INTERVISTE \ La sottile linea delle emozioni

Extended version dell'intervista ai Setwall

di Ila & Clas
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Up to the unseen coverIn occasione dell'imminente uscita del loro nuovo cd, Up To The Unseen (prodotto con l’etichetta Vacation House Records, distribuito da Venus e registrato presso il Natural Head Quarter Studio di Ferrara), abbiamo incontrato i Setwall. Quella che doveva essere una semplice intervista si è trasformata in una piacevole chiacchierata, protrattasi fino a tarda ora.
Ecco cosa Cava (chitarra), Mauri (batteria) e Pio (voce) ci hanno raccontato…

Setwall come erigere un muro...
M: Valeriana!
P: Il significato reale della parola Setwall è valeriana.

Da cosa è nato?
P: Leggendo il vocabolario: lo stavo sfogliando e all’inizio ho scelto la parola perché suonava bene. E probabilmente era destino che fosse il nome giusto perché ho letto che si riferiva ad un tipo di valeriana selvatica che cresce tra le rocce, fra le asperità.

Quindi non c’entra nulla con la musica…
P: C’entra per quanto riguarda la formazione del gruppo: per tre anni abbiamo cercato un bassista (Simone), patendo le pene dell’inferno per trovarlo. Dopo tre anni siamo riusciti a formare un gruppo, con una sua identità, spero. Un gruppo diverso dagli altri, questo è il nostro obiettivo. Anche il fatto che la valeriana si usi per curare le nevrosi, guarire i disturbi psichici, ci sembrava adatto alla nostra musica.
M: Infatti entrando in sala prove cancellavamo tutto ciò che c’era di brutto nella nostra vita, la musica era una sorta di calmante, una tisana.
M: Ma la domanda “vi definite nu metal?” dobbiamo farla?
P: Il brutto è che questa definizione è stata usata talmente tanto…
D’altronde è inevitabile creare dei grandi contenitori per indicare alla gente di che tipo di musica bene o male si sta parlando, ovviamente ogni genere ha mille sfumature.
C: Voi scrivete metal-core!

Chi fa musica in cui crede non si pone come primo gradino il raggiungimento il successo, cosa ne pensate?
P: Certo, altrimenti non avremmo aspettato tre anni per un bassista! Essere al posto giusto, nel momento giusto con le conoscenze giuste sfortunatamente conta troppo.
M: Se riusciamo a fare qualcosa di bello, non di spettacolare, di bello, siamo già contenti, almeno da essere conosciuti nel panorama italiano.
P: La cosa che dispiace di più è che non c’è fiducia tra i gruppi, “fratellanza” se vuoi chiamarla così…solo competizione e molta ipocrisia. Noi non siamo nessuno ma comunque siamo riusciti a fare un cd. Non vedo perché se io sono riuscito ad arrivare qui non posso dare una mano, per quello che posso fare, a un altro gruppo.

Un’opinione sulla scena ferrarese…
M: A me personalmente non piace, non c’è niente di interessante. Sono a conoscenza di altre scene molto più vive anche per quanto riguarda i gruppi emergenti, ad esempio il modenese, il veronese, il mantovano, che si propongono con gruppi quali Knife, Mothercare, Browbeat, New Flesh Coming, e anche i compianti Hangin' on a thread hanno lasciato il segno. In quelle zone il livello, per ciò che riguarda tecnica e idee, è più alto.
P: E’ un vantaggio crescere in un ambiente musicale più stimolante.
C: La gente va sensibilizzata.
P: Mi sembra che i gruppi di Ferrara non nascano con una propria personalità: tendono, forse anche inconsciamente, ad emulare qualcuno.

Probabilmente quello è il primo passo: inizi a suonare anche perché ascolti qualcosa che ti piace, il secondo passo è creare qualcosa di tuo ed è questo che forse molti gruppi non riescono a fare.
P: Secondo me l’importante è puntare in alto, ma veramente in alto e avere varietà musicale negli ascolti: se ti piace il metal, perché devi ascoltare solo quello? A me piace anche hip-hop, techno, dance, funky. Bisogna ascoltare tutto perché prendere cose da altri generi e trasferirle nel proprio crea un effetto molto positivo.
M: Ogni genere musicale può darti qualcosa: se io ascolto Albano è probabile che in una sua canzone trovi ciò che va bene per me! (ridiamo)
C: A me, essendo un chitarrista, piace ascoltare musica “virtuosa” per quanto riguarda il mio strumento, in modo da raggiungere una tecnica tale da poter fare Nilla Pizzi sulla spiaggia, o qualsiasi cosa io voglia, jazz, fusion, funky, nu-metal.
M: La forza sta nel variare. Rivisitare è una cosa normale, è obbligatorio farlo.
P: Io metto delle “dediche” nelle mie canzoni: ci sono pezzi in cui si possono riconoscere citazioni al limite del plagio. Hanno valore di riconoscimento, ovviamente sono adattate al mio stile, cerco di dargli quel tocco di originalità in modo da farle diventare idee mie e non semplici copie. Le cover band o i gruppi che imitano musica ormai passata funzionano solo per i nostalgici oppure per chi vuole sentire i pezzi che hanno fatto la storia.

(A questo punto ci strappano il foglio delle domande…)
P: Che cosa riguardano i testi delle nostre canzoni? Parlano di situazioni di vita normale, di rapporti tra le persone e dei sentimenti e delle passioni che ne derivano: in un testo che ha scritto Mauri si parla di una coppia di amici, veri amici, che si separano dopo tanti anni; oppure della mancanza di una persona molto importante che se n’è andata, della situazione della società di oggi, ma non politicamente. Per esempio in una canzone del nuovo album parliamo della vita descrivendola attraverso la metafora del circo, in cui dietro ad ogni figura ho nascosto lo stereotipo di una persona.

Di politico niente?
P: Niente. Cerco di essere il più personale possibile, sono sempre canzoni che derivano da esperienze vissute o vivibili; la classica persona che ti sparla dietro le spalle, l’amico che alla fine non si rivela come tale, la famiglia che non ti dà il supporto che ti deve dare o tu che non hai la famiglia che vorresti…anche l’amore, ovviamente non trattato come serenata sotto al balcone! Non ho le conoscenze per parlare di politica e in ogni caso voglio tenere le mie idee per me.
C: I testi delle canzoni, che descrivono sentimenti (dall’amore, alla tristezza, alla rabbia, alla disperazione…) riflettono l’andamento della musica: effetti lenti e melodici oppure ruvidi e pesanti. La struttura musicale rispecchia quello che vogliamo esprimere. Mi piacerebbe che una persona ascoltasse a fondo il disco, e lo ascoltasse talmente tanto da provare un’emozione significativa. E per fare questo bisogna ascoltare, non solo sentire.

Quindi i testi hanno un valore parallelo rispetto alla musica?
P: Nonostante le parole vengano fuori dopo, testi e musica sono entrambi fondamentali.

E allora perché non scrivete i testi in italiano?
M: Per una questione fonica. Ho scritto per l’ultimo album una canzone che per me rappresentava un’emozione molto forte. Ovviamente io non posso cantarla, perché suono la batteria e l’ho affidata a lui (Pio) sapendo che l’avrebbe interpretata esattamente come avrei fatto io. Ha reso perfettamente l’idea di quello che volevo esprimere. Questo è sinonimo di una forte fiducia tra noi e una grande intesa nell’esprimerci attraverso la musica.
P: Capita di iniziare un pezzo, arrivare quasi alla fine e poi cestinarlo perché non ci piace, o magari la canzone è bella, ma non ci dà la botta e se non la dà a noi, come potrebbe darla a chi ci ascolta? Nel nostro cd non vedo canzoni più belle di altre perché tutte mi hanno trasmesso qualcosa.

La vostra storia…
C: Io e lui (Mauri) in camera sua! (ride)
M: Io avevo 15 anni, lui 14. Sedie, libri, bacchette e basta. Poi siamo andati in sala prove a fare qualche strimpellata, abbiamo messo su una cover band…

Cover di che gruppi?
M: Di tutto: dai Red Hot Chili Peppers a Ligabue, al punk. E’ stata davvero una gran scuola, soprattutto per imparare a suonare insieme. Poi abbiamo iniziato con Pio a lavorare al progetto Setwall: quando eravamo una cover band lui veniva a cantare pezzi di Rage Against The Machine e Downset perché il nostro sogno era fare qualcosa di duro. E così abbiamo iniziato in tre. Quando abbiamo trovato il bassista (Simone) avevamo già sei, sette pezzi pronti.


Ilaria Battistella & Claudia Spisani


i Setwall sono:
Pietro Guandalini - Pio– voce
Marco Cavallini - Cava– chitarra
Simone Frassinelli – basso
Maurizio Mazzoni - Mauri – batteria


www.setwall.com


01-02-2006 - visite: 14226

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