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giovani in 'nera'
Baby gang: tutti sapevano, nessuno parlava...
La storia si ripete. Dopo le timberland e il piumino firmato, oggi si punta al cellulare o al nuovo portafoglio colmo di euro.

Da "L'Arena" (Quotidiano di Verona - febbraio 2002)
«Baby gang, non ci stupiamo»
«Magari non come quelle della Bassa, ma ci sono dappertutto»
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«Roba nuova le baby gang? Macché. Ci sono sempre state. Magari non così organizzate come quelle prese a Legnago e a Bovolone, ma ce ne sono un po’ dappertutto, in città e in provincia. Forse se n’è soltanto parlato poco». V.N. ha 16 anni, abita a Povegliano, studia all’istituto Ferraris e porta un cappellone a cilindro da giullare a strisce gialle rosse e blu, perfetto per carnevale. Faccia pulita, occhi vispi, come gli amici che stanno passeggiando con lui per corso Portoni Borsari, tutti tra i 15 e i 17 anni. Proprio coetanei dei giovani taglieggiatori sgominati nella Bassa veronese. Probabilmente, anche se non lo si può affermare, anche di coloro che hanno picchiato e derubato del telefonino e di una catenina una ragazza durante la sfilata dei carri del Venerdì gnocolar. Già, fuori il cellulare, il portafogli, il giubbotto o le scarpe firmate, oppure botte: la formula standard dell’approccio dei taglieggiatori con le loro vittime è più o meno questa. «Dico che il fenomeno non è nuovo», spiega V.N. (solo le iniziali, per ovvi motivi), che si ferma volentieri con i suoi compagni per rispondere a qualche domanda, «perché conosco persone che negli anni scorsi hanno subito ricatti di quel genere. A Villafranca per esempio, da quanto mi risulta, il fenomeno esiste, ma se ne sentono un po’ dappertutto. Gli obiettivi di solito sono il telefonino e i soldi e se non li molli sono botte. Ma c’è anche chi nei bar ti impone di offrirgli da bere sempre minacciandoti di prenderle se non esegui. Per fortuna a me non è mai successo, anche perché certe persone si riconoscono». Da che cosa? «Girano in gruppo», interviene U.G. anch’egli 16 anni, abitante a Roverè, «in genere con i jeans sdruciti, con un po’ di catenacci penzolanti, di solito piuttosto ubriachi. Gente che attacca briga volentieri. A volte ti dicono: "Qui dentro tu non ci puoi stare". Se non esegui, le prendi. E teniamo presente che tanti hanno almeno un coltellino. Insomma, anche se non sono stato toccato di persona, quelli che fanno certe cose si riconoscono abbastanza facilmente. Purtroppo, c’è chi si oppone a eseguire e da lì parte la violenza. A un mio amico è successo un caso del genere in un bar: hanno mandato avanti un tipo piccolo, chiedendogli dei soldi. Il mio amico ha esitato e da dietro sono spuntati tre tipi grandi e grossi, tipo gorilla insomma, e allora ha ceduto. Che cosa poteva fare?». Certo, parlarne a freddo magari è facile. Poi svolti l’angolo e il taglieggiatore di turno si dirige proprio verso di te, giovane o anziano che sia. E se un giovane magari ha l’occhio clinico o i riflessi pronti, un anziano a certe cose non ci bada. «Sono perlopiù giovani con la testa rasata, magari con qualche orecchino, con il bomber, tutta gente ben messa, comunque», dice M.C., 16 anni, di Cerro, pure lui studente, «che si annidano di solito nei bar, nelle paninoteche, nei pub e nelle discoteche. Insomma, nei luoghi in cui si ritrova molta gente tutta assieme. Senza dimenticare le piazze, come la Bra, o le strade del centro città. E non dimentichiamo i cortei, come quelli che si formano durante gli scioperi scolastici. Nell’ultimo che c’è stato qualche giorno fa ho saputo di un ragazzo a cui hanno portato via il telefonino, dopo essere stato minacciato di botte se non l’avesse consegnato». Talmente diffusa, questa pratica del taglieggiamento svolta dalle baby gang, da mettere all’erta quei ragazzi che da certe situazioni vogliano stare distanti, ma anche da non stupirli più di tanto. «Posti da evitare per non imbattersi in queste piccole compagnie sono anche le salegiochi, dove girano parecchi soldi», interviene U.G., pure lui sedicenne, di Cerro. «Come farei se qualcuno mi minacciasse chiedendomi il cellulare o denaro? Non lo so. Certo, a volte credo che vie d’uscita non ce ne siano. Meglio rimetterci dieci euro piuttosto che prenderle. E comunque, la cosa migliore è evitare il più possibile certe persone e certi posti». Enrico Giardini
LA DELINQUENZA MINORILE. I ragazzi non sono sorpresi da quanto è accaduto a Legnago e Bovolone: «Anche ai nostri amici è capitato. Ti minacciano, vogliono il telefonino e i soldi. E al bar pretendono che paghi da bere o ti picchiano. Come fai a ribellarti? Sei costretto a cedere» «Il fenomeno delle baby gang e della violenza giovanile esiste in Italia e non solo nelle periferie, come un tempo, ma anche in ambiti che possiamo definire borghesi, che hanno un entroterra culturale ed economico ». Lo ha detto don Gino Rigoldi, cappellano del carcere minorile Beccaria, che in un incontro pubblico a Milano ha trattato la questione delle baby gang. « Dietro la violenza dei ragazzi in primo luogo c ’ è una cultura diffusa che insegna il disprezzo del diverso, del più debole, fino al punto da considerarlo una preda. Per questo chi fa informazione e in ogni caso gli adulti che parlano con adolescenti ricordino sempre che i ragazzi tendono a generalizzare, e così certi giudizi e certi comportamenti sprezzanti e discriminatori sono un veleno che entra nelle loro coscienze». «Nella mia esperienza », ha proseguito il sacerdote , « ho incontrato perfino giovani che ritenevano di essere una sorta di giustizieri: un gruppetto di ragazzi e ragazze si vantava di essere andato a ripulire un parco dagli spacciatori africani, e nel contempo erano loro stessi a usare e spacciare droga». «Parlando con ragazzi che hanno commesso reati », ha aggiunto , « ho sentito le giustificazioni più strane : qualcuno vuole avere soldi per possedere sempre di più e ci sono quelli che spiegano i loro gesti così: " I miei genitori, così, finalmente si accorgeranno di m e" . Eppure i ragazzi , quando si parla loro di onestà, trasparenza, giustizia, dignità, insomma dei grandi valori etici, stanno ad ascoltare e si emozionano, scoprono c he c osa è la dignità della persona. Peccato che pochi parlino con questo linguaggio».

(selezionato da Alessandro Zangara)



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