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Mona Lisa Smile
La professoressa d'arte Julia Roberts
di Mike Newell
mona lisa smileCATEGORIA: FILM DA GRANDE PUBBLICO, CON STILE

Nella conformista e puritana america degli anni ’50 una professoressa d’arte arriva al Wellesley College di Boston, un’esclusiva istituzione scolastica femminile. La struttura è molto conservatrice e i metodi della donna, che proviene da una università pubblica, non saranno accolti con garbo né dal corpo docente, né dalle studentesse. Ma la sua grande abilità come insegnante, le sue profonde conoscenze nel campo dell’arte moderna e la sua grande umanità conquisteranno le allieve.

Sorta di Attimo Fuggente al femminile, segna il ritorno alla regia di Mike Newell, autore di una delle romantic commedy migliori degli anni ’90, Quattro Matrimoni e un Funerale, e la sua attrice protagonista è una Julia Roberts sicuramente a proprio agio in un ruolo di donna forte e indipendente.

Apologo del libero pensiero e strenua difese delle capacità femminili il film è una sorta di saggio in cui si mostra come evolverà la civiltà USA a partire da una condizione della donna chiusa in casa a badare al marito, fino a trasformarsi un entità indipendente.

Meno forte e d’impatto del suo antesignano maschile, e sicuramente più freddo e calcolato, questo film ha il suo punto di forza nella prova della Roberts, ma troppi punti deboli nello sviluppo narrativo per essere realmente riuscito. Debole e insipido per gran parte del minutaggio, prevedibile e scontato nella sua conclusione. Non basta sicuramente sprecare lodi per Picasso per trasformarsi in un saggio sull’arte, né tantomeno una pseudo critica alla società dei consumi per farne un film di contestazione. Piuttosto il lungometraggio rimane in bilico tra la commedia e il melodramma, annacquato in entrambe le sue componenti per essere interessante. Poco problematico nello svolgimento, anche se una sequenza potrebbe far pensare al contrario, raccoglie una serie di luoghi comuni sulle donne, gli stessi luoghi comuni che sembra voler combattere.

E non basta certo il titolo per conferire spessore ad un lavoro leggero leggero, che del sorriso di Monna Lisa ha solo l’immagine nel film, ma nulla dell’ineffabile tratto di Leonardo viene ripreso né dal punto di vista narrativo né da quello stilistico.

Un compitino natalizio, infarcito di buoni sentimenti, che non lascia spazio ai pur presenti drammi umani, non si lascia coinvolgere più di tanto, visto che comunque è sempre possibile una soluzione.

Per quanto l’Attimo Fuggente fosse furbo e di maniera, almeno giocava spudoratamente con i sentimenti e tutto si può dire fuorché fosse freddo e compassato. Invece il film in questione scivola via come se non esistesse, non vibra mai colpi decisi allo status quo e la sua critica di fondo alla società non travalica mai le barriere dell’epoca che narra: la storia non si fa mai racconto morale, non riesce ad arrivare fino ai giorni nostri, perciò si ferma ad una critica all’acqua di rose sulla società maschilista degli anni ’50; come dire, la scoperta dell’acqua calda.


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