INTERVISTE \ La Verità sui Virginiana Miller

Da Livorno con stile e simpatia

di Arianna Cantoni
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La Verità Sul Tennis, il loro ultimo album, è uscito pochi mesi fa, ma la band livornese sta già lavorando al prossimo album per il quale, ci dicono “abbiamo un’idea forte che vogliamo realizzare”. Più di dieci anni di esperienza e passione in campo musicale si sentono sia in studio sia – forse soprattutto – dal vivo: i Virginiana Miller sono capaci di offrire uno spettacolo emotivamente coinvolgente grazie alle splendide interpretazioni vocali di Simone Lenzi, all’originalità degli arrangiamenti di Marco Casini e Antonio Bardi (chitarre) e di Giulio Pomponi (tastiere), alla compattezza e – quando occorre – esuberanza della sezione ritmica di Valerio Griselli (batteria) e Daniele Catalucci (basso). I Virginiana Miller sono ospiti della prima serata del concorso Bande Rumorose di Copparo (FE), dove li abbiamo raggiunti e abbiamo fatto una simpatica chiacchierata con Simone e Valerio.

Vorrei cominciare con momento particolare nella storia della band…
VALERIO – il momento particolare è l’arrivo del pavone (ridono, riferendosi a Simone)
SIMONE – cominciamo bene…
VALERIO - un po’ di noi esistevano già prima con un altro nome, quasi sempre senza cantante, perché avevamo un cantante che poi abbiamo cacciato e siamo stati un anno e mezzo a suonare, facendo quello che ora si chiama Post Rock. Noi lo facevamo per necessità 10 anni prima
SIMONE – facevamo il “Pre”…
VALERIO – il “Pre-Post-Rock” (ridono.). Continuavamo comunque a cercare il cantante, abbiamo provato una ventina di individui veramente spettacolari poi alla fine abbiamo trovato lui (Simone), senza nemmeno sentire la voce: ha scritto un testo e abbiamo detto “è lui”. E questo è successo nel ’90.

In questi anni la formazione ha subito altri cambiamenti?
VALERIO – sì, abbiamo perso per strada il bassista all’inizio del 2000. Da un momento all’altro lui ha deciso che faceva festa, proprio una settimana prima di registrare il disco acustico, che infatti abbiamo registrato con un altro bassista - che non era nemmeno Daniele (il bassista attuale)- perché in quel momento ci siamo trovati spiazzati e abbiamo preso il primo che ci capitava. Poi con più calma abbiamo pensato di prendere questo giovane amico…

Il momento più entusiasmante vissuto come gruppo?
VALERIO – forse ognuno di noi ne ha uno. Comunque, nel ’97 abbiamo suonato di spalla ai Simple Minds: trovarsi al Foro Italico con 6000 persone davanti è stata una bella scossa.
SIMONE – poi un concerto in Piazza S. Maria in Trastevere a Roma, con tantissima gente, è stato molto bello.

C’è stato un attimo in cui avete pensato di mollare tutto?
VALERIO – Sì c’è stato, ma non è durato più di 6 secondi. Quando è andato via il bassista prima di registrare, lì abbiamo avuto un attimo di panico, ma veramente è durato 10 minuti perché abbiamo tempi di reazione abbastanza veloci.
SIMONE – Per noi il movente fondamentale è sempre stato quello di scrivere musica, che è la cosa che davvero ci piace fare. Per questo non c’è possibilità di perdere la voglia di farlo….

Siete quindi sempre stati molto onesti nei confronti di voi stessi, avete sempre scritto e suonato ciò che volevate veramente?
SIMONE – assolutamente sì.
Non avete mai cercato il compromesso…
SIMONE – no, mai.
VALERIO – non ce n’è stato neanche bisogno perché non ci siamo mai trovati in una situazione di così grossi investimenti da dover giustificare in qualche modo quello che realizzavamo come gruppo, siamo sempre stati molto liberi dal punto di vista artistico.

Cosa vi ha fatti entrare nel mondo della musica?
VALERIO – è buffo, ma è stato un sogno che il bassista che ora non c’è più ha fatto. Ci raccontò di questo sogno in cui noi salivamo sul palco e cominciavamo a suonare, e dicemmo “perché non lo facciamo davvero?”
SIMONE – siamo il frutto di un sogno di uno che non suona più. Ora noi siamo la realtà e lui è diventato un sogno (ridono).
VALERIO – un incubo..
Chi è il vostro pubblico?
VALERIO – il nostro pubblico ci piace molto, sinceramente, non saranno milioni, ma chi c’è si fa sentire, noi siamo soddisfatti.
SIMONE – Poi ci piace l’eterogeneità di questa gente, cioè, riteniamo un successo il fatto di “pescare” tra persone molto differenti tra loro, sia per età che per estrazione sociale e per cultura. Vuol dire che riusciamo a parlare ad alcune persone, non a tutte, ma almeno a quelle diciamo qualcosa e quindi è fondamentale perché significa che quello che facciamo, piaccia o meno, ha una sua ragione.

A proposito dei testi e della nascita delle canzoni…
SIMONE – nasce prima la musica poi scriviamo i testi, e quelli de “La Verità Sul Tennis”, ad esempio, sono scritti da una persona sola, da me.

Ho letto che in alcune canzoni ci sono riferimenti a Dante Alighieri…
SIMONE – i riferimenti ci sono, sì, ma in realtà non è così importante che vengano visti o colti.
Fanno comunque parte del tuo stile di comporre…
SIMONE – la lettura è una delle attività della vita, per cui poi scrivere è comunque un processo imitativo, come parlare: si impara a farlo “imitando” la mamma. Allo stesso modo si scrive imitando – nel senso buono del termine – altre cose che sono state scritte.

Quali sono le vostre radici musicali?
VALERIO – variano molto, benché ci siano alcune cose, in certi periodi, che sono piaciute a tutti e ci hanno un po’ uniformato. Per esempio, nei primi anni ’90 ci piaceva molto Nick Cave, e indubbiamente qualcosa sarà anche rimasto. Negli anni ’90 i Radiohead di Ok Computer ci hanno messi tutti d’accordo; ma anche Paolo Conte, almeno dal punto di vista musicale.

Influenze, comunque, ad ampio raggio…
VALERIO – sì, diciamo di sì. Ecco, noi non siamo il gruppo che così macroscopicamente viene da esperienze musicali molto diverse, come molti scrivono sul curriculum. Alla fine siamo abbastanza d’accordo anche se ognuno ha il suo gruppo di riferimento.

Cosa vi piace dell’essere musicisti?
VALERIO – sostanzialmente suonare, perché il resto sono cose che possono venire o non venire; però a noi piace suonare, salire sul palco.
SIMONE – suonare, e quando finiamo una canzone, se ci piace - anzi, se la finiamo ci piace, perché quelle che non ci piacciono non le finiamo – la soddisfazione delle prime volte che la facciamo e vediamo, sentiamo che qualcosa che non c’era, ora c’è, in qualche modo. E quindi questa è una soddisfazione, per me personalmente, impagabile. Una delle cose più belle che mi capitano.
VALERIO – non esiste poi in realtà, almeno in Italia, un mondo, “il” mondo del musicista, specialmente per chi non lo fa proprio di professione

Come voi, quindi…
VALERIO – sì, noi continuiamo a suonare perché ci piace ma non ci dobbiamo campare.

Solo passione…
VALERIO – Sì, e possiamo anche permetterci di fare quello che ci pare.
SIMONE – è un’idea abbastanza contestabile il fatto che si debba vivere per forza di queste cose. Non è così necessario.

Si può avere la libertà di farlo, anche a buonissimi livelli, senza però renderlo unica fonte di guadagno…
SIMONE - certo, e questo richiede spesso una grossa serie di sacrifici. Noi, ad esempio, stamattina ci siamo alzati, abbiamo preso un permesso al lavoro, poi ci siamo fatti il viaggio fin qui; oppure ci passiamo le ferie a registrare il disco invece che in un villaggio Valtur; però poi alla fine è infinitamente più bello passare le ferie a registrare il disco che non andare in un villaggio Valtur, dove io mi suiciderei…Valtur come un altro, non è che…
VALERIO – facciamo pubblicità negativa…

Come vedete in generale il mondo della musica italiana?
SIMONE – noi lo vediamo poco
VALERIO – non crediamo che esista
SIMONE – lo vediamo poco e lo frequentiamo ancora meno, e poi in realtà non esiste. Gruppi che campano di musica in Italia ce ne saranno due o tre, per cui gli altri fanno un po’ finta. Forse anche perché abitiamo in provincia e non è che facciamo questa vita mondana…quindi abbiamo anche pochissimi contatti, e quelli che abbiamo sono sempre personali, mai di una “scena”.

E ad alti livelli? Sanremo, Festivalbar…
SIMONE – ci sono moltissime persone che fanno le cose seriamente. Noi, per come siamo, non siamo molto adatti a questi ambienti, proprio perché probabilmente ragioniamo in un modo completamente diverso, non è una pregiudiziale ideologica. Non è che se mi chiamassero al Festivalbar io non ci andrei, anzi, perché sono convinto di quello che faccio e mi andrebbe benissimo andare a farlo lì: credo che non ci perderei nulla. Il problema è che non ci chiameranno mai perché quello che facciamo non va al Festivalbar, e quindi o lui viene da noi, o noi non andiamo da lui…
VALERIO – non è un giudizio di valore.
SIMONE – è una constatazione.

Come sono i rapporti all’interno del gruppo? Andate abbastanza d’accordo?
VALERIO – noi ormai ci conosciamo talmente bene…
SIMONE – per me è una cosa che va molto al di là dell’amicizia, sono la mia famiglia. È chiaro poi che nei periodi in cui proviamo di più, appena uno ha un momento libero, se lo passa altrimenti che non con gli altri. Quando si registra viviamo insieme, suoniamo insieme, ci siamo visti tutti nudi più o meno (ridono).
VALERIO – si ha un grado di familiarità molto alto, poi ci sono sempre le stilettate, come anche nei matrimoni…
SIMONE – nei matrimoni che funzionano la gente litiga

Progetti futuri?
SIMONE – se ce la facciamo vorremmo cercare di registrare cose nuove che stiamo facendo. Siamo abbastanza produttivi, abbiamo un’idea forte che vogliamo in qualche modo realizzare, se ce la facciamo entro Dicembre. Ci speriamo.

Qual è l’origine del vostro nome?
SIMONE – si cercava un nome, eravamo all’orto botanico di Pisa, c’erano le piante con le targhette, e in questa pianta c’era scritto “Virginiana Miller”. Lo scegliemmo perché era un nome che non aveva nessun intento programmatico. Cioè, se tu ti chiami Sepoltura o Metallica, uno si aspetta qualcosa da te e il nome ti obbliga a fare delle cose. Se noi magari domani facciamo un pezzo di samba, possiamo permettercelo. Abbiamo scelto un nome che non ci precludesse scelte diverse.



Arianna Cantoni


01-02-2006 - visite: 15642

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