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Collateral
Un Taxi Driver in negativo
con Tom Cruise
COLLATERALCATEGORIA: FILM DA GRANDE PUBBLICO, CON STILE
Max Durocher è un taxista losangelino da dodici anni. Mite e tranquillo, riesce a farsi scivolare addosso le tensioni del suo lavoro sognando un’isola, la cui foto tiene sul parabrezza. Le discussioni che avvengono attorno a lui non lo turbano affatto, perché riesce ad isolarsi nel suo mondo mentale. Le chiacchiere con i clienti possono essere distratte e senza un senso preciso, oppure si può incontrare una donna con cui entrare in contatto. Ma può anche capitare di dover accompagnare, nella luminescente notte di Los Angeles, un tipo alquanto strano, un elegante signore dai capelli brizzolati, con un lavoro del tutto particolare: quello del killer professionista.

E’ il caso a legare i due protagonisti di Collateral: il caso e la violenza. Vincent, è questo il nome del killer, defenestra un suo bersaglio sul taxi di Max. Da quel momento in poi il legame tra i due diventa inscindibile, per ovvi motivi di segretezza. Non che il mite Max ne sia contento, ma i fatti non gli danno nessuna via di fuga.
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Sei sono gli obiettivi di Vincent, e solo una cosa può fermare il cammino incessante del bravo specialista: la fine del proprio lavoro, e non certo uno sprovveduto taxista armato solo di buone intenzioni. Tutto si complica quando la polizia comincia a sospettare di Max, invece di prendere come bersaglio l’uomo giusto.

Ma lasciamo scorrere la trama e concentriamoci sulle qualità del film: elegante, raffinato, dotato di una messa in scena che solo un grande autore riesce ancora a portare sullo schermo. Fotografia magnifica, pista audio gestita con una perizia e un’intelligenza del tutto rara. Ottimo davvero l’uso della colonna sonora, che confonde i generi musicali per dare spessore alle vicende e non si fossilizza, come oggi fanno in molti, su un crescendo di violini per conferire pathos alla pellicola.

Michael Mann è un autore, su questo vi sono pochi dubbi. Può essere apprezzato o no, ma è un regista capace di conferire personalità ai suoi film. Eppure vi sono riserve sul suo lavoro. Freddo, anche quando intitola un suo lavoro Heat – La Sfida, tanto elegante da portare i suoi lungometraggi sul sottile confine tra stile e maniera. Eppure nel finale diventa incandescente, e, con una sequenza magistrale dà luce al fatalismo di cui Vincent continuava a parlare allo spaventato Max. Ogni tassello va al suo posto, in un’assenza di realismo che solo nell’epica è concessa.
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Inoltra Mann ci regala una gestione degli attori davvero superba: Tom Cruise, nei panni del freddo Vincent va oltre le aspettative e dà spessore ad un personaggio difficile, mentre Jamie Foxx è perfetto nel disegnare il suo tranquillo taxista.

Per concludere si deve dire che il regista americano compone un Taxi Driver in negativo, sposta l’azione da New York a Los Angeles, trasforma l’oscurità della notte dell’est nei bagliori di quella dell’ovest, e disegna una violenza che invece di essere astrazione del subconscio di un’intera nazione, diviene concretizzazione dell’agire razionale orientato allo scopo. Le azioni violente hanno un obiettivo razionale, siano essere quelle scatenanti di Vincent o quelle procurate di Max.

Decisamente di altro livello il film di Scorsese, ma Collateral resta un buon film, non esente dai difetti a cui abbiamo accennato, ma che vengono ampiamente sopravanzati dai pregi sui quali ci siamo dilungati.

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