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Aristotele
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Nov 11 2004

La Trilogia dei Colori

Il Violino Nero di Maxence Fermine

di Alberto Amorelli

La vera musica è tra le note

Il violino nero Per diventare virtuosi del violino occorre possedere due qualità: saper ascoltare e saper sentire.
Johannes possedeva entrambe tali qualità. Egli sapeva ascoltare il proprio strumento. E sapeva sentirlo vibrare all’interno di sé.


Il tema fondamentale del secondo libro della Trilogia dei Colori dello scrittore di Albertville è la musica, e il potere che essa ha sull’animo di ogni essere umano.
Il protagonista di questa vicenda è un giovane violinista, Johannes Kareslky.
Il desiderio maggiore, lo scopo della vita di Johannes è comporre un’opera talmente sublime da rivolgersi ai cieli e parlare con Dio .
Il giovane musicista inizia quindi a viaggiare in tutta Europa, da Parigi a Vienna, per perfezionare ed esercitare la propria arte.
Tuttavia nel 1796 Johannes è costretto a partire militare per servire nell’esercito di Napoleone Bonaparte, nella Campagna d’Italia.
Durante una battaglia viene ferito e, lasciato sul campo, ha un sogno; quasi una visione nella quale sente il meraviglioso canto di una donna che lo mantiene in vita, proprio la voce quasi divina di questa ignota musa gli salva la vita.
A causa delle ferite riportate in battaglia Johannes viene congedato e decide di fermarsi a vivere a Venezia. E’ nella Repubblica Serenissima che il giovane ha l’incontro che cambierà la sua vita e la sua musica.
Appena giunto conosce un vecchio liutaio di nome Erasmus che è in possesso di un oggetto alquanto strano, uno stupendo violino completamente nero. Uno strumento insolito, quasi magico, così perfetto da rasentare il divino o il diabolico. …la musica che ne scaturisce è talmente strana da poter cambiare la vita di chi lo suoni. E’ come la felicità. Una volta che la provi, ne resti marchiato a vita. Suonare il violino nero è la stessa cosa..
Johannes vorrebbe assolutamente provare quel meraviglioso strumento, ma viene messo in guardia da Erasmus, il violino nero è come un’ossessione non vi si deve cedere. E’ a questo punto che Fermine, fa compiere alla vicenda un salto temporale e ci narra la storia del vecchio liutaio, la tragica storia del violino, del suo passato e della sventurata Carla, suo unico vero amore. La chiara voce di Erasmus ci rivela le vere origine del magico strumento, il potere che esercita su chi lo suona, e le conseguenze che quella musica ha sulle vite delle persone.
Cosa sceglierà di fare Johannes dopo le rivelazioni di Erasmus?
Non ve lo rivelerò di certo! Non sono solito guastare le sorprese, e credetemi il finale di questo piccolo capolavoro di Maxence Fermine ne è ricco!

Quella notte suonai il violino nero come mai avevo suonato alcuno strumento. Tra le mani mi sembrava di tenere il corpo di Carla.

Scritto da: Alberto Amorelli

Data: 11-11-2004

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Mi sono fatto da solo. Credo di aver avuto per maestri i miei occhi.

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