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Godsend
E' stato un tempo l'horror, giovane e forte...
con Robert De Niro
godsendCATEGORIA: Film da grande pubblico, con stile

Una ventina d’anni fa l’horror era un genere da ragazzacci inquieti, giovani cineasti che sperimentavano sugli stomaci e sui sensi di spettatori giovani quasi quanto loro. E lo facevano da molti punti di vista: stilistico, tecnico, pratico e anche contenutistico. Erano arditi difensori del non comune, del non visto. Le loro strade si divisero quando alcuni di loro scelsero territori meno esplorati e più adulti, vedi Croenberg e Carpenter, oppure la via dell’intrattenimento comunque più che dignitoso alla Raimi.

Ma c’è una deriva che negli ultimi anni sta attentando al cuore del genere. La deriva che prende il nome di horror per famiglie. Quello che non sparge sangue e che dalla vulgata viene definito psicologico. Beh, per i fan del genere ci sono altre e più colorite definizioni, ma non vogliamo offendere il buon gusto dei lettori. Limitiamoci a dire che Godsend fa parte di questa categoria.
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Altra banalità sul genere è che l’horror prende spunto da oggetti o situazioni della vita di tutti i giorni per accrescere la paura. Come non ricordare le villette suburbane di Halloween, seppur quella situazione faccia riferimento più alla realtà USA che alla nostra?

Beh, oltre a situazioni comuni, l’horror si nutre anche delle emergenze mediatiche, e una di queste è, senza timor di smentita, la clonazione. Ecco il tema cardine del lungometraggio. Ad un giovane coppia, insegnante lui, fotografa lei, capita il più grande dramma che possa accadere ad un genitore. La perdita del figlio. Il giorno del suo funerale vengono contattati da un vecchio insegnante della donna, un dottore un tempo di grande fama e oggi perso nel dimenticatoio. Questi propone loro di far rinascere il bambino grazie alle tecniche dell’ingegneria genetica. Dopo un momento di intensi travagli emotivi, i due accettano. Passano gli anni, e il piccolo Adam raggiunge l’età in cui il precedente Adam era morto. Da lì in poi la sua vita sarà costellata da incubi.

Che dire del film… gioca sui cliché del mercato per il genere. Timori generalizzati (la clonazione) e bambini sono ormai diventati il cardine di ogni produzione orrorifica. Non mancano le scene di tensione, anche se, a onor del vero, manca l’originalità. Ma alcuni momenti di spavento ci sono, eccome. Però le idee sono davvero poche e non basta un finale aperto per conferire creatività ad un copione decisamente banale.

La fotografia può essere definita come “plasticosa”, un brutto neologismo per dire come il senso di irrealtà del tutto avanzi momento dopo momento nella visione, non contribuendo certo alla sospensione dell’incredulità, che, in questo genere più che in altri, è il vero punto focale attorno al quale giostrare l’interesse.
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Poi c’è Bob… Robert De Niro. Negli ultimi anni o fa il boss della malavita, o gigioneggia alla grande in ruoli mefistofelici. Ecco qui è nella sua seconda versione: interpretando il medico che riporta in vita Adam, lo colora di sfumature sulfuree, quando sarebbe stato più adeguato farne un uomo di scienza, visto che l’occulto con la sua vita centra proprio poco. Ma tant’è che questa è stata la sua scelta, e la domanda che ci dobbiamo fare è: possiamo noi criticare uno con un passato così? Personalmente ritengo di si, soprattutto per il rispetto dovuto ai suoi personaggi del passato.

C’è da stendere un velo pietoso anche sulla bellissima Romijn Stamos: dea trasgressiva nel Femme Fatale di De Palma e assolutamente fuori ruolo come madre inconsolabile. Ridatecela come ragazzaccia mangiatrice di uomini, la parte di madre sensibile e spaventata non le si addice proprio.

E già che ci siamo, ridateci Shining: in tema di orrore e infanti quel film rimane del tutto insuperato. Saremo monotematici, ma è dall’Oriente che in questo momento vengono i prodotti migliori sul tema. Speriamo davvero che gli Stati Uniti si riprendano e che una nuova generazione di ragazzi cattivi si riappropri del genere. Togliamolo dalle mani delle famigliole. Insomma, sinceramente, l’horror non fa per loro.

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