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L'Amore Ritrovato
Corrispondenza d'amorosi sensi... ai tempi del fascismo
di Carlo Mazzacurati
amore ritrovato
CATEGORIA:Film d'autore con concessioni al grande pubblico
Italia, 1936. Giovanni è un impiegato di banca, benestante, integrato, marito e padre di un bambino di un anno. Maria è una ragazza non più giovanissima, figlia di contadini, in procinto di restare “zitella”. L’ambiente è una Livorno dove l’uomo è appena stato trasferito per lavoro, un luogo dove lui è cresciuto e ha amato Maria. L’incontro tra i due farà scoppiare una passione mai sopita.

Comincia e finisce su un treno il film di Mazzacurati. Un treno che cambia come cambia l’Italia dell’epoca, visto che la coda del lungometraggio è nel 1945, in un dopoguerra dove i treni non hanno nemmeno un tetto sulle carrozze. In mezzo c’è la storia d’amore tra i due, una storia clandestina, rischiosa ed eccitante, visto che il divorzio non era sicuramente contemplato ai tempi del regime. Un regime lasciato dal regista volutamente in secondo piano, una dittatura di cui nemmeno si vedono i segni sulla pellicola, un regime che a vedere il film si direbbe morbido. Certi che l’autore non intendesse comunicare questa sensazione, dobbiamo a malincuore rilevarla; compito nostro è anche quello di far emergere ciò che dagli autori non è voluto, ma che si presenta agli spettatori.

Ma andiamo più a fondo nell’analisi. Il problema principale della pellicola è il non essere chiaramente definita, troppo poco fredda per essere chirurgica esplorazione dei sentimenti umani, troppo poco accalorata per diventare melodramma infuocato, da far bruciare il cuore del pubblico come brucia quello dei personaggi. Film chiaramente irrisolto, che vorrebbe essere fatto di piccoli gesti, che tanto piccoli non sono nell’economia delle inquadrature: il ricorso ad un dettaglio della mano sinistra per mostrare lo stato matrimoniale dei personaggi diventa presto cliché, come capita ogni volta che si abusa di un simbolo.

La narrazione puntuale, in cui si mostrano episodi di una storia continuativa, ci fa pensare ad una sorta di Frammenti di Discorso Amoroso, ma Roland Barthes con il lungometraggio c’entra ben poco. Dopo un inizio interessante si scivola presto in un torpore difficilmente giustificabile con la necessità di indagare a fondo nell’animo umano.

Il meglio del film lo fa vedere Maya Sansa, ottima interprete di una Maria ingenua e facile allo stupore, magnifica contadina che va imborghesendosi, anche grazie ai rapporti sconvenienti che instaura. E’ il suo sguardo l’unico motore del film, uno sguardo capace di dar senso a sequenze che, altrimenti, sarebbero state ben povere. Capitolo a parte è, invece, Stefano Accorsi. C’è divisione su questo attore, nuova stella del cinema italiano. Tra chi lo vede come ottimo interprete e chi lo odia a prescindere, io scelgo una posizione mediana: credo che tutto dipenda da chi mette in scena per lui. Perfetto in Radio Freccia e ne Le Fate Ignoranti, da’ il peggio di se quando, decisamente fuori controllo, attraversa tutto un film con il sorrisetto sornione, il sorriso di chi sembra aver già letto prima la sceneggiatura e che sa come tutto andrà avanti. Purtroppo Mazzacurati non riesce ad evitare che la sua stella trascorra l’intera durata del lungometraggio con quell’espressione che tanto lo ha fatto e lo farà odiare.

Poche ultime parole: L’Amore Ritrovato è il simbolo dei problemi del cinema italiano. Ma quante storie uguali a questa abbiamo visto negli ultimi anni? Dov’è finito il coraggio di osare? Sinceramente non so che pubblico possa avere un film come questo. Certo a sua discolpa possiamo dire che raccontare una storia d’amore in modo originale oggi come oggi non sia facile. Ma provarci credo sia necessario. In fondo la novelle vogue è passata e i segni sul cinema avrebbe dovuto lasciarli. Avrebbe dovuto. Forse la locuzione più importante per descrivere lo stato delle cose del cinema di casa nostra.

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