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Confidence
Un Dustin Hoffman denirante
Un nuovo film di truffe
CATEGORIA: FLATLINE
Cari lettori, siamo di nuovo di fronte ad un film di truffe, genere che viene ripreso sempre più spesso dall’industria hollywoodiana, forse perché ha una alto tasso di redditività. Dopo The Italian Job, lungometraggio che recentemente ha riscosso un ottimo successo di botteghino, esce questo Confidence, che riunisce una giovane star, Edward Burns, e due vecchi grandi attori, Dustin Hoffman e Andy Garcia.

Senza ombra di dubbio gli ingredienti principali di un buon film di truffa sono da cogliersi a livello di sceneggiatura: piani ben congegnati e colpi di scena sono assolutamente necessari per la riuscita del film: in assenza di questi a salvare un lavoro può essere solo il glamour conferito ad un pellicola dal divismo o da altri elementi. Confidence latita da ogni punto di vista: la trama è prevedibile e scontata, e il piano della truffa, per ammissione dei suoi stessi personaggi, è risibile. Resterebbe il divismo, se non fosse che anche il grande Dustin Hoffman rimane coinvolto in un lavoro che non gli appartiene.

E’ giunto il momento di spiegare il sottotitolo che abbiamo dato a questa recensione: definiamo denirazione quel processo che ha coinvolto negli ultimi tempi i grandi attori, in special modo i magnifici dell’Actor’s Studio di New York, De Niro e Pacino: cioè recitare in maniera eccessiva e strabordante ruoli mal disegnati e per nulla credibili. Dal classicismo della totale immedesimazione nel ruolo ad una recitazione di maniera che vola verso un barocco fastidioso e irritante per chi li ha seguiti nel percorso che, negli anni ’70, ha portato a definire quel grande movimento definito new Hollywood.

Dustin Hoffman si era sempre salvato nell’unico modo possibile, non lavorare. Lo ricordiamo infatti in un piccolo cameo in Giovanna D’Arco e poi più nulla per anni. Ma cosa volete, il suo lavoro è quello di recitare e ogni tanto qualcosa bisogna fare. Ma è con un certo rammarico che lo vediamo in un ruolo adrenalinico e urlato, un vero e proprio shock per noi che amavamo il suo tono dimesso e i suoi mezzitoni crepuscolari.

Lo stesso Andy Garcia, più misurato nel film si trova di fronte ad un ruolo mal scritto e prevedibile. Per non parlare della giovane star: Edward Burns, in questo film, ha un mimica che potrebbe essere superata da Ben Affleck, il che non è un giudizio estremamente positivo.

Certe volte vi consigliamo film di intrattenimento puro per trascorrere un piacevole serata. Ma questo non è intrettanimento, è noia. Prevedibile e scontato, diretto con mano tremolante e passione per i brutti effetti di montaggio da James Foley non sarebbe piacevole nemmeno come sottofondo ad una chiacchierata tra amici.

Forse stavolta siamo molto cattivi, ma c’è veramente poco da salvare in questo lavoro: qualche battuta di spirito e forse il colpo di scena finale per gli spettatori meno smaliziati: ma per chi ha visto qualche film di questo tipo non c’è nessuna sorpresa, e forse è il difetto più evidente per questo genere.

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