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Orcotivù
Il mondo dei giovani fagocitato dal tubo catodico

Da "Il Messaggero" Nazionale (febbraio 2002)
Questa ”tv-archivio” non considera i giovani
di ITALO MOSCATI

C'ERA una volta un libro che s'intitolava "I giovani non sono piante" e raccontava (racconta, anche se non è facile trovarlo) che la verde età non è mai stata vegetale e tanto meno lo è stata durante gli anni Sessanta, quando proprio i giovani parevano i protagonisti di una rivoluzione. Se questa rivoluzione c'è stata — e c'è stata, come è facile stabilire, ripensando al cambiamento delle mentalità e dei costumi a tutti i livelli di trent'anni a questa parte — è stata poi ingoiata. E' finita nella fauci della droga, fatta circolare dai padrini del commercio a larga scala degli stupefacenti; e del terrorismo, forse favorito da un potere capace di reagire soltanto quando deve salvare se stesso. Ma la bocca più aperta e avida è ancora in azione , e ad ogni ora del giorno si sente il rumore pesante delle sue mandibole. Questa bocca in cui entrano più o meno tutti gli spettatori come se vi scivolassero dentro attraverso un tapis roulant, è la Tv. Specie qui da noi. Basta farci caso. Guardare ciò che è il video delle trame inconsulte.
La programmazione abbonda sui sei canali principali di sceneggiati, soap opera, talk show, inchieste e documentari per una popolazione di incanutiti vouyers, accecati quasi dalla quotidiana pantomima di proposte ripetitive, dirette a incrementare la depressione nazionale. Sfido a citare un titolo, fra i tanti che passano nelle pale del mulino domestico, in grado di macinare qualcosa, qualcosina ,non dico di entusiasmante e di tonico, ma di vivace e di davvero appassionante. Se nel mondo sono morte le ideologie, in Tv sono morte le idee stimolanti e pungenti. La bandiera, una bandierina rispettabile comunque viene ancora sventolata sul ponte di "Striscia la notizia", della "Gialappa", delle "Iene" e di "Chiambretti c'è" (anche se il ragazzo di un tempo se la fa ormai con troppe mummie).
Tuttavia, il punto della questione non riguarda tanto lo spettacolo quanto — ripeto — l'intera programmazione, specie quella Rai, che si è candidata in questi anni a fare l'archivista del passato, particolarmente del suo. Che i giovani non vengano considerati lo si vede, lo si sa. Quando qualcuno si accorge di loro, è per gettarli allo sbaraglio in debutti rischiosi(chi si è preso la briga di contare ad esempio i comici usati e gettati come limoni?) o per metterli in piccole gradinate a fare da platea plaudente a comando di fronte agli stereotipi degli stereotipi: non c'è un ragazzo che andrebbe spontaneamente ad assistere ad un film o a una recita se i conduttori o i loro protetti, le carteveline, le carteassorbenti, le carte-smerigliate fossero quello che sono sul video.
Ma la faccenda ancora più grave è che i giovani non esistono né con la loro storia (scoperta dal Novecento, dai balilla ai pionieri, dai beatnik ai punk) né con i loro bisogni, le loro esigenze, i loro meriti.
Insisto su questa parola, "meriti", mettendola addirittura fra virgolette: se non altro per sottolineare che, spesso, dobbiamo proprio ai gesti che compiono — dai fatti di solidarietà e oltre, nel peggio, fino a delitto — i soprassalti di ripensamento, peraltro subito sepolti sotto lo zerbino televisivo, in cui si tuffano felici gli opinionisti del disagio giovanile. Quella dei giovani, come soggetto e oggetto dei programmi, è una assenza lancinante che prova l'incertezza, o meglio la paura, della società e dei suoi vari livelli di responsabilità. Una società che considera e vuole i giovani consumatori e beati o beoti; ma non, come sono, disoccupati, precari, scontenti della scuola, in dubbio sul loro futuro, curiosi e inappagati sui valori dell'amore e del sesso. Malgrado ciò, il più delle volte coraggiosamente spiritosi, ottimisti. Assimilati alla generalità di un pubblico anziano, i giovani sono costretti a frequentare un poco Mtv, eppure la stanchezza dei videoclips è pari a quella che i giovani provano davanti ai divi che rubano telecamere e microfono per farne un pulpito. Venite, venite, ragazzi, la bocca dell'orco è un forno catodico in funzione notte e giorno: dai corpi ricava vegetali.

selezionato da alessandro zangara



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25-09-2003
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