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Master and Commander - Sfida ai confini del mare
con Russel Crowe
di Peter Weir
master and commander
CATEGORIA: FILM DA GRANDE PUBBLICO, CON STILE
E’ un dato di fatto che la stagione cinematografica cominciata nel 2033 sia sotto il segno del mare.
Dopo La Maledizione della Prima Luna, che ha aperto le danze nell’estate americana, Alla Ricerca di Nemo, Sinbad e questo Master and Commander hanno continuato la tendenza. Non è un fenomeno nuovo nel cinema d’oltreoceano: da sempre le major cercano di intercettare i gusti del pubblico marcandosi strette. Le contese sui vampiri e i mostri hanno segnato il cinema dalle origini ad oggi, creando vere e proprie saghe che portano i nomi delle diverse case di produzione. Tutta italiana è la tendenza ad appiattire le uscite dell’anno in un’unica settiamana, quella di Natale, motivo per il quale ci troviamo con 13 nuovi film sui nostri schermi, di cui tre ambientati su scenari acquatici. Ma passiamo al film in questione.

Master and Commander – Sfida ai confini del mare è la storia di una battaglia combattuta dal capitano Jack Aubrey, comandante britannico della H.M.S. Surprise, che ingaggia una feroce sfida con la nave francese Acheron agli inizi dell’ottocento, nel pieno delle guerre napoleoniche. Dopo aver subito una serie di smacchi e contro ogni ragionevole consiglio, il comandante decide di inseguire la nave francese, pur essendo inferiore per stazza e velocità.
Kolossal tradizionale, questo film, diretto da Peter Weir, (L’attimo Fuggente e The Truman Show) è un lungometraggio figlio dei nostri tempi. Molto lontano dalle istanze pacifiste della new Hollywood, il film è un apologo della giusta guerra, in cui è difficile non vedere nell’inseguimento ad una nave caratterizzata come un fantasma il riflesso dei nostri giorni e delle nostre preoccupazioni.

L’assenza del nemico per quasi tutta la durata del lavoro non contribuisce certo a rendere più problematica un’opera che sconta un certo didascalismo, impedendogli di liberarsi della brutta etichetta di film a tema. Troppo semplicistica la caratterizzazione dei personaggi e sinceramente troppo distante dalla verità storica della navigazione in quell’epoca, l’aggettivo che viene alla mente con più facilità è: edulcorato. I capitani per grazia di Dio, così erano chiamati gli ufficiali di comando in marina, erano certo più crudeli e violenti di questo Russel Crowe, che sicuramente ha il fisico del ruolo, ma non una sceneggiatura che sfrutti le sue potenzialità di sadico e violento. Al di là delle considerazione sulla necessità della disciplina e della crudeltà nella marina di quegli anni, il film non restituisce la giusta atmosfera, e la paura che spesso hanno i marinai rispetto ai pirati in questo film era spesso lo stesso timore che rivolgevano ai propri comandanti nella realtà, riservando una certa speranza nell’essere assaliti da un bucaniere provetto.

Il rapporto tra medico di bordo e capitano è poi piuttosto scontato e prevedibile, tanto da lasciare lo spettatore sempre un passo avanti rispetto alla trama, e lo sguardo di Weir sulle superstizioni marinare non è filtrato dalla modernità, anzi in certi momenti gli lascia prendere il controllo rendendo il tutto moralmente eccepibile.

Il punto di forza del film resta comunque l’ottima messa in scena delle battaglie e le grandiose scenografie acquatiche. Desta sempre una certa impressione vedere una nave che spiega ogni vela disponibile e viaggia con vento in poppa e tutta velocità all’inseguimento del nemico. Come una sorta di western sui mari Mater and Commander si risolverà in un discreto incastro di doppi giochi, con un finale quasi aperto a nuove possibilità e nuove battaglie.

Consigliato per una serata in cui non si vuole far correre troppo il cervello, sconsigliato anche ai più tiepidi pacifisti, potrebbe far infuriare.


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