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Van Helsing
L'ennesimo uomo straordinario
con Hugh Jackman
van helsing CATEGORIA: Flatline

Negli anni '30 le case di produzione americane si cinema di serie B si facevano concorrenza l'un l'altra girando saghe di film ispirate a questa o a quella creatura soprannaturale. C'era chi aveva Frankestain, chi produceva film sui vampiri, su mummie o su uomini lupo. La concorrenza era fortissima, perchè erano pellicole a basso costo e ad alta redditività. Oggi i registi di quei piccoli e ingenui gioielli sono considerati piccoli maestri del brivido, ognuno con un suo culto.

La tendenza di oggi, invece, è quella di ripescare dalla storia del proprio cinema commerciale gli elementi di successo, e di sommarli all'ennesima potenza. Se La leggenda degli Uomini Straordinari era tratto da un romanzo grafico (un fumetto), questo Val Helsing esce come prodotto concorrenziale fine a se stesso, messo di fianco a quel giocattolone, in un modo che ricorda da vicino i meccanismi produttivi di cui sopra.
Anche qui abbiamo la copresenza di tutta una serie di mostri: da Mr. Hide, preso pari pari dal predecessore, a Dracula il vampiro, passando per i lupi mannari, fino a Frankestain il lungometraggio sembra un archivio dei film di paura degli anni '30 e '40.

A far da collante (?) alla storia è Van Helsing, cacciatore di mostri con la memoria cancellata, intrepido uomo d'azione della Chiesa di Roma. Un Van Helsing lontano dall'originale di Bram Stocker, ma molto vicino ad uno 007 privo di ogni tipo di aplomb. Hugh Jackman presta le fattezze a questo eroe da fumetto, uno Jackman reduce da Wolverine degli Xmen, pellicole che, se non altro, mantenevano una certa dignità.
Si, perchè questo lungometraggio di dignità ne ha davvero poca, costellato com'è di effetti speciali digitali tanto invadenti da costringere il regista (?) Sommers ad un continuo alternarsi di campi lunghissimi e dettagli, per non mostrare la debolezza del digitale quando questo è abusato.

Kate Beckinsale è l'unico elemento del film che si fa guardare, e si fa guardare molto bene. Certo è un elemento prosaico, ed è un po' triste vedere un'attrice nell'unica funzione di oggetto d'arredamento, ma non ci saremmo certo aspettati considerazioni femministe in un film (?) simile, destinato com'è ad un pubblico di 12enni americani.
C'è però da sottolineare una cosa: se ne La leggenda... per dare dinamismo alle scene d'azione la macchina da presa ballava continuamente in un movimento molto vicino al Parkinson, in una volontà non raggiunta di dare dinamismo, qui, per fortuna, è molto più ferma: ma se per valutare un film dobbiamo per forza far caso alle tecniche elementari di ripresa il nostro lavoro non è proprio gratificante. Purtroppo lo stato dell'arte di costringe anche a sottolineare questi elementi, presi come siamo dal far evitare agli spettatori il mal di mare dato da un lungometraggio mal messo in scena.

Ma il più grave difetto del film, su cui non si può soprassedere, come ad esempio si può fare per le forzature di sceneggiatura in un lavoro che è un fumetto, è l'assoluta mancanza di emozioni. La drammaticità o l'umorismo dovrebbero essere particolari importanti in lungometraggi di questo tipo. La freddezza mal si adatta all'intrattenimento; semmai va bene per le lucide analisi. Non potendo pretendere queste da Van Helsing, ci saremmo aspettati almeno un po' di carica adranalinica, o di risate. Nulla di tutto ciò, solo due ore abbondanti di una piattezza indescrivibile.

I punti interrogativi di cui è cosparsa le recensione non sono errori tipografici: sono lo sconcerto del cervello del recensore di fronte al legare le parole collante, film e regista ad un prodotto di questo tipo: ma non ci sono ancora sinonimi adatti, e perciò usiamo quello che abbiamo per cercare di descrivere l'ennesimo parto delle superproduzioni.
Preghiera ai produttori americani: se volete darci della buona serie B tagliate i budget e rivolgetevi agli studenti di cinema, Raimi insegna. Non si può pretendere di fare cinema compiutamente popolare con i soldi dei kolossal: Peter Jackson è un'eccezione, ma, a ben guardare, ha comincato dalla serie Z prodotta con zero soldi e mille idee. Per Val Helsing è certamente vero il contrario.
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