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The Terminal
Un'altra anteprima per voi!!!
di Steven Spielberg
the terminal CATEGORIA: FILM DA GRANDE PUBLICO, CON STILE

In attesa del suo nuovo, mastodontico progetto, La Guerra dei Mondi Steven Spielberg continua a lavorare sul registro comico, dopo il mezzo successo di Prova a Prendermi.
E lo fa alla sua maniera, con una storia ottimistica di riscatto sociale, in cui la vena di grande intrattenitore del regista hollywodiano risalta oltre ogni misura.

La storia, brillante, che l'uomo più vincente della storia del cinema decide di raccontarci è quella di Viktor Navorsky, cittadino di una rapubblica ex sovietica che, approdato a New York per un motivo non meglio precisato, e senza spiccicare una parole d'inglese, si trova imposibilitato ad entrare negli Stati Uniti. Nella repubblica di Krakosia, (Krakozhia nelle scritte dei tg americani) è scoppiata la rivoluzione, e gli USA devono ancora riconoscere il nuovo governo. Viktor è dunque costretto a restare nel terminal dell'aereoporto, e vivere lì per un lungo periodo.

Saprà trovare un lavoro, aiutare un amico a conquistare una donna, trovare l'amore... insomma tutto quello che di normale capita nella vita. Ma tutto in quel non luogo che è il terminal della grande mela, luogo in cui non si va per fermarsi, ma solo per transitare.

La grande idea del film è tutta lì. Un luogo, non del tutto convenzionale, dove far svolgere l'intera vicenda, dove far agire questo campione di umanità che si rivela essere Novotsky. Un luogo continuamente reinventato da Spielberg, fra i pochi regista a conoscere ancora l'arte dell'inquadratura perfetta e della messa in scena equilibrata.
the terminal
Fin dal principio della sua carriera il nostro Steven è stato un grandissimo tecnico, oltre che un autore. Perfettamente consapevole dei meccanismi del cinema e dell'intrattenimento. Non si smentisce certo ora, anche se alle spalle ha prove più o meno opache, più o meno brillanti, sia dal punto di vista degli incassi che da quello dell'arte cinematografica.

Con The Terminal ci regala l'ennesima prova di abilità, far resistere un intero lungometraggio ambientato in uno di quei luoghi che, non solo cinematograficamente parlando, sono trasparenti, di una trasparenza tale da non poter essere distinti l'uno dall'altro.

E un'altra straordinaria prova la regala Tom Hanks. Si è forse detto troppo riguardo all'abilità istrionica dell'attore pluripremiato. Eppure vederlo balbettare un inglese da opuscolo all'inizio del film, per poi progredire man mano nella conoscenza della lingua è un vero piacere per per i sensi. Chissà il doppiaggio come sarà... e chissà se l'effetto esilarante della parlata indiana di un anziano spazzino sarà conservato nella nostra lingua. Ma tant'è che spesso i film doppiati perdono alcune caratteristiche, salvo poi guadagnarne altre... chissà se sarà questo il caso.
the terminal
Personalmente mi trovo spesso in disaccordo con l'ottimismo esasperante che emerge dai lungometraggi di Mr Re Mida Spielberg. E, diciamoci la verità, quella luce magica che ultimanete illumina le sue scene sta cominciando a stancare. Ma in questo film si sente il profumo di Frank Capra, del cinema post depressione. Ed in un certo senso anche questo è un cinema nato dopo la crisi. Non si può negare che, dopo l'11 Settembre gli aereoporti siano una sorta di tabù della società contemporanea. Ma il film, fin dal principio gioca ad esorcizzare le paure, fin dalla prima sequenza in cui gli ufficiali doganali intonano, come fosse una litania, business or pleasure?. Affari o piacere?

Una domanda che potrebbe essere rivolta al Signor Steven, riguardo al suo cinema. Affari o piacere? Beh, se gli affari e il piacere andassero sempre così d'accordo sarebbe davvero una gioia.

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