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Kill Bill - Volume I
Il nuovo film di Quentin Tarantino
Dopo un coma cinefilo...


La Sposa aspetta un figlio da Bill. La Sposa viene uccisa il giorno del suo matrimonio. Uccisa dalla squadra criminale di Bill, a cui lei stessa apparteneva.
La Sposa non è morta, e ha un solo scopo: uccidere Bill.

La Sposa è rimasta 4 anni in coma. Come Tarantino prima di riprendere in mano un progetto cinematografico.
Ovviamente, si è trattato di un coma cinefilo.

Il nuovo film di Quentin Tarantino non ha sostanza. E’ un puro esercizio di stile che ruba spudoratamente al cinema orientale ogni singolo fotogramma che lo compone. Semplicemente, una compilation dei momenti che hanno fatto la fortuna di quel cinema d’azione che oggi è di moda "citare" a Hollywood. Un’operazione furba volta a far soldi grazie ai meriti di altri...

Questo si mormorava, sia ad Ovest che ad Est, prima dell’uscita di Kill Bill.
Buona parte della critica americana non ha cambiato idea. Sono gli amanti del cinema orientale ad averlo fatto.
Oggi quasi tutti i siti che pubblicano recensioni di film dell’Estremo Oriente hanno dedicato un articolo a Kill Bill. Hanno riconosciuto Tarantino come "uno dei nostri".
I motivi? Saltano subito all’occhio. La troupe è quasi totalmente orientale(molta Hong Kong, poco Giappone) e il film è infarcito di dialoghi in lingua originale, sottotitolati.
Ma c’è dell’altro.

E’ poi così inconsistente questo nuovo, lunghissimamente atteso, Tarantino?
Il problema è che in occidente abbiamo un idea pericolosamente sbagliata di ciò che ha valore al cinema.
Svalutiamo automaticamente il cinema di genere, quel cinema "non-impegnato" ma altamente codificato che ha sempre giocato un ruolo importantissimo nella storia di quest’arte.
Specialmente in Italia, certo cinema "impegnato" è riuscito a prendere il potere tramite la diffamazione dell’avversario. Col tempo si è trasformato in "intrattenimento impegnato"(il più delle volte non esiste al mondo cosa peggiore), ma continua a esercitare il proprio potere castrante.
Non produciamo più cinema di genere e, peggio ancora, non sappiamo più guardarlo senza provare sensi di colpa per il piacere che ci da.
Smettetela di pensare. Guardate Kill Bill lasciandovi trasportare dalle continue stimolazioni sensoriali, rimosse, primordiali, con cui Tarantino fa deflagrare le sue pellicole.
Almeno alla prima visione.

Anche perché così facendo la seconda svelerà molto più facilmente la bravura di Tarantino: i motivi per cui Kill Bill riesce, a seconda dei momenti, a trascinare nel vortice delle immagini o ad affascinare nella contemplazione.
Si pensi alla simbologia fallica legata alle lame, che domina su tutti gli altri segni presenti nel film. Anche perché Kill Bill è un film su un "nuovo gender", non più debole, non più passivo.
Tarantino gioca con questa infinità di fugaci stimolazioni simboliche con una maestria che non può non ricordare Takashi Miike: forse il regista orientale che più si avvicina all’approccio rielaborativo di Tarantino al cinema.
Si pensi a Bill che giocherella con l’impugnatura mentre è al telefono con Daryl Hannah, al racconto della follia di Go Go Yubari(la ragazzina teletrasportata da "Battle Royale" di Fukasaku). Oppure al penultimo degli 88 Folli: prima uomo adulto al buio, rivelatosi ragazzino una volta accesa la luce, gli viene spuntata la spada-fallo. Segue momento memorabile...
Ma Tarantino è bravissimo a coinvolgere lo spettatore anche con semplicissimi elementi della messa in scena. Come ad esempio gli effetti di senso generati dalla presenza/assenza della lucentezza(dei vestiti e della lama) nell’episodio de "L’uomo di Okinawa". E ancora la Sposa, che mentre stanno arrivando tutti gli 88 Folli a combatterla, chiude gli occhi a preparare il bianco e nero iperrealista che verrà, assoluta padrona del mondo cinematografico di Kill Bill.
Non c'è bisogno di scovare "impegno" nei film del regista di Pulp Fiction per apprezzarne la poesia.

Per quel che riguarda le scene d’azione sembra quasi superfluo raccontarne la bellezza, visti i già eccellenti modelli di ispirazione. Eppure è necessario, perché la bellezza delle sequenze di lotta di Kill Bill non deriva soltanto da tutto ciò che potevamo aspettarci da Tarantino(un montaggio strepitoso e una messa in scena assolutamente inventiva).
E’ chiaro infatti che ciò che vediamo non appartiene né al wuxiapian(tradizione di Hong Kong), né al chanbara(tipico dei film di samurai), ma piuttosto ad una efficacissima fusione di entrambi.
E il tema del meticciaggio è rimarcato dal personaggio interpretato da Lucy Liu: quella O-Ren Ishii "metà cinese, metà giapponese e metà americana". Personaggio ambiguo, perché utilizzato da Tarantino come simbolo inquietante del prevalere violento di una cultura sulle altre.
La colonna sonora, che spazia dal rap alle composizioni Morriconiane, talvolta mescolandoli, è forte del contributo del rapper The RZA(del Wu-Tang Clan), a testimoniare il crescente interesse della comunità afroamericana per la cultura orientale.
Tutto questo rende Tarantino non tanto un regista rivoluzionario, quanto l’autore che più rappresenta la rivoluzione delle comunicazioni nella quale ci troviamo immersi. Primo segno di quanto le distanze si stiano accorciando, e di quanto il dialogo fra culture diverse possa dare frutti prelibati.

Ciò che colloca Tarantino all’estremo opposto di tutti gli altri vampiri occidentali(che continuano a moltiplicarsi), è il rispetto assoluto nei confronti della materia citata. Usare un coreografo di Hong Kong è una furbata, iniziare il film con parti rovinate di una pellicola della Shaw Brothers, è Amore.

Il marchio di fabbrica di Tarantino, quello scombinare la sequenza degli eventi spiazzando lo spettatore, è perfettamente funzionale al pathos di Kill Bill.
Sapere già dopo la prima scena come andrà a finire il combattimento che chiude questo Volume I, non annulla la suspance.
Piuttosto immerge tutto ciò che segue nel senso di ineluttabilità della vendetta della Sposa. E focalizza l’attenzione sui personaggi, mentre i combattimenti diventano danza, Arte come rappresentazione dei sentimenti umani.

Come avrete capito, siamo entusiasti di Kill Bill. Ma è troppo presto per sbilanciarsi.
Il Volume II esce a Febbraio e, come dice Tarantino: "Se questo è stato Kill, il prossimo sarà Bill".
Traduzione: Volume II approfondirà molto di più quella storia che a conti fatti ancora non conosciamo minimamente.

Noi vogliamo scommettere.
Scommettere su Tarantino, sul fatto che se la prima parte è un omaggio(ma non SOLO un omaggio), la seconda sarà la riflessione personale.
Scommettere su quel "beep" che copre il nome della protagonista e su tutto ciò che Tarantino sta covando...
Scommettere su Kill Bill(nel suo complesso) come uno dei migliori film dell’anno.
Dispostissimi a rialzare...

testo alternativo




P.S. Un consiglio. Se, una volta iniziato il film, sentite che i dialoghi sembrano avere un volume un po’ basso, mentre le musiche sono a livello standard...Uscite, andate dal proiezionista(una, due, tre volte) e chiedete di alzare il volume!
Kill Bill è mutilato senza l’apporto sbalorditivo dato dalla sua colonna sonora e dai suoi studiatissimi effetti sonori.
NON FATEVI RUBARE I SOLDI DEL BIGLIETTO!



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