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Dopo Mezzanotte
Un film muto parlato
Il ritorno di Davide Ferrario
dopo mezzanotteRitorno atteso quello di Davide Ferrario alla regia. Dopo il disastro di critica e di pubblico del suo precedente Guardami un lungo silenzio artistico ci ha privato di una delle voci più interessanti del panorama italiano anni ’90: suoi infatti Tutti giù per terra, Figli di Annibale e il documentario di culto sulla Liberazione Materiale Resistente.

Girato in digitale, autoprodotto, costato poco, pochissimo, questo Dopo Mezzanotte rappresenta un caso quasi incredibile di film che, avuto successo presso il Festival di Berlino, è riuscito ad ottenere una distribuzione.

Narrato dalla magnifica voce dell’amico Silvio Orlando è una storia di persone che rincorre la storia del cinema delle origini. Un omaggio a Buster Keaton e al cinema muto, che coinvolge le vite di alcuni personaggi: Martino, il custode del museo del cinema di Torino, Amanda, giovane commessa in un fast food e il suo ragazzo l’angelo, rapinatore della Falchera, quartiere, direbbero i benpensanti, degradato di Torino. Oltre all’amica di Amanda c’è un altro personaggio fondamentale, Torino e i suoi luoghi, le sue strade e soprattutto la sua Mole. Le vite dei quattro si intrecciano in un gioco magnifico: nato dalla precarietà del lavoro e dalle mille capriole che servono per stare a galla, l’intreccio porta Amanda ad innamorarsi anche di Martino, dei suoi mille silenzi e dei suoi capitomboli che assomigliano molto da vicino a quelli delle commedie slapstick dell’inizio del secolo scorso.dopo mezzanotte
Ferrario gioca con il digitale per ritornare all’antico e omaggiare il cinema primitivo, usa tendine a iris, filtri che sgranano la pellicola fino a portarla all’usura del tempo, vira il materiale come si faceva in un tempo che non c’è più. Ma tutti i processi digitali non soffocano la narrazione, non realizzano uno sterile omaggio a quello che non c’è più, anzi fanno storia creativa della settima arte, producono un senso raro nel cinema odierno. Con coraggio l’autore ci porta in un mondo impossibile, aiutato dallo straordinario Giorgio Pasotti, crediamo di formazione teatrale: più che un attore un corpo, non recita con la voce ma con i propri tic, le proprie magnifiche movenze corporali ricalcate da quel Keaton di cui si parlava.

Film surreale questo Dopo Mezzanotte, in cui una donna può non sopportare più il proprio capo e versagli addosso dell’olio bollente, in cui un rapinatore può morire per un caso davanti all’auto dei suoi sogni e vedere un cartellone elettorale come ultima immagine, supremo sberleffo di un Ferrario decisamente in stato di grazia.

Sono sempre stato un seguace dell’aforisma di Bufalino secondo cui si deve diffidare degli ottimisti poiché sono la claque di Dio, ma questa pellicola porta un ottimismo onesto, e uno sguardo sincero ma disincantato sulla storia del cinema. Ovvio che, parlando di un triangolo amoroso, il pensiero non ricada a quello che ne è l’esemplare più famoso della storia del cinema: ma non viene citato direttamente, solo Martino tra i tre ne conosce il segreto. Vado a memoria, ma quando il cinefilo parla della trama di Jules e Jim senza dirne il titolo, e il volto speranzoso di Amanda gli chiede se finisce bene, basta solo il no del nostro novello Keaton per ricordare quell’auto che cade dal ponte in costruzione. Non c’è bisogno di riprodurre ciò che è già nelle nostre menti. Ferrario lo sa e gioca con il materiale dell’immaginario meglio di quanto non abbia fatto Bertolucci con i suoi sognatori.

Ci sarebbe molto altro ancora in questo lungometraggio alieno del nostro cinema contemporaneo. Quello che possiamo fare è consigliarvelo caldamente, è un ottimo antidoto alla droga televisiva, anche se potrebbe dare dipendenza allo stesso modo. Ma almeno, in quanto a narcotico, il demone del buon cinema è di qualità infinitamente superiore.
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