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Una Storia Americana
Capturing The Friedmans
di Adrew Jarecki
una storia americanaCATEGORIA: Film d'autore con concessioni al grande pubblico

Il giorno dopo la vittoria del nostro eroe Michael Moore al Festival del cinema di Cannes ci troviamo a scrivere di un documentario, un documentario del tutto particolare. Diretto da Andrew Jarecki il film mette in scena la storia della famiglia Friedman, una famiglia del tutto normale, della media borghesia americana, che vive in un classico sobborgo di Long Island, in una villetta a schiera, con la station wagon e il giardinetto. Un giorno la vita dell'intera famiglia viene sconvolta dal ritrovamento nello studio del padre di riviste pedo – pornografiche: a quel ritrovamento seguiranno accuse di molestie sui minori a carico del genitore e di uno dei tre figli.

La cosa del tutto particolare di questa pellicola è che oltre al materiale girato ai giorni nostri, il regista ha a disposizione una grande quantità di girato in super 8 dalla stessa famiglia, appassionata di video. Jarecki, dunque, compone un affresco sul calvario dei Friedman, con dovizia e minuzia scava nella loro storia, mostra il disfacimento progressivo della famiglia, mette a confronto le testimonianze, usa il ricchissimo materiale raccolto per raccontare questa storia nel modo più esaustivo possibile.

Il documentario ha fatto incetta di premi ai Festival di tutto il mondo, e per questo vi sono validi motivi. L'organizzazione creativa del materiale a disposizione, la spettacolarità che il regista riesce a creare in una tutto sommato banale storia giudiziaria, lo j'accuse nei confronti della polizia americana occupata più a costruire prove a carico piuttosto che a cercare la verità, concorrono a creare i presupposti per il successo critico e, in certa misura, commerciale, del lungometraggio.

Ma c'è un rovescio della medaglia, ed è il difetto che si può imputare anche al fresco vincitore del Festival di Cannes: la spettacolariazzazione della verità avviene tramite un procedimento che ha ben poco di onesto. Mi spiego meglio. Per riuscire ad ottenere interesse e aspettative sulle pellicole, i registi di questi nuovi documentari fanno ricorso ad elementi propri del cinema narrativo e della sintassi televisiva. Usano meccanismi retorici quali creazioni di aspettative in vista di una conferma o smentita, rivelano troppo in là nel racconto elementi della storia che dovevano essere già noti per il normale svolgimento cronologico della fabula. Sono impietosi e usano ad arte elementi di patetico.

C'è chi ha parlato di cinema verità. Ma questo tipo di cinema aveva uno statuto etico ferreo, ben superiore a queste parziali mistificazioni. Certo si può discutere sull'utilità o meno di questi mezzi, e, dal punto di vista pragmatico, non si può fare a meno di convenire con questi nuovi autori di documentari: hanno ridato vita ad un genere che era riservato ad una ristrettissima nicchia di appassionati. Certo ogni messa in scena comprende l'artificio, anche le riprese a telecamera fissa di Andy Warhol. Ad ogni messa in scena corrisponde una messa in prospettiva. Ma, godardianamente parlando, è importante che vi sia trasparenza, che gli autori di documentari si mettano in gioco, mostrando il più possibile dove essi stanno barando: questo film non lo fa, gioca a sfumare i confini della realtà e della messa in scena.

E' indubbio che la storia sia piuttosto coinvolgente, e il punto di forza della narrazione non sta tanto negli errori giudiziari, molto simili a milioni di altri, quanto nello sguardo impietoso sulla distruzione di una famiglia, sull'analisi profonda permessa dall'utilizzo del materiale girato dalla famiglia stessa. Ma i difetti a cui si accennava sopra non consentono una valutazione al di là della sufficienza, anche se è molto difficile giudicare un documentario con lo stesso metro di paragone che si usa per i film di finzione. Ma aspettiamo anche vostri pareri su questo lavoro, è comunque un'opera destinata a spiazzare.

In conclusione volevo porre l'attenzione sul magnifico doppio senso del titolo in lingua originale: Capturing the Friedmans, dal catturando i Friedman di una traduzione letterale, al filmando i Friedman di un possibile secondo senso. Nei paesi islamici fotografare una persona è considerato catturarne l'anima: un'operazione non diversa da quello che compie questo documentario.
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