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Oct 11 2005

quattro reduci e un bosco soprannaturale

Terra di Nessuno, Eraldo Baldini

di Alberto Amorelli

inquietudine appenninica

Terra di NessunoForse era sta la pioggia a svegliarlo, perché, ora che se ne stava li ad occhi aperti a guardare il soffitto appena rischiarato da una luce grigia e malata, non avvertiva altro rumore che quello. La si sentiva rombare sul tetto, friggere fuori sui ciottoli della strada, scrosciare dalle grondaie, come in un temporale estivo, di quelli che si scatenano lividi all’improvviso a inondare tutto come un bubbone che scoppia. E invece era appena passato Natale. Avrebbe dovuto nevicare, ma pioveva a catinelle.


Terra di nessuno, è considerato un romanzo noir. Uno di quei romanzi che riescono a farti crescere un’ansia e un’angoscia pagina dopo pagina, uno di quei romanzi che ti tengono incollati alla poltrona finchè non hai girato l’ultima pagina. Come sempre in questi casi tutto inizia in un’atmosfera rilassata, inizia con un progetto, un progetto di quattro amici…
Enrico, Adelmo, Martino e Settimio sono amici, sono reduci della Grande Guerra.
Una volta tornati alle loro vecchie vite, dopo essere stati congedati, cercano di reinserirsi in un mondo che non li appartiene più. Nessuno dei quattro è capace di tornare alla precedente vita, la guerra li ha cambiati troppo sia internamente che esternamente. Decidono così di cambiare vita e di affittare un bosco sull’Appennino. Qui hanno in progetto di lavorare come carbonai per alcuni mesi, dandosi così tempo per capire cosa vogliono fare delle vite che la guerra ha loro restituito.
Fin dall’inizio comunque le cose sembrano non andare per il verso giusto, il mulo che traina il carro su cui viaggiano i quattro amici si ferma inspiegabilmente a poco meno di mezz’ora dalla radura affittata dai giovani, l’aria comincia a farsi veramente fredda e un uccello solitario fa udire il suo stridente ed acuto fischio. Lo stesso arrivare nella radura all’interno di quello che si chiama Bosco delle Facce ha un che di strano, di “non giusto” come asserisce uno dei quattro amici, tuttavia entusiasti come sono di iniziare la loro nuova vita sembrano non darci peso.
Ben presto altri inquietanti avvenimenti insidiano la tranquillità dei quattro, e minano un rapporto di amicizia sopravvissuto persino alla guerra. Martino e Enrico avvistano un grosso lupo grigio con un occhio solo nel bosco intorno alla radura, un’improvvisa nevicata rovina il lavoro di Settimio nella fornace per il carbone ed il mulo di Adelmo è sempre più spaventato da qualcosa di inspiegabile. Inoltre ad aumentare la tensione degli amici giungono improvvisi i richiami degli uccelli conosciuti come succiacapre assolutamente fuori stagione, e il carretto delle provviste che sembra non giungere mai. Quando durante una notte qualcuno lancia dei sassi contro il tetto della capanna nella quale vivono i quattro la situazione inizia a diventare ingestibile, Adelmo è convinto che sia stato Martino che secondo lui sta perdendo il senno, lo stesso Martino è terrorizzato da quello che ha visto nel bosco e Settimio inizia a raccontare di antiche fole che il nonno gli narrava sul tremendo Uomo Selvatico che vive nei boschi; l’unico che sembra tranquillo è Enrico che cerca di fare da paciere tra gli amici. La situazione precipita quando vengono trovati di cadaveri in una vicina radura, non si sa come siano morti, e questo segna l’inizio di una girandola di avvenimenti che porteranno alla drammatica conclusione del romanzo.
Il pregio di Eraldo Baldini è quello di saper costruire vicende avvincenti, inquietanti e ricche di suspence utilizzando un tipo di scrittura veloce, scorrevole ed accattivante. Il senso di claustrofobia e di ineluttabilità che lo scrittore ravennate riesce a suscitare è incredibilmente reale ed il lettore si trova a soffrire ed a partecipare con i protagonisti alla vicenda, sarà forse grazie all’umanità che Baldini è capace di infondere nelle sue creature.
I suoi protagonisti sono tutti rigorosamente anti-eroi, persone normale che cercano solo di condurre pacificamente le loro vite. Assolutamente imprevedibile e per questo spiazzante il romanzo di Baldini ci fa anche riflettere sull’orrore che la Grande Guerra, come tutte la guerre, ha lasciato nell’animo dei personaggi, più delle ferite fisiche sono quelle interiori che risultano essere insanabili. Ultimo appunto, cos’è la Terra di Nessuno? E’ quel lembo di terra che è presente tra le trincee di due fazioni avversarie, un territorio che non appartiene a nessuno se non ai morti che lì vengono lasciati a marcire.

Consiglio a tutti le opere di Baldini, uno scrittore ricco di talento e con doti narrative sopraffine, io l’ho scoperto da poco, neanche un mese, ma ho già letto tre suoi romanzi e non sono intenzionato a fermarmi qui…



Consigli per gli acquisti: Terra di Nessuno, Eraldo Baldini, Frassinelli.


Scritto da: Alberto Amorelli

Data: 11-10-2005

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