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The Chronicles of Riddick
ANTEPRIMA ASSOLUTA! Nelle nostre sale dal 20 Agosto
Quando la serie B batte la A
Chronicles of RiddickCATEGORIA: Flatline

Cinque anni dopo gli eventi narrati in Pitch Black, Riddick è solo e in perenne fuga dalle autorità.
Suo malgrado si troverà ad essere fondamentale per l’esito di uno scontro ancora più importante, in cui è in gioco il destino dell’intero universo. La razza dei Necromongers, cultori della morte e dell’ annullamento del più debole, si sta espandendo minacciosamente. E Riddick, che nel corso dell’avventura scoprirà le proprie origini, è l’unico che può fermarli.

Forse non tutti hanno ben presente la pellicola della quale The Chronicles of Riddick è il seguito.
Pitch Black, diretto sempre da David Twohy nel 2000, ha avuto un notevole successo di passaparola negli States, mentre da noi ha solo parzialmente recuperato in videocassetta gli scarsi risultati ottenuti in sala (complice un' uscita poco pubblicizzata e un certo ritardo della critica ad accorgersi del suo valore).
Certo, Vin Diesel è indubbiamente famoso anche dalle nostre parti, ma lo è per i film successivi: Fast and Furious e XXX.
Se dunque siete fra coloro che non hanno mai visto Pitch Black, accettate il nostro consiglio e correte a recuperarlo in videoteca. E’ semplicemente il miglior B-Movie degli ultimi anni. Poche pretese e un meccanismo perfettamente oliato (con più di un debito nei confronti di Carpenter) il cui motore è, appunto, uno dei personaggi più carismatici del cinema contemporaneo.
Per gli amanti di un cinema d’intrattenimento che riesca ancora ad intrattenere, Pitch Black è una delle poche certezze rimaste.

Questo The Chronicles of Riddick invece, in completa opposizione col predecessore, non funziona. Anzi, non avrebbe mai potuto funzionare, per un motivo molto logico: il motore è importante, ma senza tutti gli altri pezzi non si va da nessuna parte.
Prima ancora di essere un “bel” personaggio, Riddick era un personaggio estremamente “funzionale”. Ovvero era inserito in un contesto di cui era parte probabilmente indissolubile, era caratterizzato per opposizioni che lo legavano, anche nella sua evoluzione, all’ambiente fisico che lo circondava e a tutti gli individui con cui interagiva.
Pensate ad esempio a Jena Plissken (il protagonista di 1997 Fuga da New York). Ecco, provate ad inserirlo in 2001 Odissea nello Spazio: non vi sembra che perda addirittura parte della sua caratterizzazione?
Quello che abbiamo provato ad immaginarci succede purtroppo realmente al povero Riddick. Dal “quasi western” povero e sporco (con gli effetti digitali battuti dallo strepitoso Effetto-Diesel) ad un mondo quasi interamente generato al computer e popolato da personaggi, ci perdonino i fan, quasi in stile Star Trek.
Di colpo, non è più elemento ambiguo tra minaccia e salvezza, non è più elemento umano/non-umano perché gli umani/non-umani ora sono molti. Non è più, in definitiva, l’indispensabile anello di congiungimento fra tenebra e luce, perché nel nuovo contesto della sua capacità di vedere al buio non c’è quasi più bisogno.
Resta invece “utile” solo la forza sovrumana, e quindi di fatto Riddick diventa Vin Diesel, appiattendosi sui personaggi di cui l’attore ormai è rimasto prigioniero.

A rendere The Chronicles of Riddick un film ancora peggiore, addirittura difficile da terminare senza copiosi sbadigli, è la regia di David Twohy.
Speravamo passasse indenne attraverso il passaggio dal relativamente basso all’altissimo (quasi folle viste le premesse) budget.
E’ incredibile invece come con più di 100 milioni di dollari spesi la resa spettacolare riesca ad essere tremendamente inferiore a quella del primo capitolo. Incredibile si, ma non inspiegabile.
Gli effetti digitali non sono la risposta ad ogni esigenza, quanti film orribili dovremo vedere prima che si capisca che l’essenza, ad esempio, di una buona sequenza d’azione, è indipendente dal budget? Chi continua a realizzare sequenze digitali spettacolari, come Peter Jackson (con il colossale Signore degli Anelli) o Guillermo del Toro con il futuro arrivo Hellboy (dal digitale indubbiamente meno perfetto), lo fa in virtù di una idea di regia della scena concepita a monte, con i movimenti di macchina calcolati al meglio prima dell’arrivo dei maghi del computer (maghi evidentemente privi della pietra filosofale).
Twohy aveva generato tutto l’universo narrativo di cui Pitch Black necessitava con semplici filtri che viravano il colore del girato. E aveva usato il digitale solo nelle sequenze in cui era indispensabile, e sempre in maniera piuttosto creativa.
Di quella piacevole inventiva "artigianale" non resta purtroppo nessuna traccia.

Nel suo completo fallimento, The Chronicles of Riddick finisce quasi per sembrare un' impresa ambiziosissima. Far stare in piedi un’ operazione così profondamente destinata alla sconfitta sarebbe stato un miracolo, di quelli che ti chiedono in serie A per vincere il campionato allenando l’Inter.
E allora è meglio fallire, meglio tornare in serie B, dove si gioca con meno pressioni e badando di più alle cose che contano.
In serie B si può ancora fare del cinema che possa entusiasmare il grande pubblico.
E’ quello che auguriamo a Diesel e Twohy.
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