INTERVISTE \ L'unione fa la forza...dei Koiné

Extended version dell'intervista alla band...

di Arianna Cantoni & Silvia Mistroni
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Si può davvero dire che questo sia un periodo d’oro per i Koiné: impegnati in numerosi concerti (a Ferrara e provincia, in Toscana) e concorsi musicali (al momento dell’intervista sono alle semifinali regionali di Rock Targato Italia), stanno progettando la realizzazione di un singolo con relativo video e fremono – letteralmente – in attesa di salire sul palco del Summer Festival di Lucca. Hanno le idee chiare, questi 5 ragazzi, su quello che la musica significa per loro: tutto. Lo dimostrano i loro concerti, grintosi e coinvolgenti, e lo confermano le parole di Stefano, Max, Enrico e Nicola durante la nostra chiacchierata.

C’è un gruppo a cui vi ispirate?
m- Penso proprio di no. Abbiamo molte influenze, ed è il bello del nostro gruppo. Ognuno di noi ha le proprie, anche se alcuni gruppi ci accomunano, tipo i Muse o i Queens Of The Stone Age. Non abbiamo punti di riferimento precisi.

Esiste, secondo voi, una canzone – non vostra- “perfetta”?
m- No, se non è nostra no (ridono)
n- Ci sono schemi da rispettare, ma secondo me le cose artistiche e creative non sono mai perfette.
m- L’uomo è perfetto? No, quindi…
s- Io penso una cosa, ad esempio, che i brani che hanno cambiato la mia vita sono legati a dei ricordi precisi.. tipo Wind of change degli Scorpions…per me è così.

Cosa pensate della scena musicale ferrarese?
s- Ferrara ha una particolarità: è divisa. Non c’è fronte tra i gruppi, ce ne sono tanti, di ottimo livello, ma no si conoscono gli uni con gli altri. Tendono a essere delle isole: noi abbiamo provato ad avere contatti con altri gruppi, ma è molto difficile.
m- Sembra che i gruppi siano uno contro l’altro. Finchè non arrivi alla massa sei quasi zero, perché quindi non darsi una mano? Bisogna darsi una mano. Tutti insieme. Anche ai concerti: è fondamentale che chi suona vada a vedere i concerti degli altri. Impari comunque.

I gruppi hanno modi diversi di intendere il fare musica: alcuni lo considerano un hobby, altri il loro futuro…
m- Per noi vale la seconda opzione. Hobby è bello, ok, ma se vuoi sfondare devi impegnarti sul serio. Purtroppo in Italia la musica è solo business, di cuore ce n’è un pezzettino piccolo. Ci devi dare l’anima, crederci fino in fondo, e ti devi anche scontrare col business.

Il pubblico: molti dicono che è un po’ freddino, che qui non c’è la cultura della musica dal vivo.
s- Io sento dire in giro che se una cosa sfonda a Ferrara la puoi esportare in tutto il mondo (ridono)

Come definite la vostra musica? Con un’etichetta, ma anche con una vostra definizione personale…
m- Per noi è difficile non avendo punti di riferimento. Potrei dirti sì, siamo uguali ai Led Zeppelin

Affermazioni pesanti..
m- Dove possiamo essere collocati? Tra rock, pop-rock, nu rock, spunti anche metal. E’ un buon rock, buttiamola lì…forse in questo momento però siamo più vicini a uno stile come quello degli Incubus. Ho detto Led Zeppelin, posso anche dire Incubus…potremmo essere i nuovi Incubus tra qualche anno e magari dopo un singolo di successo
s- Tendiamo sempre al massimo, ci proviamo…

Quale pensate che sia il vostro punto di forza?
e- I suoi capelli (riferendosi a Max)

Quando ascoltate quello che suonate pensate “sì, mi piace quello che faccio, perché…”?
m- Ma …perché, prima di tutto…(esitante)
e- Bella domanda, complimenti…
m-Direi perché ci sono pochi virtuosismi, c’è più spazio per la musica diretta, che arrivi direttamente al cuore e ti dia delle sensazioni. E poi perchè abbiamo una gran voce: fai suonare 4 musicisti, che fanno dei bei pezzi, ma se la voce non tira quanto il pezzo, perde il 50%. Abbiamo una buona voce che si sta amalgamando sempre più con gli strumenti, dei virtuosismi necessari e giusti…
e- E secondo me c’è anche grinta dal vivo.

Siete molto affiatati infatti…
s- Il punto di forza è la compattezza, creare un sound compatto che la gente guardi nella totalità
e- Che guardi ognuno di noi e veda la stessa voglia di esprimersi.
s- Quando andiamo sul palco abbiamo proprio voglia di suonare
e- Andiamo molto a serata: cioè, bisogna vedere com’è il feeling della serata. Siamo molto influenzati dal palco, lo sentiamo molto.

E il Renfe come lo sentite?
e- Bello. Abbiamo sempre suonato bene.
m- Il palco piccolo purtroppo limita i nostri movimenti
n- Io mi sono fatto male due tre volte…
m- Ti ho preso contro col basso?
n- Col basso, con la testa… (ridono)
s- Siamo comunque abituati a suonare “al limite” in spazi davvero ristretti. Ma il Renfe è comunque un bel palco.
m- Abbiamo avuto la fortuna di suonare là 3 volte e di vederlo sempre pieno. Quasi 500 persone, vuol dire che c’è il tappeto, e suonare al Renfe col tappeto è bellissimo. L’ultima volta però siamo stati penalizzati dal maltempo.

Come è venuta l’idea per la cover di Alexander Platz di Battiato?
s- Battiato mi piace molto, anche se ho conosciuto prima la versione fatta da Milva. Per me comunque Battiato è uno degli artisti migliori della scena italiana. Di tutte le canzoni che abbiamo registrato nel demo, quella ha preso più tempo di tutte le altre.
m- All’inizio risultava un po’ cupa, volevamo invece darle un po’ di slancio. E’ stata mixata due volte. Tutto in un giorno comunque. Al singolo invece vorremmo dedicare più tempo.

Quando volete farlo uscire?
m-Stiamo pensando di lavorarci questa estate e farlo uscire a settembre. Dovremmo fare anche il video. Vorremmo riuscire a dare il cd col video dentro, un bel libretto, testo della canzone. Stiamo già cercando una distribuzione. Tra gli altri ci siamo informati per farlo uscire in un sampler di Rock Sound.

Avete progetti impegnativi…
s- Sì, ma nel frattempo cerchiamo di suonare il più possibile.

Il tour in Toscana?
m- L’idea di base è bellissima, ma le etichette toscane ti danno qualche locale se però ti porti la loro gente e poi non vogliono investire in pubblicità. Abbiamo fatto molta fatica ad organizzare il tour, ma alla fine siamo riusciti a mettere insieme 6 date che ci bastano per farci pubblicità per quando poi andremo sul palco del Summer Festival a Luglio.

Come conciliate lavoro e musica?
m- Non è facile. Rimane davvero poco per suonare, e alla sera si è stanchi.
e- Quando hai i concerti, e sei al lavoro tutto il giorno, arrivi alla sera che devi essere pimpante per fare un concerto.
m- Il problema è suonare infra settimana anche fuori Ferrara.
n- Il difficile è svegliarsi la mattina dopo, perché quando arrivi a sera anche se sei stanco hai voglia comunque di suonare.
m- Abbiamo provato scientificamente che quando abbiamo date al sabato, abbiamo un’energia incredibile, perché abbiamo dormito…
e- Sogniamo il momento in cui potremmo sempre fare così, staremo a letto alla mattina e suoneremo...

La vita da star, insomma..
s- Non è facile neanche quella comunque. La gente che sceglie quella vita va incontro ad altri impegni che sono di tutt’altra natura.
m- Anche nei gruppi italiani più famosi, a parte alcuni, ci sono persone normalissime che non si sono montate la testa.

Perché vi chiamate così?
m- Beh, è un bel nome no?
n- L’ha inventato lui (si riferisce a Stefano)
s- Rispecchia quello che siamo. La Koinè è un’unione di tante differenze culturali.
e- Una Torre di Babele al contrario.
s-Avevamo un ampio ventaglio di influenze differenti e ci siamo messi insieme e ne è uscito un sound molto particolare. Il nome era quello che in quel momento ci rappresentava al meglio.
e/m/n- è vero, è vero, bravo… ( applaudono e ridono )

Oltre alla musica?
m- Ci interessano tante cose, ma quando hai la musica riesci poco a dare spazio al resto. Lui (si riferisce a Enrico) quando ha voglia scrive, tutte cose comunque legate all’arte.
s- A me piace ballare, faccio danza contemporanea. E’ una cosa amatoriale, seguo delle lezioni e ogni tanto facciamo qualche spettacolo al Comunale, al Nuovo. Questo è un hobby, ma i Koiné sono un’altra cosa. La musica per me è molto più importante, ma mi piacerebbe poterla coniugare con la danza.
n- L’abbiamo visto ballare, è bravo.
m- Doveva andare a Saranno Famosi…ha provato a fare le selezioni, ma non l’hanno preso (ridono)
s- Sono andato a Roma con un amico e abbiamo provato.
m- Dovevi andare là, ti facevi cacciare fuori subito, uscivamo col singolo ed eravamo a posto. Sarebbe stato “Stefano e i Koiné” (ridono)


Arianna Cantoni




I Koiné sono:
Stefano Sardi - voce
Max Lambertini - basso
Nicola Balboni – chitarra solista
Enrico Ferrari – chitarra ritmica
Federico Mirandola - batteria


per informazioni www.koinemusic.it

01-02-2006 - visite: 13813

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