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Good Bye, Lenin
Come se il Muro non fosse mai caduto...
Grande successo al Festival di Berlino
testo alternativoCATEGORIA: Film da grande pubblico, con stile

Alexander è un ragazzo di Berlino Est, cresciuto nel mito dei viaggi nello spazio e abbandonato dal padre in giovanissima età. Ha una madre assolutamente devota al partito socialista, funzionaria integerrima e assolutamente convinta nel futuro del regime comunista. Un giorno, poco prima della rivoluzione che cambierà il corso della storia, ha un grave malore. Va in coma, e si risveglierà 8 mesi dopo: mesi nei quali tutto è cambiato, il muro è caduto e la Germania è unita.
Alexander viene avvertito: qualora la madre sia sottoposta a forti shock morirà. Il figlio, allora, non rivela alla donna gli sconvolgimenti del loro paese, e inventa una commedia ad uso e consumo della madre malata.

Questo non è il solito film europeo serioso e filosofico. E’ piuttosto una commedia che grazie al suo registro leggero e fintamente disimpegnato vuole parlare di altro. Vuole parlare del momento storico che ha segnato la fine del secolo breve, e di come i Tedeschi dell’Est l’hanno vissuto all’interno. Pur con un inizio a tratti stentato il film decolla e numerosi sono i momenti divertenti e ammalianti. La creazione che fa il protagonista della realtà parallela, una realtà falsata e immaginifica, contribuisce ad acuire i momenti comici e rende il film a tratti irresistibile.

Becker, il regista del film, è un tedesco che gioca a fare l’americano, e cosa degna di nota, gli riesce anche piuttosto bene, senza trascurare però il fatto stesso che il lungometraggio decida in alcuni segmenti di volare alto e di inserire riflessioni poco comuni nella commedia d’ oltreoceano. Il momento di transizione che la Germania si è trovata ad affrontare tra l’’89 e il ’90 è evidenziato da una galleria azzeccatissima di personaggi che vagano storditi sul suolo di una patria ancora imperfetta, non ancora riconosciuta da tutti come tale.
La grande abilità dell’autore sta tutta nell’usare una narrazione principale, quella della malattia della madre, per descrivere il sommovimento politico e sociale di quegli anni turbolenti.

Certo Good Bye, Lenin non è un film perfetto, e gli avrebbe giovato un taglio di una quindicina di minuti; in alcuni momenti la retorica sembra farsi troppo evidente e il racconto incepparsi di fronte alla tentazione delle lacrime, ma è solo un momento e poi continua a scorrere felice, divertente e ben scritto, alternando gag e riflessioni piuttosto ben calibrate.
Certo, forse non merita tutto il risalto che gli è stato dato sulla stampa internazionale, ma anche al nostro cinema farebbe bene un autore come Becker, capace di trattare l’Argomento degli ultimi 20 anni con il tono lieve della commedia,consapevole di voltare in sorriso quello che imbroncia i volti dei grandi pensatori.


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