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Troy
... e evitiamo facili battute...
con Brad pitt
troyCATEGORIA:FLATLINE

Eccoci qua. Tutto il Festival del cinema di Cannes ne parlava, o almeno tutti i giornalisti inviati. E' stato lanciato da una campagna pubblicitaria fuori del comune che ha visto coinvolti telegiornali, radio, spazi pubblicitari e anche quella criosette in passato così altezzosa. Chi discuteva dei muscoli di Brad Pitt, chi ragionava sul come e quanto il racconto di Petersen si discosti dal poema di Omero. Ma Troy non sorprende, è quello che è: un kolossal americano, diretto da un regista tedesco che della finezza della vecchia Europa non sa nulla. Film di muscoli, esibiti e mai resi protagonisti delle scene, lungometraggio che vorrebbe essere di eroi e invece è di divetti, o magari ottimi attori in altri contesti, completamente imbambolati.

Andiamo con ordine: Omero (o chi per lui), circa 3000 anni fa ha raccolto in due opere una serie di canti e leggende sulla città di Troia, componendo dunque uno dei miti fondativi della nostra civiltà. Dal rapimento di Elena, alle bizze di Achille passando per l'eroismo di Ettore a mille altri eventi, il poeta greco compone il suo affresco di caratteri umani e usa gli dei come elementi che sanzionano le vite dei personaggi. Tutti sono colpiti dalla proprià malvagità, nessuno si salva con l'arroganza e anche chi commetti errori, pur essendo timorato, viene punito. In questo il film di Pentersen non porta sostanziali novità, ma nemmeno tradisce in toto il contenuto omerico.
Invece il tradimento avviene in un punto importante: lo spazio digetico, tanto diverso dal poema al film da far pensare ad un errore degli sceneggiatori: laddove la leggenda parla di più di dieci anni, Troy fa concludere l'assedio in una quindicina di giorni. E già l'alone del mito comincia ad affievolirsi se i guerrieri leggendari non compiono imprese degne del loro nome.

Ma a dare il colpo di grazia al mito è l'insopportabile atteggiamento / recitazione degli attori. Appena sufficiente Pitt, ma da lui ci aspetteremmo molto di più, il film esce distrutto ogni volta che deve posarsi sulle spalle di Ettore / Eric Bana: se avesse ancora il trucco da Hulk forse tutto andrebbe meglio. Per non parlare poi del nostro elfo, un Paride / Orlando Bloom che senza un arco in mano sta male, e noi ormai cominciamo a stare male ogni volta che glielo vediamo imbracciare. Dispiace molto vedere coinvolto in questa tragedia anche Peter O' Toole, un Priamo spiritato ad occhi sempre sgranati.

Se non fosse per questo disastro completo alla recitazione il film sarebbe anche godibile, con una mezz'oretta di tagli. La messa in scena è convenzionale al massimo grado, e alcuni inutili rallenti sui primi piani dei protagonisti potevano risparmiarceli, ma il duello tra Achille e Ettore si salva, mentre le battaglie vedono un grande uso di comparse che danno al lavoro quella spettacolarità che ci si attende da un prodotto simile.

Il problema, per le pellicole di questo tipo, è che il regista non può giocare sulla suspense. La storia la conosciamo a menadito. Tutti i nostri professori ce l'hanno fatta entrare in mente a forza. Allora un autore ha due strade: o interpretare il mito creando qualcosa di nuovo, il che significa dare valore ad alcune metafore piuttosto che ad altre e produrre senso attraverso il testo antico, oppure spingere ai massimi livelli le professionalità tecniche del cinema americano, creando spettacolo e intrattenimento. Crediamo che Wolfgang Petersen non sia autore capace di imboccare il primo percorso. Purtroppo non compie appieno nemmeno il secondo tragitto, lavorando al suo compitino senza mettere nemmeno un po' di anima in un prodotto che segue ogni cliché del cinema commerciale ad uso e (soprattutto) consumo del pubblico più di bocca buona. Ed è un vero peccato perché da una storia grande come l'Iliade si possono ricavare grandi film: tanti sono i temi affrontati, tanti i problemi messi in campo dal testo. Mito fondativo, dicevamo, da cui si possono far scaturire mille storie, mille viaggi, mille analisi. Zhang Ymou con il suo Hero lo ha fatto. Ma Ymou è un autore completo, Petersen no; ed è piuttosto brutto vedere parte della propria storia così svilita.

Come nota a margine vorremmo dire che se questo film fosse costato meno non l'avremmo trattato così male, e forse sarebbe lo stesso se ne fosse parlato meno. Ma sopportiamo a fatica il can can mediatico per un pellicola così scarsa. I pepla italiani degli anni '70 erano simpatici, film a basso costo e pieni di una magnifica ingenuità. Con Troy, oltre a seppellire tutta l'ingenuità del genere, Petersen fa affondare anche una delle più grandi storie mai raccontate. E' un vero peccato.
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