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Luther
Nuovo Film, Nuova Religione
di Eric Till
lutherPeriodo religioso per il cinema. Sulla scia della Passione gibsoniana l'unione delle chiese protestanti tedesche produce un film sulla figura di Martin Lutero, padre dello scisma che a partire dal 1517 divise per sempre la cristianità occidentale. Monaco agostiniano inizialmente insicuro della propria fede, scandalizzato per la compravendita delle indulgenze, affisse sulla porta della cattedrale di Wittemberg, città universitaria per eccellenza nella sassonia di quegli anni, 95 tesi contro quella pratica grazie alla quale in cambio di denaro di otteneva la salvezza dell'anima. Da quel gesto di ribellione nacque un fuoco che si propagherà per l'Europa per anni, scatenando sia le rivalità dei signori che le guerre dei contadini. Se Lutero aveva disobbedito alla chiesa di Roma, i contadini lottavano contro i loro schiavisti.

Ma andiamo con ordine: stiamo parlando di un film e non di storia anche se devo dire che personalmente l'argomento mi interessa molto. Consiglio per chi non lo avesse fatto il romanzo Q degli italiani Luther Blissett, consorzio di scrittura ora divenuto Wu Ming. Lo consiglio perchè resituisce una grandiosa immagine di quegli anni, liberando il periodo storico da alcune menzogne promulgate a bella posta.

Il regista Eric Till non lesina sulla verità storica, anche a discapito della fluidità della narrazione: rientrano nel racconto i soldi che i Fugger hanno prestato a impero e a cardinali per ottenere le cariche, non mente sul fatto che le parole di Lutero abbiano infiammato le campagne. Ma ci sono alcuni particolari scottanti che egli tiene volutamente in secondo piano. Il principe elettore di Sassonia Federico il Saggio viene presentato come un vecchietto mezzo matto e molto arzillo, protettore di Lutero più per sfizio che per reale motivazione. Invece egli usò il monaco come testa d'ariete contro il nipote Carlo V, imperatore della cristianità, nemico dei francesi e volenteroso di prendere Roma sotto le sue poco amorevoli cure. Se i cattivi sono rappresentati come tali, a partire dal Papa Leone X fino al giovane Carlo, i buoni hanno una caratterizzazione molto deludente, sembra che facciano davvero tutto per il bene collettivo e non per i propri fini politici.

Certo non è del tutto indegno il modo di mettere in scena, le reali motivazioni si intravedono, ma non sono presentate a chiare lettere e per chi non conosce bene la storia può essere un problema capire alcune implicazioni. Anche se la figura di Carlostadio, rettore di Wittemberg e più fiero difensore di Lutero, sconfessato dallo stesso quando porta alle estreme conseguenze il pensiero protestante alleandosi con i contadini, è assolutamente credibile e affascinante, delude la sguardo sfuggente che il regista riserva, in una sola inquadratura, all'importante Melantone, finissimo teologo messo da Federico al suo fianco per sanare le intemperanze del rettore.

Tutto sommato un lungometraggio quasi onesto, dove però si capiscono i finanziatori del progetto, e questo non è un bene per il cinema. Ma non è un giocattolone commerciale fatto per il sensazionalismo. Ed è un piacere, per una volta, poter discutere di temi storici e non di scandali.

L'Ercole tedesco al guinzaglio del Principe, dopo il rapimento inscenato da Federico, sarebbe tornato per fermare i contadini, comportandosi da Papa dopo che egli stesso aveva disobbedito all'autorità romana. Sarebbe stato il segno che una nuova chiesa era nata, e che le chiese a quell'epoca erano per i potenti, e i poveri ne erano esclusi. Till soprassiede su questi episodi, ed è un grosso dispiacere. Ma non potevamo certo aspettarci un contenuto rivoluzionario da una produzione orientata all'agiografia di Martin Lutero. Anche se lo sguardo sfuggente su quei fatti lascia intuire un certo senso di colpa, non solo del monaco agostiniano.

Per il resto la pellicola è decisamente scolastica, e non ha picchi eccessivi di tensione o che altro. Un lavoro su commissione, nulla di più e nulla di meno. Forse un poco più interessante di altri film di questo tipo. E forse è il tema ad essere più interessante di altri. A mio avviso, comunque, decisamente superiore per finezza teologica alla Passione, non che ci volesse molto.

Consigliato agli appassionati di storia, che, come me, potranno confrontare le proprie conoscenze e convinzioni con quelle del lungometraggio.
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