RECENSIONI \ Strange Days soundtrack

“…one man’s mundane and desperate existence is another man’s Technicolor.”

di Ilaria Battistella
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Strange DaysQuale musica potrebbe accompagnare l’ ultima, fatidica, isterica notte del millennio raccontata dal film Strange Days?
Senza dubbio una musica composta di melodie altrettanto nevrotiche e cariche di elettricità come Selling Jesus e Feed di Skunk Anansie esordienti e molto molto arrabbiati, o la rappata rabbiosa accompagnata da sottofondo acustico Here we come di ME PHI ME e Jeriko One, che odora tanto di rivoluzione e strade metropolitane.
La cover di Strange Days dei Doors viene ripresa due volte: la prima da Prong e Ray Manzarek, che l’ arricchiscono di effetti funerei “stile famiglia Adams” (tastiere che imitano improbabili suoni d’ organo) e cantato alla Marilyn Manson (un po’ kitsch nel complesso!); la seconda ripresa è di Such A Surge, che rende il brano molto simile ad un mix di elettronica e Rammstein.
Ma le pulsazioni ed i viaggi virtuali sono concentrati in altre tracce, come The real thing dei Lords of acid o la ombrosa e magnetica Overcome di Tricky: battiti e sensuali giochi di sussurri.
Walk in freedom di Satchel è un brano particolare e molto soft, giocato sulla lentezza sinuosa di un assolo di chitarra elettrica, sul cantato e gli effetti. Una delle tracce più significative dell’ intero album.
I Deep Forest mixano canti aborigeni con basi di drum-machine ed effetti di tutti i generi in Coral lounge e riprendono quest' idea anche nella famosa While the earth sleeps, a cui partecipa Peter Gabriel: una sorta di world music da discoteca.
Gli Strange Fruit collaborano con No white clouds, brano che riesce a far confluire l’ atmosfera sofisticata e rilassata dellaJuliet on stage strofa (stile lounge-happy hour, con tanto di sax in primo piano) al rock del ritornello.
Anche una delle protagoniste del film, Juliette Lewis (nel ruolo di una cantante rock, capricciosa e sexy ai limiti del consentito) da il suo contributo, con la canzone Hardly wait, rockettino leggero e senza pretese con sottofondo di archi, che punta tutto sul fattore interpretativo della linea vocale.
Kate Gibson canta sensuale Dance me to the end of love (in parte anche in francese) accompagnata dalla melodia soffice di una tastiera travestita da fisarmonica, anche se i tempi sono quelli di un valzerino retrò.
Fall in the light di Lori Carson e Graeme Revell, in bilico tra pop, elettronica e trip-hop è un’ altra delle colonne portanti dell’ album, malinconica, intrisa di dolcezza, vola a mezz’ aria, sospesa, sognante…
Istruzioni per l’ uso (e l’ abuso): un bel respiro…e si entra nel sound del terzo millennio.









01-02-2006 - visite: 9964

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