INTERVISTE \ Skiantos

una gustosa intervista

di Francesca Malaguti
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Gli Skiantos nascono a metà anni settanta a Bologna. La prima formazione è composta da quattro amici capeggiati da Roberto “Freak” Antoni. Si esibiscono nei circoli giovanili di Bologna rompendo gli schemi tradizionali legati ai cantautori degli anni 70 e si inventano il Rock-Demenziale abbinato a un nuovo caloroso rapporto con il pubblico.
La formazione degli Skiantos subisce varie modifiche negli anni, giungendo persino allo scioglimento temporaneo tra il 1981 e l’84.
Nell'attuale formazione sono rimasti due dei fondatori originali degli Skiantos: Fabio Testoni, detto DANDY BESTIA (chitarrista e compositore) e Roberto Antoni detto FREAK (voce e paroliere), che dal 1992 sono accompagnati dai mitici Marco Nanni detto MARMO ( basso ) e Roberto Morsiani detto GRANITO (batteria), e dal 1996 anche da Luca Testoni detto TORNADO ( chitarra ).



Sant’Agostino (FE), sabato 30 agosto 2003, mezzanotte passata.
Ha appena avuto fine un concerto davvero memorabile per il nostro “piccolo borgo natìo”: il concerto degli Skiantos, ospitato dalla manifestazione Il giardino di Homer, organizzata da un gruppo di giovani del paese.
In alcuni coraggiosi ci avventuriamo dietro al palco con telecamera e registratore per intervistare Roberto “Freak” Antoni, leader del gruppo fin dai suoi esordi. Nonostante le fatiche del concerto, Roberto acconsente molto gentilmente ad essere intervistato, a nostro rischio e pericolo.
Ho scelto di trascrivere integralmente (salvo le ripetizioni) il testo delle risposte per non togliere nulla allo stile caustico e immancabilmente demenziale del nostro interlocutore.
(FA: Freak Antoni, I: intervistatrice, C: cameraman)

I – Una domanda forse un po’ banale per iniziare: come è nata la scelta della musica demenziale-intellettuale?

FA - La scelta della musica demenziale è avvenuta per una intuizione geniale del sottoscritto, il quale un tempo, almeno 30 anni fa, quando era un giovane studente DAMS, tu mi intendi…, ebbe questa folgorazione su una strada di Bologna, via Zamboni, la strada delle facoltà universitarie. Colpito da un fulmine ebbi questa repentina e subitanea intuizione: “manca al mondo, e in Italia soprattutto, una musica che sia ironica, un genere abbastanza assurdo, che derida tutti i miti e i riti più ufficiali e che si definisca con grande senso autocritico “demenziale”. E fu così che nacque il demenziale. Altra domanda grazie! Sono antipaticissimo ah! Si, si, si continuiamo pure: mi piace fare l’antipatico!

I - Noi studenti bolognesi abbiamo un po’ il mito di Bologna negli anni ’70, ma come era davvero Bologna in quegli anni, e cosa è cambiato oggi?

FA - Bologna era meravigliosa, tutt’altro genere, vi siete persi un grande evento e cioè gli anni migliori, mi dispiace ma io c’ero e voi no!
Beh, scherzi a parte, era certamente una Bologna più generosa, più attiva, più aperta, più creativa anche perché più ingenua, nel senso che si metteva in gioco continuamente. L’idea che andava per la maggiore tra i giovani era quella di cambiare completamente mestiere e in maniera continua, tant’è che noi Skiantos ci fermammo nei primi anni ’80, proprio quando iniziavamo a raccogliere un notevole successo: che demenziali saremmo stati se avessimo continuato?
Però lo spirito dei tempi era di sperimentare sempre qualcosa di nuovo, andare oltre, inventarsi qualcosa di inedito, qualcosa di non ancora provato, e abbandonare il vecchio per la sperimentazione successiva. Bologna, benché provinciale, “metropoli di provincia”, se mi passi l’ossimoro -sono moooolto avanti! - , era una città in fermento, molto politicizzata. Il fermento politico e culturale era determinato dalla presenza di tanti studenti, sia fuori sede che di Bologna, che insieme avevano dato vita a tante e varie formazioni di ricerca politiche e non.
Nel ’77, con il convegno sul dissenso, questa situazione politica esplose e il movimento studentesco, molto forte a Bologna, si spaccò in due ali: l’ala cosiddetta della P38, o ala di piombo, quella delle Brigate Rosse, o delle cosiddette Brigate Rosse - sulle quali secondo me ci sono ancora molte questioni ambigue, ma comunque chiamiamole così - e dall’altra parte l’ala delle persone che amavano fare politica in maniera “creativa”, tra cui gli Skiantos, figli del movimento.
Bologna era un calderone in ebollizione a quel tempo; oggi è una città molto più modesta e ripiegata su se stessa, molto più piccolo-borghese.

I - il pubblico di stasera era molto giovane, quale dei vostri dischi fareste ascoltare ad un giovane che quando avete iniziato a suonare non era ancora nato?

FA - Ma io consiglierei sicuramente tutta la discografia Skiantos, perché è difficile rinunciare anche ad un solo tassello…

I - ma molti dischi, specie i primi, sono ormai introvabili…

FA - Erano introvabili fino a oggi, ma in autunno, con la ristampa di Monotono e Kinotto, e quella successiva di Pesissimo, e più avanti, man mano che passeranno i mesi e gli anni, anche dei dischi successivi, finalmente colmeremo questa lacuna, quindi gioisci per favore e gioite giovani!!

C - ma perché continuate ancora a suonare?

FA - Continuiamo perché ci divertiamo ancora molto, nonostante il pubblico talvolta un po’ zotico

I - bene ti ringraziamo molto…

FA - Niente, grazie a voi per regalarmi questo stupendo Memorex (e mi prende di mano il registratore) e questa cassetta, ciao!

Intervista realizzata con la collaborazione di Paolo Bergonzoni.






01-02-2006 - visite: 14854

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