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Il Monaco
Il Monaco a prova di proiettile... e il suo strano discepolo
con Chow Yun Fat

Bullet Proof Monk è il titolo originale di questo strano film che vede recitare due star atipiche: Chow Yun-Fat e Seann Williams Scott. Il primo grandissimo interprete di polizieschi made in Hong Kong e il secondo attore da teen movie come "American Pie" e il cult negli Stati Uniti "Fatti, strafatti e strafighe".
Il monaco a prova di proiettile del titolo è ovviamente Chow Yun-Fat, monaco tibetano che ha rinunciato al proprio nome per proteggere una pergamena dai poteri straordinari. Dopo sessant’anni di difesa estenuante è pronto a cedere il posto ad un successore designato dal destino. Ovviamente avrete capito chi è questo famigerato successore. Il tutto mentre un nazista da operetta sta dando la caccia alla formula magica contenuta nella pergamena.

Il film, condito da luoghi comuni ai limiti di un bonario razzismo è il classico lungometraggio dove una coppia di protagonisti diversissimi vengono uniti dagli eventi: un genere di film che furoreggiava negli anni ’80 e che sta tornando di moda: solo che se all’epoca la coppia standard era formata da un afroamericano e da un bianco ora il modello sembra essere un asiatico e il solito WASP (White AngloSaxon Protestant). Tendenze che possono essere esemplificate da alcuni esempi: "Arma Letale" e "48 ore" per il passato e il discreto "Pallottole Cinesi" negli anni 2000.

"Il monaco" è un esempio della contaminazione che esiste tra il cinema orientale e quello americano di cui parliamo da tempo, rivoltando però in chiave comica gli elementi di entrambe le cinematografie. Ma per realizzare una buona commedia il film deve possedere un solida sceneggiatura e sotto questo punto di vista il lavoro latita decisamente. Se il primo tempo è discretamente costruito e a tratti parecchio divertente, dopo l’intervallo il piacere della visione scende ai minimi possibili fino a condurre ad una delle scene finali peggiori che si siano mai viste. I combattimenti sono messi in scena in maniera pessima lungo tutto il corso del lungometraggio e denunciano un pessimo uso degli effetti digitali.

Discorso a parte meritano gli attori: un grande come Chow Yun-Fat è costretto in un ruolo che non gli appartiene: ad Hong Kong il nostro non ha mai interpretato un film di arti marziali!!! E’ stato un grande poliziotto e un grande killer, ma mai un combattente. Ed è il chiaro segno che gli stereotipi rovinano il cinema. Lo vediamo imbambolato e stranito per tutto il corso dell’opera, con un faccia che sembra dire costantemente: "ed io che ci faccio qui???" Ma nel momento in cui prende in mano due pistole gli si illumina il volto e sembra di nuovo il grande "Topolino" che abbiamo ammirato in "The Killer" canto del cigno del poliziesco hongkongese, dell’ex grande regista John Woo.
Molto più a suo agio Williams Scott, non nuovo a commedie hollywoodiane anche a basso tasso di inventiva.

In sostanza non un grande film, purtroppo piacevole solo a tratti, e a tratti brevi. Ma cogliamo l’occasione per ricordarvi di recuperare due film di cui abbiamo parlato in questo recensione, molto diversi tra loro, uno faceto e l’altro serissimo: "Fatti, strafatti e strafighe" piccolo gioiello del demenziale dei nostri anni, e un consiglio meno faceto: "The Killer" epico e magnifico esempio di quando Hong Kong era il faro della cinematografia di genere per tutto il mondo.

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