RECENSIONI \ Múm - Finally we are no one

Una melodia generata dal silenzio

di Ilaria Battistella
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gruppo MúmTornato sano e salvo da un fly and drive per le desolate e magnifiche lande islandesi e dopo aver scrutato a fondo le vetrine di Reykjavík, dovete ben immaginare come il mio occhio attento non abbia potuto fare a meno di prendere nota di nomi ed interpreti locali: anziché acquistare qualche made in Iceland della celebre Björk o dei Sigurrós, la mia curiosità è stata solleticata da un album della Fat Cat Records uscito nel Maggio 2002, dall’ enigmatico titolo Finally we are no one. Autori gli islandesi Múm, un quartetto piuttosto strambo formato da due sorelle gemelle, Gyða e Kristín Anna Valtýsdóttir (musiciste classiche, pianoforte e violoncello), e due boys, Örvar Þóreyjarson Smárason (creatore di musica elettronica per videogames) e Gunnar Örn Tynes (seguace della hardcore old-school).
Tra suoni elettronici, battiti sommessi e risvolti ambient e pseudo-folk il percorso sonoro della band si snoda flessuoso tra luce ed ombra, leggenda ed avanguardia, oscurità e trasparenza, ed il singolo Green grass of tunnel ne è la conferma, un luccichio di cristalli di ghiaccio che risplende tra le atmosfere nordiche dell’ album, accompagnate per mano dalle voci infantili, cantilenanti, sussurrate, quasi aliene delle gemelle.
Don’t be afraid, you have just got your eyes closed, Behind two hills…a swimmingpool e Faraway swimmingpool sono un balletto di campanelle d’argento e sembrano volersi prendere gioco dell’ ascoltatore, come folletti capricciosi; Now there’s that fear again si distingue per la melodia, cupa e sinuosa allo stesso tempo, e si trascina tra battiti ed impalpabili linee vocali sovrapposte, che avvolgono completamente. I can’t feel my hand any more, it’s alright, sleep still odora di elettro-folk, pascoli verdi e ruscelli, mentre la title track Finally we are no one galleggia nel ricordo di un sogno infantile dai contorni sfumati di una ninna nanna.
Le note al pianoforte di We have a map of the piano emergono dalle onde dell’ oceano e trasportate dal vento fuggono trasognate e malinconiche verso spazi senza confini.
K/half noise e The land between solar systems svelano la dimensione più ombrosa ed introspettiva del sound di questo gruppo: così delicato, sfuggente ed intenso ci strega con la sua fredda magia, ci rende partecipi dello spettacolo naturale islandese, della sua forza e del suo splendore selvaggio ed in continuo movimento, solitario, via d’uscita dalla modernità e fuga nell’ abbraccio di ritmi nascosti dell’ era primordiale: “…finalmente non siamo nessuno…”.



01-02-2006 - visite: 8767

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