla SP3? Anche quella può essere reale. Tutto può accadere, nel paesaggio dei nostri tempi, dove non si distingue più il tragico, mischiato un po' in tutte le cose, persistente, evanescente: tutto può accadere, perchè no; lo dico con un sorriso che si disfa da sè, istantaneamente.
Concludo con questo proverbio ucraino, citato all'inizio del libro, che fa ridere e piangere insieme:
"Chi non rischia non beve lo champagne".

Diana O.


[Edizioni Einaudi Stile Libero Big, 2007]

Scritto da: Diana

Data: 20-05-2008

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