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Ore 11:14 - Destino Fatale
I malintesi dell'estate
Cinema pulp
ore1114Fondo di magazzino della distribuzione, salvato da un rapido passaggio all'home video da un'uscita estiva malamente presentata come anteprima, questo Ore 11:14 - Destino Fatale era stato venduto come un horror. Addirittura dalla locandina emergevano inquietanti somiglianze con The Ring, sia esso il prodotto americano o l'horror di culto giapponese.

Ma la realtà dei fatti è sostanzialmente diversa.
Si tratta di una sorta di commedia nera, o di film di ambientazione notturna striato di commedia, in cui le vicende di un gurppo di protagonisti si intrecciano attorno all'ora del titolo. Tutti piuttosto giovani, e tutti piuttosto colpevoli di qualche cosa, verranno travolti da un destino di cui già il titolo anticipa le infauste conclusioni.

Ma sgombriamo subito il campo da ulteriori equivoci. Il film non è certo un capolavoro. E, forse, nemmeno un esordio interessante. Ma strappa qualche risata, certamente non involontaria, pur non riuscendo a coinvolgere in maniera emotiva. E, a dispetto della durata non esaltante, dichiarati 86 minuti quando, se si escludono i titoli di coda, si arriva a malapena ad 80, riesce addirittura ad annoiare sul finale.

Le vicende raccontate si lasciano guardare, e il lungometraggio di esordio di Marcks scivola via con leggerezza, debitore di Tarantino, citato più volte nella colonna sonora.
Certo la storia non è credibile, ma non è questo che ci si aspetta da un lavoro di questo tipo. In sostanza si tratta di un Tutto in una Notte senza tutte le inquietudini scorsesiane, senza nessun senso morale, ma perveso di un moralismo che fa rabbrividire. Figlio della pulp generation, la pellicola si muove nell'accezione classica dell'aggettivo così di moda, pulp, che identifica le narrazioni da quattro soldi, in cui un intreccio mosso da sordide storie di sesso e di soldi, fa da contrappunto a lavori la cui cura formale non è certo da cinema di serie A, ma forse nemmeno da serie B.

E se in alcuni momenti ci fa dimenticare di averlo visto senza aria condizionata, è sicuramente merito del fatto che in certi punti è divertente; anche grazie ad uno spassoso cameo di Patrick Swayze, attore ex belloccio decisamente sovrappeso, impegnato nella visione di un documentario sulle abitudini alimentari del drago di comodo, che, con un piccolo tocco di ironia salutare, racconta in sfondo la vicenda stessa del film (dalla frase magari sembra che ci riferisca all'attore di Dirty Dancing, invece è proprio il commento del documentario a raccontare il film).

Misogino fino al midollo, tutta la storia nasce da un truffa che una ragazzina sta imbastendo ai danni di due dei suoi tre ragazzi, riesce a non cadere in banali errori di sequenzialità, errori che sarebbero stati possibili vista la struttura circolare dell'intreccio. Lontano comunque dai suoi punti di riferimento, riesce a strapparsi una sufficienza per simpatia. E' più di quanto ci si possa aspettare da un lavoro del genere.

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