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Dogville
Lars Von Trier e gli Stati Uniti
Ancora una grande prova d'attrice per Nicole Kidman
CATEGORIA: Beoo, beeooo. Capio niente...ma beeooo.

Dogville è una tranquilla cittadina della provincia americana.
L’esistenza delle poche anime che la popolano verrà turbata dall’arrivo di Grace, una bella donna proveniente dalla “Grande Città”, in fuga dai Gangsters che la vogliono uccidere.

Eccoci di nuovo a parlare di Lars Von Trier. E ci dispiace anche questa volta finire per prendere parte nell’eterno scontro tra chi lo ama e chi lo odia, quelli per cui è un genio e quelli per cui è un truffatore, chi lo ritiene fondamentale e chi inutile.
Ci dispiace perché adoriamo il cinema di Von Trier, e quasi ogni film è una conferma.
Ma ci dispiace anche perché non ci riconosciamo affatto nei suoi fan più integralisti. Crediamo che colui che ha inventato il manifesto artistico del “Dogma” solo per il gusto di tradirlo, non sia minimamente interessato a divenire un Idolo.
Siamo invece convinti che questo stravagante danese sia rimasto uno dei pochi registi di talento a rifiutare un destino da “genio patentato”, preferendo piuttosto continuare a spiazzare, far soffrire e ovviamente dividere gli spettatori.

Dogville nasce da alcune critiche mosse a Von Trier negli ultimi anni, che partono dalla pellicola(“Dancer in the dark”) per arrivare fino a certe sue dichiarazioni pubbliche.
Un antiamericano che non conosce l’America, si è detto.
Ed ecco che il vulcanico Lars si getta completamente in un progetto molto ambizioso: tre film sugli Stati Uniti(il film con Bjork li sceglieva come ambientazione, non come tema centrale). Il secondo è già in lavorazione ma non beneficerà della bravura di Nicole Kidman. Il suo personaggio, protagonista di tutti e tre i film, sarà interpretato da 1 attrice diversa in ogni pellicola.
Comunque, Dogville lascia trasparire solo in minima parte il fatto di essere il primo capitolo di una trilogia, e non vi intimerà, alla fine, di comprare il biglietto per il suo seguito.

Prima di tutto il set, il luogo in cui ci troviamo, Dogville.
Non ci sono pareti, o almeno il nostro occhio riesce a vedervi attraverso. Meglio, non può esimersi dal “vedere”.
Nella cittadina di Dogville, in cui “tutti sanno tutto di tutti”, noi sappiamo di più.
Oltre i confini di Dogville, il nostro occhio non può fuggire.
E la struttura che la tiene in piedi, ciò che la regola e la mantiene immobile e immutabile, ci viene lentamente svelata.
Von Trier ha fatto un film su ciò che dell’America lo spaventa e atterrisce.
Non la violenza(in fondo a Dogville la violenza non è mai troppo evidente)o la sopraffazione, ma le giustificazioni per esse.
Un film sulla retorica americana. Su una nazione che trova infine modo di autoassolversi per qualsiasi colpa, storicamente incapace di ammettere a se stessa i propri difetti e i propri errori. Costantemente vittimista, sempre nel giusto, sempre benedetta.

Non vogliamo dirvi troppo di Dogville, anche perché ci sembra che vi sia già stato raccontato(da altri) più del necessario.
Dogville in fondo è uno dei film più asciutti e spogli di Von Trier.
Sappiate solo che il ritmo procede lento e senza brusche accelerazioni. E’ l’atmosfera a variare, facendosi progressivamente più cupa e opprimente.
La telecamera come sempre ondeggia, facendosi notare e svelando la finzione(effetto irritante e inutile o sincerità estrema? Se n’è già parlato molto in passato...ognuno ha già scelto da che parte stare).
Sappiate insomma che vi attendono 2 ore di sofferenza prima di arrivare ad un finale esplosivo.
Che non vi raccontiamo, se non attraverso una visione che abbiamo avuto, simbologia religiosa nelle mani di un ateo: due esseri divini che osservano e giudicano gli esseri umani.
Il viaggio in America di Lars è appena iniziato. Ma per ora non ha trovato nulla di buono.


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P.S. Il film è stato tagliato, per l’uscita italiana, di circa 40 minuti(178 diventano 138). Von Trier, in un intervista, ha detto che evidentemente ce lo meritiamo.
Anche riguardo a questa affermazione ci si dividerà. Noi la pensiamo come Von Trier. Un paese in cui accadono cose del genere non è giustificabile. Ci sentiamo imprigionati a Dogville.




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