LIVE \ INDEPENDENT DAYS REPORT

Un pomeriggio sottotono

di zazie au festival
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Pass per il backstage, bevande fresche gratis, amici e grandi della musica ovunque intorno a te, fanno supporre una giornata da non dimenticare.T.A.R.M.

Ma solo supporre.

Proprio così, nonostante tutti i buoni propositi la giornata si dimostra da subito una reale delusione.
Faccio di tutto per arrivare alle 14.30 per non rischiare di perdermi i Tre Allegri Ragazzi Morti, che scopro in ritardo sulla scaletta a causa dell’annullamento dell’apparizione dei dEUS in uscita col nuovo album dopo circa 4 anni di assenza dalla scena musicale.

Non sarei comunque riuscita a vederli visto che per andare a ritirare pass e biglietto mi ci vogliono 2 ore di fila sotto il sole asfissiante delle 14.00, perché a qualcuno non è venuto in mente che forse 2 biglietterie non bastano per almeno 10 mila persone.
Dopo altri 20 minuti di coda per entrare nell’arena, dove subisco perquisizioni e abbandono la mia bottiglia d’acqua che dentro non posso portare, (ma solo se è da 1,5 litri, perché quelle piccole sì, basta che non ci sia il tappo), vinco il terzo pass della giornata sotto forma di braccialetto… e ancora mi chiedo che senso abbia averne 3 e quindi fare 3 file diverse sotto il sole per accedere solo e comunque ad una zona.
Colour of Fire
Finalmente arrivo a destinazione e trovo i T.A.R.M. sul palco che montano aspettando la fine della performance dei COLOUR OF FIRE, gruppo inglese che vanta un album di esordio registrato al Rockfield Studios in Galles e nel Realworld Studios di Peter Gabriel a Bath.
T.A.R.M.
E' l’ora dei Tre Allegri che non sembrano trovare il loro equilibrio, come al solito del resto, in queste situazioni che non si addicono per niente al gruppo.

E’ in questo momento che scopro una limitazione audio a 92db che a) non li aiuta di certo, b) mi dà ai nervi.
Suonare in queste condizioni non giova a nessuno.

Credo sia inconcepibile che ad un festival di questa portata si applichino restrizioni audio che sembrino avere tanto di politico.Mark Lanegan
Decido quindi di evitarmi ulteriori delusioni e andarmene dopo Mark Lanegan, senza preoccuparmi troppo per i Sonic Youth.
Lanegan è a tratti commovente, ma la poesia non dà troppa traccia di sé.
Almeno non tanta quanto in situazioni dal vivo diverse da questa o nei suoi album.Mark Lanegan 2
Forse sarebbe bastata la sua voce in questa occasione a mettere in piedi il live, considerando che la band con cui suona ora dà l’impressione di non aggiungere molto al suo lavoro.


In treno verso casa rifletto su quanto poco, dei palestrati gasati ad ogni entrata, abbiano a che vedere con un festival del genere, su quanto, svariati giornalisti incontrati, fossero disgustati dalla poca capacità organizzativa e quanto il loro giudizio potrà influenzare le future organizzazioni.

In definitiva una giornata dissacrante.



19-04-2011 - visite: 9389

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