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SWAT
Squadra Speciale Anticrimine
Con Colin Farrell e Samuel L. Jackson

CATEGORIA: Flatline

Un boss del narcotraffico viene trasportato fuori dalla città di Los Angeles, dalla squadra del Dipartimento SWAT della Polizia, per darlo in custodia ai Federali. Ma i piani rischiano di fallire dopo che il trafficante decide di offrire 100 milioni di dollari a chi lo libererà.





Verrebbe voglia di creare una nuova categoria per questo SWAT: “A priori”.
Si tratta della classica pellicola sulla quale si è già espresso un giudizio, ancor prima di entrare in sala.
E’ infatti costruita a tavolino per attrarre i fanatici dell’action americano (che notoriamente adorano QUALSIASI action americano). E invece si avvale, per quel che riguarda il versante del rifiuto a priori, della sponsorizzazione della polizia di Los Angeles. Il che ovviamente condiziona la sceneggiatura del film (rozza, manichea e soprattutto bugiarda) in maniera probabilmente insopportabile per molti.

Eppure approcciarsi “A priori” a questo film potrebbe essere sbagliato.
Prima di tutto perché, a ben guardare, ha le caratteristiche per elevarsi al di sopra della media del genere.
La regia una volta tanto non appare di matrice televisiva, e riesce a non farsi tentare eccessivamente da facili soluzioni videoclippare. Il contributo della polizia losangelina si è spinto probabilmente fino alla consulenza tattica per le scene d’azione, che appaiono chiare e ricche di particolari.
Colin Farrell e Samuel L. Jackson sembrano come al solito rispettivamente al di sopra e al di sotto delle proprie possibilità, ma complessivamente formano una bella coppia. Fiancheggiata da due dei caratteristi più in voga a Hollywood: il rapper LL Cool J e Michelle Rodriguez, ma solo quest’ultima convince appieno nel suo “mostrare i muscoli”.

Ma in fondo anche la tanto deprecabile sceneggiatura nasconde qualche innegabile, e forse involontario, pregio.
Il primo è l’ironia. Per quanto appaia improbabile trovarne, specie in un film che si sforza di giustificare ogni episodio per cui l’opinione pubblica mondiale ha messo in croce la polizia di L.A., in SWAT le situazioni scanzonate si sprecano, alleggerendo prese di posizione altrimenti difficilmente sopportabili.
I personaggi, dapprima caratterizzati in maniera veloce e funzionale, finiscono per perdere progressivamente ogni tratto, diventando unicamente parte di una squadra, corpi d’azione.
Ed è proprio a questo punto che il film gioca i suoi momenti migliori. La parte in cui il criminale promette una ricompensa enorme a chi lo libererà, innesca una reazione a catena in cui i membri della squadra paiono per alcuni minuti completamente soli contro l’intera società, che scende in strada, ma per aiutare i “cattivi” a vincere. Questi poliziotti paiono costretti a combattere in un mondo in cui il potere economico della malavita ha già vinto. In una specie di allucinazione in cui, all’esterno della squadra, non esiste nessuno che non sia un nemico.
E tutto questo potrebbe essere involontario, ma quelle sequenze, nella loro frenesia malata e disperata, appaiono finalmente sincere e toccanti.
Poi si torna velocemente sui soliti binari, e una brutta sequenza finale riporta il film nella sua mediocrità.

SWAT non è certo uno dei migliori film dell’anno, ma ricorda, anche se alla lontana, un solido cinema di genere ormai dimenticato. E per questo, nonostante sia uno dei film più odiosi e criticabili in circolazione, è riuscito ad accattivarsi la nostra simpatia.


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