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Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban
Il film più atteso dai bambini di tutte le età!
Cuaron subentra brillantemente a Columbus
Harry PotterCATEGORIA: Film da grande pubblico, con stile.

Terza avventura e terzo anno alla scuola di Hogwarts per il giovane mago Harry Potter. Questa volta la minaccia è rappresentata dal criminale Sirius Black, evaso dal carcere di Azkaban e fermamente intenzionato ad uccidere Harry.

Si può dire tutto di questo Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban, tranne che assomigli ai due film precedenti. La svolta è stata la scelta di mettere alla regia Alfonso Cuaron (l’adolescenziale Y tu Mama Tambien), sostituendo Chris Columbus, regista che spesso si è dedicato al cinema per bambini.
Come era quindi prevedibile l’asse della serie si è infatti spostato verso tematiche meno infantili ed ha assunto un gusto dark che moltiplica esponenzialmente i piccoli accenni che avevamo riscontrato nel secondo capitolo.
Svolta inappropriata? Tutt’altro! Chi conosce il libri di J.K.Rowling sa che dal terzo capitolo si comincia a fare sul serio, e che da questo momento in poi la saga perderà completamente ingenuità ed innocenza. Si, pochissimi fan di Harry Potter vi segnalerebbero i primi due libri come i migliori.
Sarebbero invece in molti ad indicare proprio questo Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban come il vertice raggiunto dalla scrittrice.
Sirius Black
Non staremo a raccontarvi molto della trama, lasciandovi il gusto di scoprire la maturazione dei personaggi e i cambiamenti nelle loro relazioni.
Più giusto spendere qualche buona parola nei confronti del nuovo arrivato Cuaron. Il regista riesce finalmente a restituirci una trasposizione cinematografica degna di questo nome. Non che i primi due film fossero inguardabili, anzi sono comunque più che dignitosi, ma sembravano più che altro una semplice lettura del libro accompagnata dagli effetti speciali.
A sorprendere e coinvolgere qui è invece proprio la regia di Cuaron, che sembra faccia di tutto per distanziarsi il più possibile (nei limiti consentiti dal buonsenso e dai produttori) dalla piattezza di Columbus. Così, dopo un prologo ormai convenzionale, restiamo piacevolmente stupiti nel trovarci dentro alla folle corsa del Nottetempo, nell’occhio insicuro della telecamera a mano e ancora dentro quando ci infiliamo tra due autobus babbani, con lo schiacciamento mostrato sempre dall’interno. E’ solo una scena, ma rende bene l’idea di quanto sia stato maggiore l’impegno nel cercare una soluzione per rielaborare un immaginario digitale ormai conosciuto fin troppo bene dagli spettatori.

La prima parte quindi procede ripresentandoci tutto ciò che ben conosciamo, c’è pure l’immancabile sequenza sul treno diretto alla scuola, ma il tutto è impreziosito da una lieve venatura Horror che per molti risulterà spiazzante e seducente. Non abbiate paura a portare i bambini al di sopra dei 6 anni. Si spaventeranno e si divertiranno un mondo, soprattutto con i terribili Dissennatori (che fra l’altro sono la rappresentazione metaforica della Depressione, il vero nemico da esorcizzare per le generazioni più giovani).
Harry Potter
Ma è con la seconda parte che il film gioca le sue carte migliori. Il Platano Picchiatore, protagonista dei numerosi intermezzi con cui Cuaron evidenzia il passare del tempo, diventa luogo di una girandola di colpi di scena che riesce, anche grazie alle ottime interpretazioni degli attori, a riprodurre piuttosto bene l’effetto ottenuto su carta.
La parte più convincente invece è, a sorpresa, quella dedicata al paradosso temporale sul finire della narrazione. Cuaron sceglie di portarlo in primo piano (aggiungendo alcuni episodi), di svelare quello che potrebbe venire considerato un errore della scrittrice. Si tratta invece della vera “scena madre”, quella che da il senso a questo splendido racconto di formazione, nel riconoscimento da parte di Harry di un’ appartenenza ad una storia che si ripete. E il momento in cui la nuova generazione trova un senso alla propria esistenza nell’essere continuazione della precedente (di nuovo: non è un caso che sia un albero la figura più simbolicamente rappresentativa).

Certo, risvegliandoci dal sogno non possiamo fare a meno di constatare quelli che probabilmente sono gli inevitabili limiti di questa trasposizione.
La necessità di rendere la trama più snella potrebbe effettivamente aver reso difficile, per chi non ha letto il libro, una comprensione profonda degli eventi, del loro fascino e della loro portata.
Problema da non sottovalutare visto che per contro i lettori della saga, per ovvie ragioni, si sono già giocati l’effetto garantito dai finali a sorpresa.
Perplessità che andranno valutate col tempo (e magari intervistando a proposito alcuni non-lettori).

Godetevi questa terza avventura del maghetto più famoso del mondo, perché i tagli alla trama renderanno difficilissima, se non impossibile, la stesura della prossima sceneggiatura. E poi, per il quarto episodio se ne andrà Alfonso Cuaron (ma perché?) al cui posto subentrerà Mike Newell, scelta che aumenta le nostre paure…
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