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School of Rock
L'anima del Rock, trent'anni dopo...
con Jack Black
school of rockCATEGORIA:Flatline

Avevamo lasciato Jack Black alle prese con la musica rock su un palco alle fine di Alta Fedeltà. Lo ritroviamo in questa stessa posizione all'inizio di questa tipica /atipica commedia americana. Certo che deve essere una sua passione personale, altrimenti non ci menterebbe tanto spesso in ruoli che non i sacro fuoco della musica rock hanno a che fare. Questo lungometraggio sta tutto qui, nella forza e nel vigore di quello che da molti è definito il vero fratello minore di John Belushi. Certo, l'educazione musicale di una serie di piccoli rampolli di buona famiglia strappa un sorriso, ma il finto supplente Black si mangia continuamente il film con le sue movenze e le sue invettive verbali.

Sapete, da fan di quel genere musicale, un poco nostralgico, è difficile parlare di questo film. E' difficile vedere digerite per un pubblico di famiglie le canzoni di chi voleva morire prima dei trent'anni e che spesso ci è riuscito. E' difficile, ma possiamo capire che chi trent'anni fa era un adolescente ora è al potere e guarda con nostalgia e rimpianto a quella stagione inimitabile. Così devono essere i produttori di questo film. Ex fan, ma che hanno dimenticato cosa è davvero il rock and roll. Non ci fosse Jack Black a ricordarlo continuamente lo dimenticheremmo pure nei nel vedere quasta sorta di Sister Act in calzoncini e divisa scolastica.

Ma la colonna sonora è trascinante e durante le note di Immgrant Song degli Zeppelin ci rendiamo conto che è veramente passata un'era. Ora il Duca Bianco e l'Iguana ci vendono automobili per famiglie e la domenica mattina di vellutata memoria vendono energia per l'Enel. Dio mio, il commercio si è preso una grande rivincita sulle rock star. Ma il tono ingenuo e svagato del regista restituiscono un poco di ardore ad una musica ormai fatta per vendere. E' un arodre edulcorato, certo, ma pur sempre una sorta di ribellismo che con la musica alternativa ha sempre fatto il paio. Nulla di così ideologicamente compatto, se si escludono forse i mai troppo compianti Clash, ma un sano spirito anticonformista.

Per il resto il lungometraggio non regala altre emozioni, sio trascina per un'ora e cinquanta minuti rinvigorito dal solo Black, assolutamente a proprio agio in un ruolo che diverte lui e diverte noi.
Non c'è molto altro da dire su un film che sulla scia di Alta Fedeltà e di Almost Famous va a guardare ai magnifici '60 e '70. Ma lo fa con un piglio diverso. Lo fa con il piglio dell'industria che ha sempre a cuore i piccoli, che li mette spesso al centro delle sue storie.

Al film insomma manca il fuoco sacro della chitarra di Hendricix e non potrebbe essere altrimenti visto il tema trattato. Ma è piacevole e ci serve da monito. Non scordiamo che ormai tutto è commercio, anche ciò che trent'anni sembrava essere il demonio. Gli hippies al cinema sono al potere, i nerd governano il mondo. Gli effetti si vedono. Ma per favore, toglietemi dagli occhi, dalle orecchie e dal cuore la pubblicità dell'Enel. School of Rock posso anche sopportarlo, e in fondo mi lascia una buona sensazione, ma sentire il magico carillon e la voce diafana dello strafatto Reed usata per vendere energia elettrica e fare l'immagine di una grossa corporation questo no, per favore, risparmiatemelo.

Per il film

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