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Paycheck
Dal maestro del cinema d'azione di Hong Kong
John Woo rifà se stesso...male
Michael Jennings (Ben Affleck) è un ingegnere informatico specializzato nello sviluppo di idee teoriche. È talmente geniale che al termine dei suoi mandati di lavoro, i clienti richiedono che la sua memoria venga cancellata per preservare i loro preziosi brevetti e Micheal è ben felice di accontentarli in cambio di una congrua cifra.
Il problema nasce quando decide di affrontare un lavoro, per un suo vecchio amico, talmente complesso che richiede la rimozione degli ultimi tre anni di vita in cambio di un'imbarazzante quantità di soldi. Michael si risveglia senza ricordi, come unico indizio una busta piena di oggetti dei quali non sa nulla, che ha scambiato per 95 milioni di dollari.

John Woo è considerato il maestro del cinema d’azione contemporaneo. Ad Hong Kong ha girato capolavori come “The Killer” e “A Better Tomorrow”.
Arrivato ad Hollywood ha girato un solo film all’altezza della sua fama: Face Off.
Gli altri sono lontani dalla perfezione dei tempi migliori, e il più recente Windtalkers ha generato in molti il sospetto che Woo abbia definitivamente perso il proprio talento.
Noi amiamo moltissimo questo regista, ed è per questo che non passeremo sopra a nessun difetto di questo suo ultimo Paycheck.

La prima domanda che viene alla mente è: può Ben Affleck interpretare un cervellone informatico?
Se la vostra risposta è “era più credibile il matematico-culturista di Russel Crowe” ci trovate completamente d’accordo.
La seconda è invece: Ben Affleck e il Kung-Fu esistono nello stesso universo spazio-temporale?
Non c’è bisogno di risposta.
Pare infatti che Affleck abbia deciso con questo film di smentire le voci che lo vedono stare assumendo, sempre più col passare del tempo, forma bovina.
Il risultato è pericolosamente simile ad una scena di Kung Pow (per capirci, un film demenziale in cui un karateka combatte appunto contro una mucca).
L’imputato Woo è chiaramente colpevole per aver accettato la presenza del simpatico Ben, ma pensando alla depressione che lo deve aver colto sul set, non ce la sentiamo di condannarlo.

Le scene d’azione, l’unico motivo per cui i fan del regista superano il primo tempo, sono semplicemente deludenti.
Oltre alla mancanza di inventiva, ora se n’è andata anche la bravura nel montaggio.
Gli stacchi sembrano arrivare sempre troppo presto (probabilmente perché Woo non era molto convinto della bontà del materiale girato) e il ritmo latita.
Quello che ci ritroviamo è un regista svogliato, che sembra uno qualunque. Uno di quelli che copiano, male, lo stile di John Woo.

La sceneggiatura è tratta da un racconto di Dick, che aveva tutte le carte in regola per generare un thriller avvincente.
Il problema è che, come spesso accade, la dilatazione in un film di due ore nuoce gravemente alla narrazione.
Tra vistosi “buchi” e svariate scene inutili, si ha l’impressione che il vero motivo d’interesse sia stato smarrito. Inoltre l’esigenza di dare più spazio all’azione pura a discapito dell’elemento Hichcockiano costringe, nonostante la durata del film, ad andare di fretta in alcune delle scene più importanti.
Insomma se Paycheck sprofonda nella noia la colpa è principalmente di chi ha dato l’impostazione al progetto.

L’impressione per quanto riguarda John Woo è che ormai fatichino ad arrivargli copioni interessanti. E purtroppo da tempo non gode più della libertà che aveva ad Hong Kong.
Il suo prossimo progetto però potrebbe costituire una piacevole sorpresa. Pare infatti che stia per girare un musical basato sulle stesse tematiche di The Killer (e chi conosce Woo sa bene quanto potrebbe trovarsi a suo agio con il musical).
Speriamo bene, perché assieme a quella orribile colomba digitale che compare sul finire del film, abbiamo visto lo spettro di un grande regista sul viale del tramonto

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Il capolavoro di John Woo, The Killer, verrà proiettato alla Sala Boldini in una serie di appuntamenti organizzati dal Cineforum di Area Giovani.
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