La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele
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May 13 2006

Cenere

di Alberto Amorelli

una storia del mondo di Arthh

Cinque anni erano passati.
Per un elfo cinque anni sono un nulla, un battito d'ali di una libellula, ma per un essere umano possono essere un'eternità. Possono trasformare un insicuro ragazzino in un uomo smaliziato.
Mekheth aveva compiuto, in primavera, diciott'anni. Nel giorno del suo compleanno il suo maestro, Thazar-De Uuthrak, gli aveva conferito il tatuaggio sulla fronte che faceva di lui, ufficialmente, un mago della Confraternita della Fiamma.
Ma le cose per Mekheth erano già cambiate prima del suo compleanno.
Precisamente da quel giorno di cinque anni prima in cui aveva ustionato Zubaren Zhirkosa.
Dopo aver scontano la punizione nelle segrete sotto Emberhold, il giovane ne era uscito più rinvigorito, ora i suoi compagni non si prendevano più gioco di lui, anzi lo temevano per quello che aveva fatto.
L'unica persona che in questi cinque anni gli era stata sempre amica era Chathi, la nipote del sacerdote di Adrelas, Farstung. Anzi con gli anni la ragazza, diventata nel frattempo una bella giovane donna, era diventata qualcosa di più per Mekheth. Era la sua amante.
mago della fiamma 2Era da circa un anno che condividevano lo stesso letto. Nessuno si era mai opposto, anche perché era abitudine abbastanza consona, per i Confratelli, avere una compagna di letto, spesso anche più di una.
A Mekheth sembrava che l'incontro con quell'uomo, che lui aveva identificato con Uriel Anskuld, avesse cambiato la sua vita in molteplici modi.
Il giovane mago era un ragazzo alto di media corporatura con occhi blu sempre vigili e attenti. Aveva un'innaturale nobiltà e teatralità in ogni singolo gesto, sempre ammantano nella veste rossa da Confratello, Mekheth, ora, incuteva un certo timore e un certo rispetto condizionato dal terrore che il suo grande potenziale magico suscitava negli altri allievi maghi.
Tutto ciò piaceva al ragazzo, suscitare paura e rispetto era quello che aveva sempre voluto.
Vaderis Fezim lo odiava. Non poteva sopportare che Mekheth dopo quello che aveva fatto, potesse ancora aggirarsi tranquillo per i corridoi di Emberhold, lo voleva morto. Perché sapeva che qualcuno sicuramente stava facendo continue pressioni a Thazar-De, affinché Mekheth rimanesse a studiare ad Emberhold, e detestava che tutti avessero queste grandi aspettative per quello sporco senza-famiglia. Era lui il più dotato studente di Emberhold. La sua era una delle famiglie più importanti del Kuavalund, ed esigeva il rispetto che il suo lignaggio implicava. Mekheth era divertito da tutto questo.
Il giovane sapeva che l'energia magica nasceva, cresceva e si sviluppava dentro di lui, la poteva percepire distintamente.

Quella mattina Mekheth si era alzato presto, Chathi dormiva nuda ancora sotto le coperte. Mekheth la guardò e sorrise, chi avrebbe mai pensato che una guaritrice potesse essere così focosa rifletté sfiorandosi i graffi che la ragazza gli aveva fatto sulle spalle.
Si alzò e si diresse alla finestra avvolto nella sua veste da camera porpora. Fuori il sole era già alto.
Oggi era una giornata speciale, era stato convocato da Thazar-De. Chissà cosa voleva il suo maestro, il giovane allievo che Thazar-De usava come messaggero non gli aveva saputo rispondere.
Guardò Chathi, la ragazza si stava svegliando.
"Ben alzata mia cara" disse sedendosi su bordo del letto.
La ragazza si stropicciò gli occhi verdi, ancora assonnata, e sorrise.
"Buongiorno amore" disse allungandosi per baciarlo. Così facendo il lenzuolo scivolò via lasciando scoperto il suo minuto corpo nudo.
Mekheth la baciò con passione. Amava quella ragazza, l'unica che gli aveva sempre mostrato fedeltà e devozione.
"Come mai già in piedi?" disse lei, stiracchiandosi e sedendosi con la schiena contro la testata del letto.
"Thazar-De mi ha convocato" disse lui con un mezzo sorriso. Chathi sorrise di rimando sinceramente felice della notizia.
"Cosa credi ti voglia dire Mekheth?" domandò la ragazza.
Mekheth sorrise apertamente.
"Sicuramente vorrà affidarmi una qualche missione" rispose "E' tempo ormai che io mi occupi di importanti incarichi lasciando le idiozie quotidiane ad imbecilli come Vaderis Fezim, per esempio" disse, ed una strana luce gli attraversò gli occhi blu.
"Vaderis Fezim, mi fa paura Mekh…"disse seria Chathi.
"Perché mai Chathi? E' un inutile spocchioso figlio di papà" esclamò il giovane.
"Non so, è viscido, è pericoloso…mi guarda in un modo che mi mette a disagio…" continuò la ragazza stringendosi nelle coperte. Gli occhi di Mekheth avvamparono.
"Non deve nemmeno permettersi di passarti troppo vicino se non vuole che suo padre pianga un figlio morto" esclamò con voce dura e tagliente, gli occhi socchiusi in due fessure.
Chathi sorrise.
"Dico solo che secondo me è pericoloso Mekheth, guardati da lui…" disse lentamente.
"Non ti preoccupare per me, Chathi, io sono diventato abbastanza forte da badare a me stesso. La magia della fiamma è potente in me. Vaderis lo sa, Thazar-De lo sa, tutti in questo sporco posto lo sanno. E mi temono." concluse alzandosi in piedi.
Chathi lo guardò senza dire nulla.
"Non ti preoccupare " disse Mekheth sicuro.
"Certo rispose lei, sei forte Mekh, e sai sempre come cavartela" gli sorrise, alzandosi dal letto, il lenzuolo scivolò per terra. La ragazza si avvicinò al mago. Mekheth la guardò intensamente, poi la trasse a sé. La bacio. Sentiva il corpo nudo di lei stretto contro il suo torace. Lentamente Mekheth la spinse di nuovo sul letto. Chathi gli accarezzava la schiena voluttuosamente. Si amarono nuovamente.

chathiPiù tardi, Mekheth, si alzò dal letto. Chathi si era riaddormentata. Il giovane si vestì rapidamente, indossando la veste rossa da mago. Poi si chinò per baciarla lievemente sui capelli scuri.
Pochi attimo dopo il Confratello della Fiamma era già nei corridoi per raggiungere lo studio di Thazar-De.
D'un tratto vide in fondo al corridoio la figura alta di Vaderis Fezim, ferma, sembrava attenderlo.
Mekheth lo guardò minaccioso e Vaderis rispose con uno sguardo carico di disprezzo.
"Togliti dalla mia strada Vareris" lo ammonì Mekheth.
"Non credere di essere così minaccioso senza-famiglia" lo apostrofò l'altro.
Mekheth sentì la rabbia ribollire dentro di sé, cerco tuttavia di calmarsi. Non aveva tempo per questo ora, Thazar-De lo attendeva.
Lo guardò e passò oltre.
" Mekheth! Vai dal maestro vero?" gli chiese Vaderis con tono rabbioso.
Mekheth non rispose.
"La tua fortuna finirà Senzafamiglia!" disse " Non sarai più protetto da una qualche eminenza grigia…"continuò Vaderis adirato.
"Avrò la mia vendetta" concluse con un ghigno malefico.
Mekheth fece un cenno di congedo con la mano e riprese a camminare per i corridoi. Vaderis rimase li, immobile.
"Forse tu sei intoccabile Mekheth Senzafamiglia, ma c'è qualcuno che non lo è..."mormorò sottovoce.

Dopo pochi minuti Mekheth bussò alla porta dello studio di Thazar-De.
"Avanti Mekheth" una voce imperiosa disse. Il giovane mago entrò.
Il suo maestro era seduto alla scrivania in legno nero e lucido. Non alzò la testa quando il giovane entrò, stava finendo di scrivere qualche cosa su di un grosso libro rilegato in pelle. Mekheth si guardò intorno. Lo studio era abbastanza grande, illuminato da un unico finestrone che dava sulla città. La parete alla destra di Mekheth era occupata da un'immensa libreria. Il mago guardò avidamente i libri del suo maestro. Il resto della stanza era ammobiliato in modo sontuoso e ricco, le due poltrone erano foderate in peltro rosso, il tavolino davanti ad esse era un perfetto esempio di artigianato aglarondiano, sul pavimento vi era uno splendido tappeto rosso e dorato del Mulhorand, le tende della finestra erano anch'esse molto pregiate anche se di fattura locale. Il resto della mobilia non era da meno, Quel bastardo si trattava bene, si trovò a pensare Mekheth.
I pensieri del giovane mago furono interrotti dall'aspra voce di Thazar-De.
"Mekheth, tralasciando inutili convenevoli, ho un incarico per te" disse costui secco.
"Ditemi maestro" disse il giovane con un sorriso a stento trattenuto. Thazar-De lo guardò malevolmente.
"Immagino tu sappia chi è il Sommo Uriel Anskuld…"disse con un mezzo sorriso Thazar-De.
Mekheth sgranò gli occhi sorpreso. Thazar-De provò un immenso piacere nel lasciare quel piccolo arrogante senza parole.
"Deduco che tu lo conosca, già…" continuò il mago più anziano.
"Non…non di persona maestro, ma so chi è" rispose titubante Mekheth.
"Bene, egli vuole che tu lo raggiunga entro breve nel suo palazzo, Adra Keep" disse il maestro.
Mekheth rimase interdetto. Corrugò la fronte in modo interrogativo.
"Vuole concludere lui il tuo addestramento" disse lentamente Thazar-De, quasi volesse sputare veleno su ogni singola parola.
"Perché, maestro?" domandò semplicemente Mekheth.
"Ha visto un immenso potenziale in te…ed è convinto di essere l'unico che può insegnarti come usarlo...nel modo...migliore" disse con mal celato disprezzo Thazar-De. A Mekheth la reazione non sfuggì.
"Forse non vi considera più adatto ad istruirmi maestro?" domandò mellifluo.
Gli occhi di Thazar-De avvamparono di rabbia.
"Portami rispetto, sono ancora il tuo maestro, finché sarai qui ad Emberhold!" urlò.
Mekheth rimase impassibile.
"Perdonatemi maestro, e quando dovrei partire?" domandò il giovane.
"A breve, ti sarà data disposizione" disse noncurante il mago. "Ora vattene!" intimò "La tua presenza mi ha già dato troppa noia" concluse tornando al suo lavoro.
Mekheth fece un rapido segno di saluto con il capo ed uscì dalla stanza.


urielAppena fuori scoppiò a ridere. Finalmente il Sommo Uriel Anskuld lo reclamava come suo allievo!
Era il momento che aveva atteso per tutta la propria vita!
Sarebbe diventato un mago potentissimo. Nessuno nel Kuavalund avrebbe potuto tenergli testa, fatta eccezione, ovviamente, per Uriel.
Raggiante si diresse velocemente verso le proprie stanze. Doveva avvisare Chathi, lei sarebbe andata con lui! Ad Adra Keep!
Si sarebbe andata così, Chathi….
…Qualcosa gli attraverso la mente, come un lampo improvviso…
Chathi…
Potente Adrelas…
Qualcosa le era accaduto...lo percepì nettamente…lo sentì, come il rumore di una corda spezzata…
Chathi…
In preda all'agitazione Mekheth prese a correre per i freddi corridoi di Emberhold.
Arrivò nel corridoio della sua stanza, vide diversi confratelli fuori dalla porta, immobili, come spettri. Urlò, mentre correva.
Arrivò alla porta, nessuno tentò di fermarlo, ed entrò nella stanza.
Chathi giaceva morta sul letto, nuda, come l'aveva lasciata poco tempo prima.
Il sangue sgorgava da almeno tre ferite sul petto.
Mekheth cadde in ginocchio urlando. Si trascinò fino al letto. La guardò con gli occhi pieni di lacrime, ed il volto ridotto ad una maschera di disperazione.
Chathi giaceva con gli occhi sbarrati, guardava il soffitto.
Mekheth urlò il suo dolore, invocando il nome della ragazza, quasi questo potesse riportarla in vita.
Le passo una mano tra i capelli, e baciò i suoi occhi verdi per l'ultima volta.
Poi si alzò.
Gli occhi rossi, senza più lacrime.
"Voi" disse in tono cavernoso. Rapido si voltò senza più espressione nel volto se non un odio immenso. Dalle mani incominciavano a sgorgare fiamme.
"Chi è stato!" urlò.
Tutti tacquero.
"Parlate!" urlò, gli occhi stravolti si stavano illuminando.
"Non abbiamo visto, né sentito nulla" rispose uno dei maghi.
"Questa non è la risposta che volevo sentire" urlò Mekheth, un globo di fiamme si incominciò a formare tra le sue mani, e si fermò quando assunse le dimensioni di una palla.
Mekheth urlò e lasciò partire la palla di fuoco, che con un boato deflagrò in mezzo ai maghi. Incenerendoli tutti all'istante.
Mekheth uscì dalla stanza.
"La vostra reticenza nel parlare mi ha dato la risposta" urlò iniziando a correre per i corridoi.
Incontrò altri maghi come lui nei corridoi, ma il giovane implacabile li abbattè tutti lanciando lame infuocate dalle mani.
Mekheth bruciava qualunque cosa trovasse lungo il suo cammino. La fiamma di Adrelas bruciava dentro di lui.
Sapeva, sapeva chi era stato!
D'un tratto si trovò di fronte Thazar-De. Il maestro cupo in volto si stava muovendo verso di lui. Mekheth continuò a correre. Il maestro mormorò qualche parola magica alzò una mano e il giovane mago furioso venne alzato da terra e scagliato contro una parete.
"Cosa credi di fare!" urlò Thazar-De inferocito.
"Ha ucciso Chathi, quel bastardo ha ucciso Chathi!" urlò Mekheth impazzito da dolore.
" E allora?" disse Thazar-De, guardando con odio il giovane.
"E' stato Vareris, Vaderis Fezim" Mekheth urlò quel nome con immensa rabbia.
" Sì lo posso immaginare. Il vostro odio reciproco è conosciuto" disse il maestro.
"Ma Chathi non c'entrava nulla!" urlò il giovane.
"Un inutile pedina, nel vostro gioco." disse semplicemente Thazar-De.
"Qui tutti mi avete sempre odiato! Senza motivo! Tu compreso!" gridò furioso il giovane.
" Non è odio sciocco!" disse.
"Io ti disprezzo perché tu, un misero Senzafamiglia, sei riuscito ad entrare nelle grazie del grande Uriel! E beneficerai dei suoi insegnamenti!" gridò Thazar-De.
"Invidia!" urlò Mekheth. "Chathi è morta per la vostra invidia!" disse alzandosi.
"No Chathi è stata uccisa perché era una stupida sgualdrina che si è andata troppo vicina alla fiamma" urlò il maestro.
La furia di Mekheth crebbe esponenzialmente, tutto il suo corpo cominciò a emettere luce, rossa come il fuoco. Thazar-De lanciò un incantesimo di morte sul suo allievo, ma qualcosa bloccò il mago. Un'aura! Un'aura potentissima si era sovrapposta a quella del giovane mago. Un'ombra sovrastava Mekheth, imponente, minacciosa.
Thazar-De con sgomento la riconobbe.
"Voi! Fino a questo punto volete questo giovane!" gridò.
L'ombra sopra Mekheth alzò una mano, e il giovane come in trance fece lo stesso. Un raggio di energia verde colpì Thazar-De che sbarrò gli occhi e urlò. Lentamente si disintegrò sotto gli occhi di Mekheth.
Il giovane avanzò senza battere ciglio. Ora Vaderis Fezim doveva morire. Passò accanto al cumulo di cenere che un tempo era Thazar-De Uuthrak.
"Non avevi più nulla da insegnarmi. Non sai quanto ti ho odiato." Mormorò a bassa voce.

Rapidamente arrivò alla stanza di Vareris. Mekheth stava per far esplodere la porta con un incantesimo quando questa gli esplose addosso travolgendolo di schegge e fiamme.
Nella stanza c'era Vaderis con le mani ancora crepitanti di fiamme.
"Ciao Senzafamiglia, vedo che la visitina che ho fatto a quella stupida ragazzina è servita a qualcosa" disse con un ghigno.
Mekheth fece per rialzarsi ma venne investito da una scarica di fulmini provenienti dalla mano di Vareris, urlò di dolore mentre la sua carne sfrigolava. Vaderis gli si avvicinò. Mekheth giaceva tra i resti della porta fumante.
Vaderis estrasse un pugnale da sotto la tunica, era ancora sporco di sangue. Sangue di Chathi.
"Tu! Perché l'hai fatto!" gli gridò Mekheth cercando di reprimere il dolore che provava in tutto il corpo.
"Era l'unico modo per farti soffrire. Io voglio che tu sia distrutto, ti odio. Tutti pensano che tu sia un mago molto abile. Ma sbagliano, tu non vali quanto me!" urlò con il volto stravolto dall'odio Vareris.
"Maledetto…"disse Mekheth. Cercò di richiamare un incantesimo, ma si rese conto che la sua riserva magica era pressoché esaurita.
"Dovevi sentire come urlava mentre la pugnalavo ripetutamente. Invocava il tuo nome!" urlò Vareris
E qualcosa dentro Mekheth si ruppe. Il giovane sentì il fuoco scorrergli nelle vene. Con un urlo si liberò dei resti della porta. E come era successo cinque anni prima le sue mani presero fuoco
Si scagliò contro Vaderis che credendolo ormai spacciato fu colto di sorpresa.
Il giovane gli afferrò i polsi e lasciò scorrere le fiamme, che lambirono il corpo urlante di Vareris.
Questa volta nessun volto comparve a Mekheth. Il ragazzo lasciò che le fiamme sommergessero Vaderis interamente. Vaderis Fezim morì con immenso dolore tra le fiamme di Adrelas. E Mekheth ne gioì immensamente.
Presto Mekheth lasciò cadere per terra il corpo carbonizzato di Vareris.
Era tutto finito.
No! Si disse c'era ancora qualcosa da fare.

Farstung il sacerdote di Adrelas giunse ad Emberhold in tutta fretta, in città si vociferava di disordini alla torre. Ma quello che vide fu apocalittico.
Emberhold bruciava interamente, un'immensa pira di fuoco.
Vide una figura uscire dalle porte in fiamme della torre. Ne portava in braccio un'altra.
Presto Farstung riconobbe Mekheth e sua nipote Chathi. Lui era scuro in volto, gli occhi non lasciavano trasparire nulla, fredde distanti pozze d'acqua. Chathi giaceva inerme tra le sue braccia, il corpo avvolto in un lenzuolo. Era morta.
Mekheth la adagiò per terra.
"Cos'è successo?" domandò Farstung disperato.
"E' morta perché mi amava" disse solo Mekheth.
"Tu maledetto! Hai portato mia nipote alla morte!" urlò il vecchio piangendo.
"Che tu sia maledetto! Ora e per sempre!" urlò con gli occhi carichi di rancore.
Mekheth sorrise.
"Lo sono già vecchio" disse. Guardò per l'ultima volta Chathi. Si alzò, e guardò oltre al vecchio. Una figura ammantata lo attendeva in fondo alla strada.
"Dalle degna sepoltura. Affida le sue ceneri la vento. E' così che una sacerdotessa di Adrelas dovrebbe morire" sentenziò.
"Dannato che tu sia dannato..."continuò a ripetere Farstung.
"Vecchio, Emberhold cade in fiamme, presto sarà solo cenere, come tutti i suoi abitanti." Disse Mekheth.
Farstung tacque abbracciando il corpo di sua nipote.
"Non ti uccido solo per il rispetto che nutro per Chathi" disse il giovane Confratello della Fiamma e se ne andò.

L'uomo lo attendeva.
Mekheth lo guardò. L'uomo si calò il cappuccio del mantello, rivelò una testa rasata con un intricato tatuaggio. I suoi occhi erano neri come il carbone.
"Maestro" disse semplicemente Mekheth.
Uriel Anskuld lo guardò senza alcuna espressione.
"Vieni ragazzo, ora non c'è più nulla per te qui" sentenziò serio.
"Sì maestro, sarò degno della fiducia che avete sempre riposto in me" disse il giovane.
"Lo so, lo so. Tu d'ora in poi non ti chiamerai più Mekheth Senzafamiglia " disse Uriel, poggiando una mano adunca sulla spalla del ragazzo.
"Io sarò la tua famiglia, l'unico che ti addestrerà nelle arti occulte. D'ora in poi il tuo nome sarà Mekheth Anskuld, allievo di Uriel" disse, si voltò e prese a camminare lentamente.
Il giovane mago non si voltò nemmeno a guardare Emberhold ridursi in cenere. La non c'era più nulla per lui. Non c'erano più gentili occhi verdi ad accompagnarlo.
Nulla.
Più nulla.
Solo cenere.
Mekheth Anskuld seguì il suo maestro lungo la via.

Scritto da: Alberto Amorelli

Data: 13-05-2006

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