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In the Cut
Una Meg Ryan scandalosa?
di Jane Campion
in the cutCATEGORIA:FILM D'AUTORE CON CONCESSIONI AL GRANDE PUBBLICO
Al suo ritorno alla regia l’acclamata regista Jane Campion sceglie di cimentarsi nella traduzione filmica di un romanzo di Susanna Moore, dal titolo omonimo e tradotto in Italia con il titolo di Dentro. Misto di racconto erotico e thriller hollywoodiano In the Cut è la storia di Franny, una insegnante di letteratura newyorkese e aspirante scrittrice, che si trova coinvolta nelle indagini di un poliziotto alla caccia di un presunte serial killer. Tra false piste e un messa in scena barocca e ridondante si giungerà alla verità.

Strano davvero questo film, parte come una sorta di educazione sentimentale e sessuale, con la protagonista e la sorella impegnate nel vivere le loro vite di donne desideranti, salvo poi trasformarsi in un giallo atipico, dai toni dimessi e con una componente onirica importante per comprendere le vicende…

Si era annunciato come un lungometraggio scandaloso, soprattutto per le arditezze erotiche di Meg Ryan, la mogliettina perfetta d’America. Non so se sia stata colpa dell’autocensura o di pudore, rimane il fatto che molti film della New Hollywood degli anni ’70 sorpassano in intensità emotiva le veramente poco bollenti scene di In the Cut. Inoltre le prodezze attoriali della protagonista fanno rimpiangere l’orgasmo simulato di Harry ti presento Sally, piccolo gioiello degli anni ’80.

La messa in scena è oltremisura elegante, farcita di simbolismi e artifici stilistici, tra qui alcuni fuori fuoco, e di un ritmo sinuoso e poco indicato per la componente narrativa che la Campion ha messo in campo. Si, perché se la componente emotivo-passionale dell’opera può essere resa sufficientemente bene da una regia manierista, sicuramente la parte investigativa e più propriamente da crime story necessita di ben altro stile: più duro, più secco e maggiormente controllato.

Tralasciando i notevoli buchi narrativi della vicenda, anche se in un film di questo genere sono difetti che pesano, anche il territorio dove l’autrice è più a suo agio non sembra essere curato nei minimi dettagli. Passioni e desideri sono messi in campo in modo elementare e poco coinvolgente, lasciando spazio ad una eccessiva semplificazione e non bastano alcune citazioni dotte e far elevare il tono del lavoro.

La triste verità di questo film è che non lascia nulla, se non una certa irritazione per la mancata cura di un intreccio che, salvato da errori logici e cronologici, avrebbe potuto dire qualcosa in più; rimane anche una profonda delusione per la prova degli attori. Se da un lato personalmente non ritengo Jennifer Jason – Leigh capace di grandi interpretazioni, da Meg Ryan era forse lecito attendersi molto di più; ma il passo da attrice brillante ad attrice drammatica è forse più lungo della sua magnifica gamba.


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