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Il Cartaio
Torna alla regia Dario Argento
con Stefania Rocca
Il CartaioCATEGORIA: Film da grande pubblico, con stile
L’atteso ritorno sui nostri schermi del regista Dario Argento è segnato da un thriller prima maniera, con tanto di intrigo giallo, che lascia alle spalle le suggestioni horror degli anni ’80 e di inizio anni ’90. Argento si dedica interamente al film curandone anche soggetto e sceneggiatura e il risultato è un prodotto atipico per la nostra cinematografia contemporanea. Un film di genere in piena regola, senza eccessive pretese autoriali, ma con un piglio deciso che riporta l’autore di adozione romana ai suoi territori originali.

I fatti si compiono ai giorni nostri e coinvolgono un’ispettrice di polizia, Stafania Rocca, e un inglese, bobby cacciato da Londra per fatti di sangue. Ad Anna, la poliziotta, un giorno arriva un’e-mail di sfida. Un rapitore, che si fa chiamare il cartaio, annuncia che se nessuno riuscirà a batterlo a poker on line, ucciderà la donna in suo possesso. La partita viene giocata, e comincerà una caccia all’uomo tra la rete e la realtà.

Stavolta Argento si fa coinvolgere più che mai nei temi portati dall’agenda dei media. Tra Internet ed i videopoker sembra scandagliare i nostri tempi, e lo fa con una superficialità che in un film di genere sarebbe anche accettabile, se solo la struttura di genere fosse ben costruita.

Tutti i problemi del film stanno nella sua scrittura. I dubbi fondati sull’Argento sceneggiatore vengono confermati da questo lungometraggio: una trama debole e a tratti ridicola, con un assassino di cui lo spettatore intuisce l’identità già dopo un paio di inquadrature e dei dialoghi raffazzonati e improbabili contribuiscono a far colare a picco questo atteso ritorno alla regia.

Altra grande debolezza dell’autore è la scarsa capacità nel dirigere il attori, o, forse, la scarsa vena interpretativa di Stefania Rocca: per la prima volta abbiamo visto questa Jamie Lee Curtis italiana decisamente sottotono in un ruolo che, almeno alla vigilia, sembrava essere fatto su misura per lei.

Se il precedente Non ho sonno aveva dato adito a speranze per gli spettatori di ritrovare il loro tanto amato autore, non ci si può dimenticare che il cosceneggiatore di quel film era il giallista Carlo Lucarelli, che si era dimostrato abile a metter mano su un prodotto non suo, tappandone come poteva gli inevitabili buchi narrativi. Stavolta Argento fa quasi tutto da solo, e purtroppo si vede.

Non mancano però alcune delle caratteristiche tipiche dell’Argento che amiamo, ma tutta la sua abilità di regista e le sue grandi capacità di messa in scena sono mostrate solo in una sequenza, da un lato strabiliante per la grande gestione della macchina da presa, ma che, d'altra parte, fa arrabbiare vista la non umiltà dell’autore romano che preferisce essere autarchico piuttosto che affidarsi ad uno sceneggiatore capace di far risaltare le sue doti straordinarie.

Resta comunque negativo il giudizio sul film, stemperato forse dal coraggio che Argento mostra a voler percorrere una strada da tempo abbandonata dal cinema italiano, quella dei film di genere, che ci auguriamo che possa essere presto ripresa; ce n’è molto bisogno.

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